Vincenzo Quaggio 5 - Alcolore

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Racconti
Sara e il suo angelo custode

5° Racconto erotico scritto da Vincenzo Quaggio


Era una mattinata fresca e soleggiata, quando cominciai la salita che porta all'altopiano di Asiago ai due lati della strada in quei tratti dove il sole filtra a malapena, c'erano ancora piccoli spiazzi innevati e ghiacciati i pini e gli abeti, ai lati della strada cominciavano a perdere i loro aghi di colore marrone ormai rinsecchiti dal freddo invernale e venivano sostituiti da quelli colore verde intenso che preannunciavano l'arrivo della primavera.
Arrivai ad Asiago verso le 9,30 di quella mattinata, Asiago si trova al centro dell'altopiano omonimo ed è una bellissima cittadina con piazze e palazzi di antica fattura io la definivo la piccola Vienna per quei locali caratteristici e le sue pasticcerie dove si potevano assaporare dolci e cioccolato di ottima produzione locale, entrai in una di queste per gustarmi un buon caffè ed una brioche ancora calda, mi feci dare anche un sacchettino di praline al cioccolato poi, visto che era arrivata l'ora dell'appuntamento con la signora Margherita titolare del negozio in cui dovevo far vedere il campionario entrai, e dopo i soliti saluti e convenevoli, offrii alla signora Margherita e alle sue due commesse le praline al cioccolato, la boutique era molto elegante arredata con gusto e ben illuminata a terra tappeti di ottima fattura davano ancora più classe al locale, devo dire che ad Asiago i negozi, almeno quelli centrali sono tutti molto graziosi ed accoglienti.
Non persi tanto tempo quella mattina nel fare l’ordine, la signora e le due commesse erano ben preparate e rapide nella scelta degli articoli era poco prima di mezzogiorno quando, dopo averle salutate e ringraziate me ne andai.
Partii facendo la medesima strada dell'andata solo in senso opposto e avevo già le idee chiare su dove mi sarei fermato a mangiare, era un locale in quel di Marostica cittadina contornata da maestose e antiche mura ai piedi dell'altopiano, famosa in tutto il mondo per la partita a scacchi, con personaggi viventi, che ogni due anni nel periodo estivo si gioca, nella piazza principale costruita come un enorme scacchiera.
Pranzai ottimamente e così, vista la tiepida giornata decisi, prima di recarmi a Vicenza, di fare una passeggiata mangiando un buon gelato artigianale, proprio calpestando quei quadroni di marmo bicolore che formano la scacchiera della piazza, imponente e maestosa con quella torre medievale che la sovrastava.
Dopodiché salito in macchina partii per Vicenza dove avevo il secondo appuntamento della giornata, non ci misi molto alle 6 del pomeriggio stavo già tornando verso casa, presi in direzione dell'autostrada per Venezia e giunto in prossimità del casello, notai sulla mia sinistra una graziosa ragazza vestita con una gonna a pieghe di quelle scozzesi, appena sopra il ginocchio, un maglioncino di lana a collo alto ed un giubbetto tipo bomber che portava aperto, in testa uno di quei berretti con visiera larga, ai piedi dei graziosi stivaletti a mezzo polpaccio, le gambe coperte da un collant di colore verde in tono con la gonna ed il maglioncino mi fermai per ritirare lo scontrino d’ ingresso, la ragazza si avvicina e dato che il finestrino era abbassato, mi chiede se potevo darle un passaggio, dove devi andare chiesi, dovrei arrivare a Venezia vado anch'io in quella direzione, ok, ti do un passaggio sali.
Partimmo in direzione Venezia, ti da fastidio se accendo la radio, le chiesi, no disse anzi la musica mi piace e aggiunse, scommetto che fai il rappresentante si, risposi, ho una importante ditta di biancheria intima da donna, bellissimo, mi potresti far vedere qualche capo, sono tutti nel bagagliaio risposi, e tu, cosa fai di bello? Niente di importante mi do da fare un pò qua un po la dove mi capita conversammo ancora del più e del meno e poi, appena passata l’uscita di Grisignano di Zocco a bruciapelo, mi chiese, vuoi fare all’amore con me? Qui poco distante c’è una piazzola di sosta poco frequentata ci possiamo fermare lì disse, io la guardai un po stupito e dopo un breve silenzio le chiesi, sei una prostituta ? Lei per tutta risposta diventò una furia, ma chi vi credete di essere voi, per giudicare, con le vostra macchine di lusso, con gli orologi d’oro, con gli abiti firmati con le vostre camicie bianche e le cravatte di seta, pensate di sapere tutto e poter giudicare tutti, che ne sai tu della mia vita e come faccio a mangiare tutti i giorni, pagare l’affitto di casa la luce, il gas, il telefono come cazzo faccio secondo te, non ho forse anch’io il diritto di vivere, calmati dissi.
Tu sei un bell’uomo, aggiunse dopo essersi calmata, sei elegante cortese avrai sicuramente una buona educazione, piaceresti a qualsiasi donna allora, se io fossi venuta con te per simpatia o per il tuo innegabile fascino non avresti fatto nessuna obiezione tranne, dopo aver scopato, avresti finito col pensare, se me la data così in fretta può darsi che sia una puttana, ma siccome io te l’ho chiesto in modo professionale allora sono una prostituta che equivale ad essere puttana, dov’è la differenza se non sull’ipocrisia?
Convenni che dal suo punto di vista non gli si poteva dare torto e rimanemmo entrambi in silenzio per lungo tempo, fu lei la prima a riprendere, scusa mi disse
forse non era il caso che mi arrabbiassi così, non fa niente risposi ho avuto il tempo di riflettere, la tua reazione era motivata, però mi hai colto di sorpresa ed ho detto la prima cosa che mi è venuta in mente, date le circostanze, dai dissi facciamo finta che non sia successo niente come ti chiami, le chiesi, Sara, disse. Ascolta Sara avrei una proposta da farti, devi però convenire che la mia reazione al tuo invito non mi dava altre possibilità che quella di considerarti una prostituta, però devo ammettere che dietro ad ogni essere umano c’è una storia e io vorrei ascoltare la tua, lei mi guardò con scrupolosa attenzione e poi disse, spiegati meglio, cosa vorresti dire ?
Facciamo così io sono un ottimo ascoltatore ti offro una pizza una cena come vuoi sarò a tua disposizione tutto il tempo necessario e tu mi racconti la tua storia,e dopo disse lei, e dopo si vedrà risposi, per adesso vorrei solo sentirla, e sentirla da te, anzi scusa per quello che sto per dirti, il tempo che perderai nel raccontarmi te lo risarcisco, ti va bene ?
Non voglio nessun risarcimento da te, sei la prima persona che mi capita, che mi fa una proposta del genere, forse ti ho giudicato male ma davvero vuoi sentire la mia storia? Sicuro che la voglio sentire guarda siamo arrivati al casello di Mestre, adesso usciamo dall’autostrada ti porto dove preferisci, cosa scegli, pizza o ristorante, vada per la pizza disse mi mette più allegria, la mia storia non è delle più allegre, molto bene dissi io andiamo in una pizzeria che conosco che troveremo sul Terraglio la strada che porta da Mestre a Treviso.
Arrivammo ci facemmo dare un tavolo appartato , dato che la nostra conversazione sarebbe durata un bel po, scegliemmo la pizza, ordinammo e dissi, ti ascolto, sono tutto orecchi, lei mi fisso mi sorrise poi aggiunse scusa posso farti una carezza, sei un uomo buono e generoso, sei dolce e affettuoso sai capire le donne e metterle a proprio agio senza però imbarazzarle come farò a ricambiarti per tutto questo, non ci pensare risposi guarda che lo faccio volentieri dai, dissi, racconta.
Rimase qualche attimo in silenzio strofinandosi gli occhi e le tempie si raggruppo i bei capelli lunghi e castani che aveva, e li spinse dietro le spalle, quel gesto cosi semplice e spontaneo la fece diventare bellissima ai mie occhi, poi improvvisamente cominciò; sono cresciuta in un piccolo paesino a circa metà strada tra Asiago e Marostica uno di quei paesini con quattro case una chiesa un bar tabacchi ed un negozio di generi alimentari dove si trova di tutto dalle candele, al petrolio qualche barattolo di vernice olio per mangiare e per lubrificare insomma di tutto la nostra era una famiglia povera avevo altri due fratelli maschi più piccoli di me mia madre povera donna andava a servizio quasi tutto il giorno in una ricca famiglia di Marostica mio padre invece, lavorava saltuariamente, vuol dire quando non era ubriaco, come muratore dove capitava ed era un porco, si hai capito bene un vero porco, mi ricordo come fosse adesso, lo chiamai che avevo 11 anni e mezzo, mia madre non c’era ed era la prima volta che mi venivano le mestruazione ero spaventata e impaurita mi doleva la pancia e non sapevo come fare, allora chiesi aiuto a mio padre il quale, brutto maiale, con la scusa di pulirmi, comincio a toccarmi in un modo che solo adesso capisco poi, aggiunse, non avere paura adesso il tuo papà ti farà passare tutto, si abbasso i pantaloni lo tirò fuori si butto sopra di me e mi infilo quel coso tra le gambe gridai dal dolore mi mise una mano sulla bocca e mi rassicuro dicendo, non gridare ti passerà subito e solo un momento che tutte le ragazzine devono passare per diventare donne e cosi dicendo si muoveva su e giù fino a che, con un salto si tolse, io raggomitolai le gambe le portai al petto e rimasi a piangere per non so quanto tempo.
Aveva il viso bagnato di lacrime nel raccontarmi io ero commosso mi avvicinai a lei, le presi il viso tra le mani e appoggia le mie labbra sulle sue piano, solo per farle capire che adesso era tutto più chiaro, le porsi un fazzoletto, asciugati le lacrime dissi, pensi che un fazzoletto possa bastare guarda che non ho finito quella cosa con mio padre, anzi quel porco di mio padre, andò avanti fini all’età di quasi sedici anni e non solo con lui perché ogni tanto portava a casa qualche altro porco maiale come lui cioè mi vendeva per qualche bicchiere di vino.
Mia madre non era a conoscenza di tutto questo impegnata com’era a lavorare sempre di più per sfamarci e vestirci rimaneva quasi tutte le notti in piedi a cucire e ricucire voltare e rivoltare per coprirci come meglio poteva, e, credimi, da noi gli inverni sono freddi e fu proprio nella primavera successiva ad uno di quegli inverni che decisi di andarmene avevo poco meno di sedici anni, li avrei compiuti il 6 di aprile, a fine marzo raccolsi quello che potevo misi tutto in un borsone lasciai una lettera per mia madre poi chiamai i miei due fratelli e dissi loro, Alberto, Federico abbracciatemi devo andare via non so quando tornerò e se tornerò vi prego voi che siete maschi e non correte i miei stessi pericoli aiutate la mamma, raccolsi il borsone misi il giaccone che mi era stato regalato dalla figlia della signora dove mia madre prestava servizio e me ne andai con i pochi soldi che ero riuscita a prendere al porco e ai maiali.
Mi recai a Schio dove c’era una mia compagna di scuola alla quale chiesi di aiutarmi, lei parlò con sua madre la quale lavorava come domestica e promise di parlare con qualcuno, ti andrebbe disse, di fare il mio stesso lavoro, di tutto risposi non importa basta che trovi un modo onesto per guadagnarmi da vivere, se vuoi aggiunse la mamma della mia amica puoi rimanere da noi finchè non troverai una sistemazione migliore, la ringraziai e la abbracciai in senso di riconoscenza.
Dopo qualche giorno andai a servizio in una bella casa abitata da sue signori, lei una donna elegante e sofisticata lui un uomo di mezza età con un pò di pancetta vestito sempre elegantemente, non avevano figli ed erano impegnati entrambi, tutto il giorno in quanto proprietari di un grande negozio di elettrodomestici io dovevo occuparmi della casa e del pranzo, mi trattavano bene ed anche lo stipendio non era male inoltre mi era stata assegnata una cameretta nello stesso appartamento insomma sembrava che tutto andasse per il meglio, finalmente un pò di vita tranquilla, ogni settimana telefonavo a mia madre in casa dei signori dove prestava servizio chiedendo dei miei fratelli, mia madre mi diceva sempre di stare tranquilla lei stava bene così pure i miei fratelli, ci salutavamo dandoci appuntamento per la settimana successiva.
Ma non durò molto, tutto cominciò quando la signora Sandra, era il nome della padrona, dovette andare in ospedale per qualche giorno per dei controlli. Quella sera ero nella mia cameretta, dopo aver portato a termine il mio lavoro, e mi ero messa a leggere una rivista, avevo già indossato la camicia da notte ed ero stesa sopra il letto, dato che non faceva freddo. Sentii bussare, chiesi chi era, sono Gianni disse, Gianni era il marito della signora Sandra, ha bisogno di qualcosa chiesi, si disse lui, per favore Sara fammi entrare devo chiederti dove hai messo il quel mentre aprii, me lo trovai davanti con i pantaloni abbassati ed era eccitatissimo, vedi disse se tu sarai carina con me non avrai di che pentirtene e cosi dicendo mi buttò sopra il letto, stai buona disse, mi alzò la camicia da notte mi strappò le mutandine ed incominciò a toccarmi, io sapevo per esperienza che sarebbe stato inutile lottare, feci l’indifferente e lo lascia fare, mi toccava e mi morsicava il seno che nel frattempo, togliendomi del tutto la camicia da notte e il reggiseno si mostravano a lui era eccitatissimo e dopo avermi penetrata in un attimo venne.
Dopo essersi ricomposto mi buttò sul letto una banconota da 100 mila lire vedi aggiunse, non ti è andata poi cosi male e se sarai gentile con me ne avrai ancora, si girò, usci chiudendo la porta alle sue spalle mi buttai sul letto e mi misi a piangere in preda alla disperazione, pensavo, e adesso cosa faccio, dove vado chi mi potrà aiutare e più ci pensavo e più mi rendevo conto che sarebbe stata una grande fatica convincere tutti di quanto era successo, io ero giovane e molto carina ed è facile accusarmi di provocazione piuttosto che accusare un uomo, anzi un porco, cosi detto rispettabile, di avermi violentata.
All’indomani appena il rispettabile sig. Gianni se ne andò di casa per recarsi al negozio rimisi la mia roba nel solito borsone e me ne andai senza lasciare neanche un biglietto di spiegazione, mi recai al negozio, lui era vicino alla cassa e senza dire neanche una parola gli buttai le chiavi lo guardai dritto negli occhi mi girai e uscii, lui alla mia vista diventò pallido e le mani visibilmente tremolanti non proferì parola.
Mi diedi da fare a cercare un nuovo lavoro, tentando tutte le strade ed ogni volta che mi presentavo per un colloquio, se c’era una donna mi considerava una rivale se c’era un uomo mi faceva subito capire che la cosa sarebbe stata possibile, se ci fossi andata a letto, insomma un vero calvario una sera che ero particolarmente provata e nauseata da tutto questo decisi che dovevo cambiare vita, non volevo più essere una preda ma una predatrice, con quei pochi soldi che ero riuscita a mettere da parte mi comperai dei vestiti e delle scarpe e cominciai a cacciare, intervenni per chiederle, cosa intendi per cacciare? da quella volta, rispose, non avrei mai più permesso a nessuno di abusare o approfittare di me, ma sarei stata io ad approfittare di tutti quelli che decidevo di abbordare, in pratica quello cha ho fatto con te.
Abbordavo le mie prede nei punti strategici che ormai conoscevo valutavo le loro possibilità economiche in base all’auto ed a quello che indossavano, raramente sbagliavo, bastava fare un pò la civetta e ci cascavano tutti, gli uomini ragionano con il loro attrezzo posto tra le gambe, e non era difficile farli fare tutto quel che volevo addirittura, qualcuno si offri perfino di sposarmi ma io non volevo più essere al servizio di nessuno, alcuni volevano rivedermi a mi davano il loro numero per richiamarli e fissare nuovi incontri, ogni volta che richiamavo qualcuno lo trovavo sempre più eccitato e di conseguenza disposto a pagare di più gli uomini si dividono in tre categorie, i porci e maiali, quelli che pur di farsi una scopatina extra coniugale farebbero qualsiasi cosa e quelli che rimangono veri uomini che purtroppo sono pochi, tu a quanto sembra sei uno di quei pochi.
Grazie dissi, e così questa sarebbe la tua storia il motivo per cui ti sei messa a fare la predatrice di uomini, non posso darti torto hai avuto un infanzia ed una adolescenza terribile e hai dei buoni motivi per cercare vendetta, ma davvero sei convinta che stai percorrendo la strada giusta? Secondo te che altro mi resta da fare? Se trovo una soluzione, anzi, se troviamo una soluzione insieme saresti disposta a cambiarla questa tua vita? Spiegati meglio disse, a che tipo di soluzione ti stai riferendo , se tu sei d’accordo ho delle valide amicizie, persone che mi devono dei favori, vorrei chiedere a qualcuno di assumerti come commessa, non preoccuparti vedrai che qualcosa salterà fuori.
Nel frattempo si era fatto tardi, allora dissi, hai un posto per dormire chiesi, no qui a Mestre non conosco nessuno non saprei dove andare, mi stava fissando come a chiedermi se poteva dormire da me, io intuendo la sua richiesta volli anticiparla dicendole, non importa un mio amico ha un alberghetto non troppo lontano si trova a Casale sul Sile in un quarto d’ora ci arriviamo alloggerai da lui, non preoccuparti penso a tutto io, non posso accettare, rispose, hai già fatto tanto per me, nessuno fino ad ora è stato così buono, comprensivo e generoso come sei stato tu ed io non saprei come ricambiarti non preoccuparti, mia nonna mi diceva sempre, fai del bene scordalo, fai del male pensaci.
Di li a poco arrivammo, Luciano appena mi vide mi abbraccio, eravamo compagni di camerata al servizio militare ed eravamo uniti da un vincolo di amicizia che si crea solo tra compagni di sofferenza, a quei tempi fare il militare a Spilimbergo nell’alto Friuli con quelle camerate fredde più del ghiaccio non era divertente, lo presentai dicendogli, questa è Sara una mia amica è sta attraversando un momento difficile, ti prego di pensare a lei come fosse tua sorella, non preoccuparti, disse Luciano, stai tranquillo vieni Sara ti faccio vedere la tua camera, e così dicendo l’accompagnò su per la scala al piano superiore, lei si girò e rivolta verso di me disse, aspettatami ti devo parlare.
Ridiscese di li a poco mi prese sottobraccio e disse, vieni ti accompagno alla porta, quando fummo usciti mi tirò in un angolo poco visibile si appoggiò a me e si mise a piangere era un pianto liberatorio, singhiozzava le porsi un fazzoletto si asciugò e poi disse sei buono e dolce non potrò mai ringraziarti abbastanza per quello che stai facendo per me, poi improvvisamente mi strinse a se e mi baciò con passione, mi accarezzava i capelli mi teneva stretto, stretto quasi a volermi assorbire tanto era riconoscente e ancora baci e carezze e sussurri ti prego disse rimani con me, no Sara non posso adesso, vedremo pensiamo a trovare una soluzione e poi si vedrà, adesso rientra sei in buone mani non preoccuparti passerò domani sera, buonanotte.
La lasciai triste ma convinta che era la strada giusta per lei, io tornai a casa ero stanco ma soddisfatto di averla aiutata e poi, pensai, adesso ci dormirò sopra poi domani a mente serena penserò al da farsi.
Al mattino seguente cambia i miei programmi, anziché recarmi in provincia di Padova dove avevo appuntamenti già fissati sia per la mattina che per il pomeriggio, andai a San Donà di Piave dove c’era in negozio della mia amica Luana, Luana era una donna fantastica sempre bella ed elegante, ma non era per quello che era fantastica, ma per la sua bontà per la gentilezza e per la comprensione che dava a chiunque avesse bisogno di una mano a suo tempo, ebbi una breve ma intensa relazione con lei, accadde quando dovette separarsi da suo marito Alessandro da tutti chiamato Alex era un bel uomo, capelli neri leggermente brizzolati sulle tempie alto un metro e ottanta sempre abbronzato e ben curato vestiva in maniera sportiva ma con ricercatezza era un vero “dongiovanni” non c’era donna che aveva il coraggio di negarsi, aveva quel innato fascino da bastardo e incosciente, non c’era commessa che non fosse passata prima dal suo letto non che lui le costringesse, ma era inevitabile che prima o poi ci cadessero, lei, la Luana tenne duro finché non ne poté più allora lo prese alle strette e con fermezza pretese la separazione, dei dettagli finanziari se ne occuparono gli avvocati , comunque a lei andò uno dei due negozi di San Donà e un negozio a Jesolo, poi lei ne rilevò un altro che stava per chiudere e lo trasformò in un negozio bello ed elegante insomma, era una donna che ci sapeva fare e aveva buon naso per gli affari.
Sapevo di piacergli, e difatti fu lei a farsi avanti fu una sera che rimasi fino all’ora di chiusura chiuse la porta dall’interno, e senza dire una parola mi prese per mano e mi portò nel seminterrato dove aveva l’ufficio con un bel divano, cominciò a abbracciarmi e ad accarezzarmi, io tentai di fermarla e le dissi, sei sicura di quello che fai? Si disse è da tanto che ho voglia di te ma non trovai mai l’opportunità ne lo spunto per farlo, adesso che quello stronzo del mio ex se ne andato, faccio quello che avrei dovuto fare da tempo e cioè quello che ha fatto sempre lui, cominciò a baciarmi sulla bocca prima con dolcezza poi sempre più intensamente si appoggiava si di me facendomi sentire il suo seno poi cominciò a spogliarsi anzi disse, dai fallo tu e mentre tu spogli me io lo faccio con te mi slaccio la cintura di pantaloni poi si mise ad armeggiare con la lampo nel frattempo io le tolsi la camicetta e il reggiseno il cuore batteva forte e le tempie mi martellano ero eccitatissimo e lei una volta abbassata la lampo se ne rese conto, non porti le mutande disse, no mai risposi lei si sedette sul divano io rimasi in piedi alzò le gambe si sfilo i pantaloni e disse, le mutandine me le devi togliere tu nel frattempo dato che io ero in piedi e lei seduta, prese il mio sesso in bocca io le misi la mani sulla testa immerse in quel biondo dei suoi capelli e la accompagnavo nel ritmico su e giù della sua bocca , la fermai e mi chinai su di lei ,le tolsi le mutandine e le feci lo stesso trattamento che lei aveva fatto a me, era fantastica con quel suo sesso bagnato desideroso di darsi di donarsi senza riserve senza inibizioni dopo un pò di quel trattamento mi riavvicinai ai suoi seni che comincia a succhiare con avidità lei prese in mano il mio sesso e disse dai entra ti voglio dentro di me fino alla fine e si inarco quasi volesse che la penetrassi fino a dove era possibile, godemmo entrambi.
La nostra storia durò per circa un anno e fu piacevolmente intensa ma lei era una donna dura, forse provata da un esperienza che la rendeva poco paziente verso di me a causa del mio lavoro e dei miei continui spostamenti era gelosa e non mi dava tregua, allora ne parlammo e decidemmo che era meglio per entrambi che la cosa finisse rimanendo buoni amici.
Quella mattina quando mi vide rimase sorpresa perché non aspettava nessuna visita da parte mia, e chiese, come mai da queste parti? Ho un favore da chiederti, un favore grande ed è solo a te che lo posso chiedere perché so che se si tratta di aiutare qualcuno non ti tiri indietro, dimmi allora cosa ti serve? Le raccontai a grandi linee la storia di Sara, lei quasi si commosse nel sentirla, e disse, non c’è nessun problema la terrò qui con me e l’aiuterò ad imparare sono sicura che ne faremo una brava commessa un ultima cosa devo chiederti, non dovrai mai dire a nessuno quello che faceva, deve rimanere un segreto tra te e me, d’accordo? Certo stai tranquillo, quando hai intenzione di portarmela? Le vedrò questa sera, alloggia da Luciano ti ricordi il mio amico che ha l’alberghetto a Casale sul Sile, si mi ricordo quello che era militare con te, questa sera andrò a parlare con lei e le dirò il tutto, penso di portarla da te dopodomani, che dici? va bene rispose, c’è un ultimo favore che devo chiederti, dove si potrebbe farla alloggiare? Stai tranquillo, a questo ci penso io grazie, sapevo di poter contare su di te, la abbracciai le diedi un bacio sulla guancia e me ne andai dopo aver confermato che sarei tornato con Sara all’indomani.
Quella sera andai da lei, Luciano mi disse che era scesa solo per mangiare e aveva avuto una breve conversazione con lui parlando del più e del meno, così tanto per passare il tempo la chiamò in camera dicendogli, Sara scendi per favore lei credo immaginò che ero io e si precipitò subito appena mi vide mi sorrise mi si avvicinò e mi abbracciò cosi, spontaneamente davanti a tutti ciao le dissi, come va tutto bene? Adesso si, adesso va tutto bene, devi cambiarti, le chiesi, usciamo andiamo a cena da qualche parte ti devo mettere al corrente di alcune cose, va bene disse, dammi dieci minuti e ritorno.
Intanto mi misi a raccontare a Luciano quanto avevo chiesto a Luana, lui ne fu contento, mi sembra una buona soluzione disse penso che Sara saprà cavarsela mi sembra una ragazza intelligente, dopodomani mattina verrò a prenderla dissi, preparami il conto, ma va scemo che cazzo di conto vuoi è stato un piacere dare una mano a te e aiutare lei, grazie dissi sei un amico.
Lei scese le scale era bellissima indossava un paio di jeans con una camicetta col ruggine e sopra un maglioncino azzurro ai piedi degli stivaletti con un po’ di tacco era attraente ma non glielo feci notare troppo, andiamo dissi lei mi prese per mano, salutammo Luciano e uscimmo, le aprii la portiera della macchina lei salì e partimmo per San Donà volevo portarla a cena ma anche farle vedere dove l’avrei portata all’indomani, lei mentre correvamo mi chiese non mi dici niente vuoi tenermi sulle spine, ma no aggiunsi ti sto appunto portando a vedere il negozio dove, se vorrai, andrai a lavorare ma prima ci fermiamo a cena così ti racconto il tutto.
Ci fermammo in un locale che conoscevo, dove si mangia dell’ottimo pesce, ti va le chiesi, si certo tutto quello che vuoi, io feci finta di non dare troppo peso alle sue parole, ma sapevo benissimo cosa intendeva dire, non so se per gratitudine o se veramente gli piacevo ma era chiaro che avrebbe voluto venire a letto con me, chiedemmo un tavolo un pò appartato così da poter conversare e dopo aver fatto le ordinazione, comincia a raccontarle quanto avevamo concordato con la Luana, vedrai le dissi, sarà una buona maestra per te e lo fa molto volentieri abbi fiducia in lei e vedrai che ne sarai ripagata, non ti deluderò,rispose prendendomi la mano sei una persona speciale e non posso che essertene grata e non farei mai niente che potesse darti dispiacere sia per te che per la signora Luana, per carità aggiunsi non chiamarla signora chiamala semplicemente Luana ne sarà contenta e cosi dicendo volli raccontargli anche la storia del fallito matrimonio del marito di lei avvisandola di starci attenta dei tre negozi e di come si era fatta da sola insomma una brava donna aggiunsi vedrai che da lei hai tutto da imparare.
Finito di cenare, chiamai il cameriere, mi feci portare il conto e ce ne andammo verso San Donà, arrivati nei pressi, parcheggiai e prendendola per mano la condussi e vedere il negozio della Luana, dove all’indomani mattina l’avrei accompagnata, lei ne rimase favorevolmente impressionata, e disse, ma io dovrei lavorare su questo negozio? Così bello, elegante, pensi che ne sarò all’altezza ? sono sicuro di si, le dissi per darle fiducia, ma non è qui che dovrai lavorare, credo che la Luana ti voglia far lavorare sul negozio do Jesolo, avrai per collega una ragazza molto brava, a quanto ne so, si chiama Giulia e vedrai che sarà un ottima insegnante per te, so che è molto paziente, la Luana gli ha già parlato di te raccomandandogli di aiutarti a diventare brava come lei, da parte tua devi solo metterci impegno e pazienza, vedrai che con questi ingredienti puoi farcela, vuoi che ti porti a vedere il negozio di Jesolo, o ti riporto in albergo ?, lei disse, tu rimarrai con me ? no Sara è meglio di no, so come andrebbe a finire e non lo voglio, mi rimarrebbe sempre il dubbio che tu lo fai per gratitudine e non per amore, mi dispiace, Sara ti prego per adesso rimaniamo amici. Ci dirigemmo verso l’albergo, lei rimase in silenzio, fui io a rompere il ghiaccio, dai Sara non te la prendere tu mi piaci molto però per adesso non voglio rovinare tutto, domani mattina per te, inizia una nuova vita, vedrai che tutto andrà bene, arrivammo all’albergo Sile e Luciano appena ci vide disse, allora com’è andata ? tutto bene risposi domani mattina si inizia, poi rivolgendosi a Sara e tu? Sei contenta ? non mi sembri tanto entusiasta, cosa ti succede ?? no dai sono molto contenta ma un pò impaurita ed emozionata non vorrei far fare una brutta figura a voi che mi avete tanto aiutata, e così dicendo venne verso di me, mi salutò, poi salutò Luciano, salì le scale e si ritirò in camera sua, Luciano rimase un pò interdetto, non era sicuramente il solito comportamento di Sara, e così rivolgendosi a me disse, cosa è successo ? niente risposi penso tu abbia capito che lei vorrebbe più attenzioni da parte mia, ma sono io che per il momento non lo voglio, ma forse non so darti torto, rispose Luciano, lasciamo prima che si tranquillizzi e che comici una nuova vita e un nuovo lavoro, poi si vedrà, ci salutammo, io e Luciano, non abbiamo mai avuto bisogno di tante parole ci siamo sempre capiti al volo.
L’indomani mattina di buonora, andai a prenderla, facemmo una breve colazione con Luciano e poi saliti in macchina ci dirigemmo verso Jesolo, come va Sara le chiesi, insomma, questa notte non ho dormito molto bene continuavo a pensare a te a quello che stai facendo per me e al lavoro che dovrò iniziare oggi, e ho paura di non farcela, smettila, dissi, abbi fiducia in te stessa, hai passato momenti peggiori di questo, sono sicuro che andrà tutto bene, arrivammo a Jesolo e parcheggiai la macchina scendemmo e tenendola sotto braccio, per farla sentire sicura, ci dirigemmo verso il negozio, entrammo e la prima a venirci incontro fu proprio la Luana, che per l’occasione si era fatta trovare li, ecco questa è Sara le dissi ciao Sara rispose io mi chiamo Luana e sarei la tua titolare, oppure una tua amica, questo dipende da te, Sara era imbarazzata, non sapeva cosa rispondere, poi si comportò in modo inaspettato, abbracciò Luana e disse quasi commossa, grazie, lascia stare rispose lei non ho voglia di commuovermi anch’io, viene ti faccio vedere dove ti ho trovato alloggio, anzi no, prima ti presento Giulia,che nel frattempo si era avvicinata, ecco questa è Giulia sarà la tua collega e la tua insegnante, spero diventerete amiche, Giulia le porse la mano e Sara allungò la sua se la strinsero guardandosi negli occhi si sorrisero e poi Sara aggiunse, spero di non deludervi tutti.
Usciti dal negozio Luana si diresse verso una pensioncina poco distante dove aveva provveduto ad affittare una camera per Sara, salutò la proprietaria con un cenno e disse, accompagno Sara a vedere la sua camera, posso? Certamente rispose fai con comodo, salimmo al piano superiore e ci dirigemmo verso quella che sarebbe diventata la camera di Sara, che si trovava di fronte a quella dove alloggiava Giulia, entrammo, era una graziosa cameretta arredata sobriamente ma con buon gusto e anche molto spaziosa, c’era in balcone che dava sul retro con dei gerani sul davanzale, Sara ne fu felice, ringrazio ancora Luana che rispose, non mi devi ringraziare, l’unico ringraziamento che mi puoi fare, è quello di prendere il tuo lavoro seriamente e con il giusto impegno, il resto verrà da se, adesso sistema la tua roba, quando avrai finito vieni in negozio, se non ci sono io, vedrai che ci penserà Giulia ad insegnarti e a dirti ciò che devi fare, Sara rispose che aveva capito e poi, rivolgendosi a me, mi abbracciò e un po commossa, e con qualche lacrima che gli bagnava il viso, seppe dire solo grazie, poi si girò e si mise a sistemare la sua roba.
Io e Luana scendemmo e usciti dalla pensione ci dirigemmo verso il negozio, entrammo, salutai Giulia, poi chiesi a Luana si mi accompagnava alla macchina si dai, rispose, così ci prendiamo un caffè, dopodiché ci salutammo la ringraziai per quello che stava facendo per Sara lei, aggiunse, non ti preoccupare lo faccio volentieri e poi lo sai che a te non direi mai di no, le porsi la mano ma lei si avvicinò e mi baciò sulle guance io ricambiai le sorrisi e me ne andai.
Lasciai trascorrere qualche settimana prima di farmi vivo poi, per prima chiamai Luana, ciao come stai ?? come vanno le cose ?? Ciao pirla rispose, quello era il suo modo di salutarmi, io sto bene, gli affari vanno bene, e la tua pupilla se la sta cavando a meraviglia, sembra abbia fatto sempre questo lavoro, sai cosa ti dico, che alla fine sarò io a essere in debito con te, è proprio una ragazza in gamba, sveglia intelligente e con la clientela ci sa fare e poi, cosa molto importante, va d’accodo con Giulia sembrano amiche da sempre, dai chiamala, sono sicuro che gli farà piacere.
La salutai, e chiamai il negozio di Jesolo, volevo sentire Sara cosa aveva da dirmi, il telefono squillava e venne a rispondere Giulia, ciao Giulia come stai tutto bene , mi puoi passare Sara se non impegnata ? ciao, non preoccuparti la sostituisco io, te la chiamo subito, ciao Sara come andiamo? Bene grazie, sembra che me la stia cavando abbastanza bene, come avevi previsto tu, quando verrai a trovarmi ? vedrai che verrò presto te lo prometto, ma adesso stò finendo di presentare il campionario autunno/inverno per la prossima stagione e sono molto impegnato, ma vedrai che verrò, va bene vieni presto, ti aspetto avrei voglia di stare un pò con te ok, ciao e buon lavoro, ciao anche a te Sara e salutami tanto Giulia a proposito, come ti trovi con lei?. Bene molto bene è una cara ragazza e mi sta aiutando molto dovrò essere riconoscente anche con lei per quello che fa per me, è molto paziente e mi insegna tante cose, allora ciao e buon lavoro, anche a te ciao Sara.
Fu una sera di fine settembre, alla chiusura del negozio, che successe, Sara era andata nello spogliatoio per cambiarsi e si stava spogliano rimanendo con le sole mutandine e il reggiseno, e fu in quel momento che Giulia entrò, Sara ebbe un gesto istintivo, e cercò di coprirsi, Giulia le si avvicinò dicendole, perché ti stai coprendo ? ti vergogni di me ? sei così bella Sara, disse Giulia e così dicendo si avvicinò a lei e si mise ad accarezzarla piano, piano, prima sulle spalle poi sulle braccia e poi abbasso le spalline del reggiseno facendola rimanere a seno nudo, Sara provava dei brividi inconsueti, una sensazione di piacere che non aveva mai provato e non sapeva reagire a quel contatto con Giulia, rimaneva immobile quasi impietrita, Giulia si rese conto dell’imbarazzo di Sara e cercò di metterla a suo agio, e nel frattempo accarezzandole i capezzoli con maestria disse: vedi Sara non ti devi stupire io sono lesbica mi piacciono le donne come vedi, però se a te la cosa da fastidio dimmelo e io smetto immediatamente però, ti consiglierei da lasciarmi fare e decidere dopo se lo vuoi o no, in ogni caso qualsiasi cosa tu decida, il nostro rapporto sul lavoro e la nostra amicizia non cambierà.
Sara non sapeva cosa rispondere, era ammutolita da questa nuova e strana situazione, Giulia lo capì e disse, guarda Sara facciamo così, ti andrebbe se questa sera andassimo a mangiarci una pizza assieme? Così ne possiamo parlare e tu avrai il tempo di riflettere, che ne dici ? Sara rimase un attimo in silenzio e poi disse, io credo di capirti Giulia e non voglio che tu ti senta offesa io ti considero una grande amica e sei la mia maestra nel lavoro, non potrei farcela senza di te, ma questa è una cosa che mi prende di sorpresa e voglio essere onesta con te, devo dirti la verità, io non ho mai provato delle sensazioni come le ho provate con te, allora vorrei mettermi alla prova prima di accettare il tuo amore, perché capisco che per te, e di questo che si tratta, vero? Giulia rimase sorpresa da come Sara stava conducendo la cosa dimostrava una grande sensibilità e un gran rispetto anche per le persone così dette diverse, allora si abbracciarono e la cosa commosse entrambe, si vestirono ed uscirono dal negozio, chiusero, e si diressero verso la pensione dove alloggiavano, giunte nei pressi della loro camera si salutarono dandosi appuntamento dopo circa mezz’ora per andare a mangiare la pizza. Con grande sorpresa uscirono dalle rispettive camere nello stesso momento e appena si videro scoppiarono a ridere si presero sottobraccio e d si avviarono verso l’uscita per prendere la via Baffile che sarebbe la via principale di Jesolo, e dove c’era l’imbarazzo della scelta per una pizzeria, dopo una breve passeggiata entrarono in una ordinarono e in attesa fecero due chiacchiere, fu Giulia a rompere il silenzio chiedendo, Sara ti ho forse offesa? Ma no figurati, forse sorpresa imbarazzata, ma non offesa, io credo di capire ed è per questo che accetto di provarci ma ti avverto fin da adesso se la cosa non dovesse piacermi, non devi insistere d’accordo? Va bene disse Giulia te lo prometto, mangiarono e dopo aver pagato ognuna la sua quota, uscirono a fare una passeggiata, era una bella serata e la Via Baffile era piena di gente di tutte le razze nei bar e nelle gelaterie era tutto un brulichio di persone che andavano e venivano, si formavano dei capannelli di gente in quei locali dove magari c’era un orchestrina o qualche musicista che suonava il pianoforte, insomma la Jesolo notturna di sempre.
Arrivarono alla loro pensione e dopo aver salutato la padrona che era seduta davanti alla televisione, salirono, e fu quando furono davanti alle loro camere che Giulia disse, vuoi entrare da me ??
Sara in cuor suo sapeva che questo sarebbe avvenuto e si era in un certo senso preparata, si rispose, Giulia la prese per mano, facendo attenzione che nessuno notasse tutto questo, aprì la porta ed entrarono, vuoi che prepari un caffè, chiese no disse Sara poi non dormirei, già sono molto nervosa per quello che ci sta accadendo, vieni disse Giulia, vieni vicino a me vedrai che ti calmerò, e così dicendo la prese per un braccio e si stesero sul letto, Giulia cominciò passandole le mani a mo di pettine sui capelli e con l’altra mano con i polpastrelli delle dita gli massaggiava il viso, Sara era disorientata e già ,senza rendersene conto si sentiva eccitata, Giulia che se ne accorse dal rossore delle guance, cominciò a toglierle la maglietta e a sfilarle i pantaloni, Sara rimase in perizoma e reggiseno e lo stesso fece Giulia si tolse la camicia i pantaloni e rimase in mutandine anche perché, il reggiseno quella sera non l’aveva indossato, poi si avvicinò a Sara, e con fare sapiente cominciò ad accarezzarla per tutto il corpo, le tolse il reggiseno e lecco i capezzoli i quali si indurirono per il piacere, Sara si contorceva e dimostrava che quel nuovo tipo d’amore era molto più bello, più dolce, più appagante di quelle brutture che aveva subito e sopportato in passato Giulia da parte sua faceva del suo meglio per fare in modo che Sara fosse soddisfatta e dopo averle leccato i seni si abbassò e cominciò a baciarle il ventre, brevi morsetti con piccoli baci mentre le sue dita si infilavano sapientemente nella fessura di Sara la quale gemeva per il piacere Giulia la sapeva toccare dove era giusto, solo una donna può dare il massimo piacere ad un'altra donna di questo si stava convincendo Sara e fu così che anche lei travolta dal quel nuovo ed intenso tipo di sesso ricambiò Giulia nella stessa maniera si baciarono, si toccarono e si leccarono dove il loro massimo piacere le travolse entrambe.
Esauste ma appagate, Giulia in un modo che non sperava, e Sara in un modo che non si aspettava, ma entrambe felici, si svegliarono al mattino successivo nello stesso letto entrambe nude, buongiorno dissero quasi contemporaneamente poi si abbracciarono si scambiarono un bacio e entrambe erano serene e convinte che il loro futuro sarebbe cambiato e naturalmente, cambiato in modo favorevole per loro due.
Dopo qualche giorno,curioso di sapere come andavano le cose, passai al negozio a trovare Sara. Quando mi vide mi corse incontro e mi abbracciò,capii subito che qualcosa era cambiato in lei,era raggiante,serena,direi quasi felice. Mi parlò entusiasta del suo lavoro,della sua graziosa cameretta,di come era cambiata la sua vita. Mi disse:-Sai,non puoi pretendere di vivere serenamente il tuo futuro se continui a guardarti indietro,quando finalmente lo capisci e impari a guardare avanti puoi vedere che certe volte il destino ha in serbo per te ciò che non ti saresti mai aspettato_
Dicendo questo si voltò a guardare Giulia e l'intesa che vidi in quello sguardo mi fece capire che tra di loro c’era qualcosa che le univa lo sguardo di Giulia era così dolce,così sereno nell’ incontrare quello di Sara che la loro nuova complicità le rendeva entrambe felici.,capii subito che aveva scelto,che aveva deciso come vivere la sua vita e sopratutto con chi. Si volse verso di me, e pur essendo in un momento di particolare felicità, mi avvicinò con gli occhi bassi, quasi a volersi giustificare, chiedermi scusa come se si sentisse in qualche misura colpevole nei mie confronti, mi prese la mano e disse, ecco vedi, come sempre avevi ragione, tu non hai voluto accettare che le nostre vite percorressero la stessa strada, quasi prevedendo ciò che il destino aveva in serbo per me, come potrò ringraziarti per tutto quello che hai fatto, come può una persona qualunque, che il buon Dio no ha dotato di particolari attitudini ringraziarti degnamente come meriteresti, fossi io un musicista, pittore, scultore e potessi attraverso la mia arte far capire a tutti chi sei, cosa pensi, la tua bontà e il tuo altruismo potessi comporre dipingere scolpire, e attraverso questa mie opere far capire ai non vedenti ai sordi a chi non ha l’intelletto, chi sei veramente e quali doti possiedi e sai mettere al servizio di chi ha bisogno, solo gli angeli custodi hanno queste possibilità, e tu lo sei stato per me. Ma io che di arte non ne possiedo posso solo abbracciarti e regalarti il mio pianto che vuole essere un pianto di felicità che tu, e solo tu, meriti di avere, che le mie lacrime ti possano portare fortuna e che siano bene auguranti per tutto quello che desideri dalla vita, perché, è grazie a te, se la mia ora, la posso finalmente vivere. Quando uscii dal negozio mi sentivo in pace con me stesso,conscio di aver trasformato una creatura spenta,malinconica e arida in quella Sara gioiosa e piena di speranza che mi salutava dalla porta. Salii in macchina e ritornai a casa mia consapevole di aver trasformato una persona dolorosamente segnata dalla vita in una piena di speranza, questo mi appagava abbondantemente, ero sereno e felice quanto lei, ripiegai le mie ali mi sedetti e mi appisolai._

Fine

< Ogni riferimento a persone, fatti, descrizioni e nomi, sono puro frutto di fantasia >

Questo racconto che ho scritto, e che spero sia piaciuto, conclude la pia prima opera intitolata “ I RACCONTI DI ENZO “

Raccolta che comprende i seguenti titoli : Le sorprese della vita – Venezia è bella da morire - Sia fatta la tua volontà – Meglio dormirci su - Sara e il suo angelo custode
Spero che siano piaciuti e se ciò fosse, vi pregherei di inviarmi la vostra opinione ad uno dei seguenti indirizzi e mail : vincenzo4363@hotmail.it oppure v.quaggio@alice.it 

 
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