Vincenzo Quaggio 4 - Alcolore

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Racconti
MEGLIO DORMIRCI SU
SOTTOTITOLO
ISCHIA : RIUNIONE DEI VENDITORI

4° Racconto erotico scritto da Vincenzo Quaggio


La riunione era stata programmata per 2 - 3 settembre e doveva svolgersi a
Ischia. la lettera di convocazione da parte della ditta ci era arrivata prima delle ferie di agosto,era una prassi ormai consolidata, tutti gli anni la ditta di cui facevamo parte come venditori di intimo per donna, programmava un meeting per informarci uno, dei risultati ottenuti nella campagna vendite conclusasi ai primi di agosto e due, per metterci al corrente delle nuove strategie di mercato con la presentazione degli articoli che andremmo a proporre alla clientela a partire da settembre.
Sarebbe stato un meeting lungo e noioso specialmente per i venditori come me che ormai da anni operano con questa azienda, io poi, non potevo non esserci erano ormai tre anni di seguito che raggiungevo e oltrepassavo gli obbiettivi assegnatimi, riuscendo a vincere il premio di miglior venditore dunque, sarei stato chiamato a tenere anch'io un discorso di incoraggiamento per gli altri colleghi di conseguenza non potevo mancare.
Dunque, stavo preparandomi la valigia mettendo le cose che avevo deciso di portarmi per quei tre giorni di assenza, viaggio compreso, cercavo di non dimenticare niente, se mi fosse scordato le cose a cui sono ormai non posso rinunciare, il mio spazzolino, le mie ciabatte il mio pigiama il mio rasoio il dentifricio il borotalco la crema per il viso sembrano sciocchezze ma ti danno un senso di sicurezza nell'affrontare una giornata di lavoro, l'unico dubbio era sullo smoking lo porto o no, non sapevo decidermi.
Decisi di chiedere consiglio a Sandrone, era il mio collega di Milano con cui avrei dovuto fare parte del viaggio, lo chiamai, il telefono squillo e subito dall'altro capo del filo mi rispose con quel suo vocione cavernoso, Sandrone in realtà si chiamava Sandro Ricci ma lo si chiamava Sandrone per la sua mole alto ca 1 metro e 90 centimetri per 130 kg. di peso un omone grande e grosso cresciuto a Milano con riso allo zafferano e “os bus” che sarebbero gli osso buchi, per chi non mastica il milanese, ma era di una simpatia unica sui 35 anni, anche un bell’uomo nonostante la sua mole, in tutti i pranzi o cene di lavoro era sempre lui a farci ridere e divertire, con lui non c'era piatto in cui rimanessero degli avanzi, allungava la manona dicendo, finis mi con lui i piatti tornavano sempre vuoti e puliti si mangiava gli avanzi di tutti, gli chiesi, Sandrone dimmi una cosa, tu lo smoking te lo porti? E secondo te, rispose,
dove cazzo lo trovo uno smoking che mi stia? ma tu, il tuo portalo altrimenti come faccio a ridere e prenderti in giro quando prenderai la parola per il tuo discorso, meglio che lo porti, poi aggiunse ce la fai ad arrivare in orario domani mattina ti aspetto fuori dall'autostrada mi raccomando sii puntuale.
Riposi in valigia lo smoking, poi presi la valigia e tutto quello che dovevo portarmi appresso scesi in garage e caricai tutto in macchina così all’indomani sarei stato pronto a partire.
Mi alzai di buonora e dopo essermi rasato e lavato i denti mi buttai sotto la doccia serviva per svegliarmi, era un rito mattutino di cui non sapevo rinunciare, indossai l’accappatoio e andai in cucina a preparami un caffè, mi vestii in maniera sportiva. Il viaggio prevedeva l’arrivo a Napoli da dove si prendere poi il traghetto per Ischia. Salito in auto, mi avviai a prendere l’autostrada per Milano, dove all’uscita mi aspettava Sandrone.
Arrivai dopo circa 2 ore lui giunse di li a poco, -“ciao Sandrone, hai visto che puntualità da orologio svizzero, non mi saluti non mi butti le la braccia al collo, non mi baci”, -“va fanculo, rispose stamattina mi sono alzato con i coglioni girati, forse ieri sera ho mangiato troppo”. –“ dimmi, quando mai mangi poco”, -“dai non cominciare a rompere il cazzo, se non mangio stò male lo sai, e poi ieri sera eravamo in pochi non c’erano avanzi da finire”, -“dai Sali che andiamo a prendere l’altro pirla di Mario”, Mario Schicchi era il nostro collega di Firenze classico toscanaccio comunista e malato di politica, fumava il sigaro però tutte le mattine si alzava presto per andare a giocare a tennis, sempre abbronzato con un fisico da atleta appassionato di bicicletta l’unico suo cruccio era la moglie, lui la definiva la sua croce. Donna di personalità spiccata, pignola e meticolosa, maniaca della pulizia e della casa, tutto il contrario di Mario, casinista attaccabrighe, specialmente sulle cose che lo appassionavano come la politica la bicicletta e il tennis, disordinato, odiava tutto quello che era programmato e pianificato, uomo dotato di fascino e intelligenza, rapido e astuto come una volpe ed è così che era soprannominato Volpe.
Riprendemmo l’autostrada in direzione Firenze dove ci aspettava Mario la volpe ci arrivammo do un paio d’ore, volpe ci stava già aspettando; -“come mai gia qui, sei in anticipo” chiedemmo –“ma che cazzo volete che faccia a casa con quella rompi balle della mi moglie” –“ lo sappiamo che con noi ti diverti di più che con quella strega della tu moglie,dai sali che andiamo, alle 14,30 dobbiamo essere al porto di Napoli molo Beverello per prendere il traghetto, abbiamo solo il tempo per una fermata tanto per prenderci un panino un caffè e poi via.
Ci fermammo ad un Autogril appena superata Roma era pieno di gente, turisti e vacanzieri chi andava verso nord e chi verso sud camion furgoni e auto di tutti i tipi, entrammo nel bar, peggio ancora, Sandrone brontolava dicendo “col cazzo che mi danno un panino come voglio io”, -“dai dissi io ogni tanto fai un pò di dieta, vedrai che ti fa bene” e lui, -“vedrai stasera a cena quanti piatti mi pulisco”. Intanto volpe era andato a fare le ordinazioni, tre panini con le cotolette e tre coche medie, pagò da gran signore com’era, e con buona pazienza ci facemmo servire .
Dopo un pò uscimmo da quella bolgia, volpe si accese un sigaro,(in macchina non si fuma), io e Sandrone andammo verso il parcheggio, io protetto dalla sua mole, cominciai a sgonfiare qualche ruota così tanto per divertirci non era la prima volta, e ci divertivamo ad aspettare i vari automobilisti che quando si trovavano la ruota a terra imprecavano e bestemmiavano nei vari modi e dialetti d’Italia era un vero spasso, inoltre chiedevamo se si poteva dare una mano cosi che potevamo sentire meglio le imprecazione.
Riprendemmo il viaggio e tra il ridere e il ripetere imprecazioni imitando i vari dialetti, eravamo tre pazzi scatenati, uscimmo dal casello di Napoli e imboccammo la tangenziale in direzione del molo Beverello arrivammo al porto con 10 minuti di anticipo, ci mettemmo in coda con le altre autovetture e aspettammo pazientemente di poterci imbarcare. Saliti a bordo lasciammo l’auto e ci recammo sul ponte del traghetto a respirare un po’ d’aria di mare sulla nostra destra si poteva vedere in lontananza l’isola di Procida e vari scafi, barche a vela grandi e piccole che bordeggiavano sotto costa, la nostra attenzione fu attirata da un gruppo di signori e signore di mezza età sicuramente in gita con qualche gruppo parrocchiale, Volpe ci segnalò una vecchietta che trascinava una grossa valigia e non molto distante un vecchietto con la medesima situazione, fu un lampo di malvagia genialità, il Volpe ci illustro il piano, ci offrimmo di aiutarli entrambi a portare le valigie e loro naturalmente accettarono e ci ringraziarono ignari della loro sorte, il piano consisteva nello scambiare le valigie, visto che erano pressoché uguali, tranne che per il nome sull’etichetta, su una era scritto Luigi nell’altra Elisabetta infatti,arrivati a destinazione nello scendere dal traghetto porgemmo loro le valige naturalmente dando a Elisabetta quella di Luigi e viceversa, poi li salutammo augurando loro buona permanenza e andammo a riprendere l’auto.
Naturalmente facemmo varie ipotesi sul fatto che si sarebbero trovati uno con la valigia dell’altro e questo ci faceva ridere come pazzi immaginavamo la vecchietta con le mutande di Luigi e Luigi che andava a letto in sottoveste e poi tutta una serie di visioni immaginarie che ci raccontavamo l’un l’altro e giù a pisciarsi addosso dal ridere, fu cosi che passò il resto del pomeriggio e si stava avvicinando la sera.
Decidemmo di andare a prepararci per la cena che l’azienda aveva organizzato presso il Ristorante O Guarracino, ci avviammo per raggiungere il Park Hotel Miramare, dove c’erano le nostre stanze prenotate. L’Albergo era da lasciarci senza parole era lussuoso ed elegante la hall, con quella scala in marmo era bellissima, lampadari in vetri di Murano appesi al soffitto e alle pareti, tappeti divani, séparé, tutto disposto con rara eleganza, angoli appartati per colore, insomma quel che si può ben definire un Grand Hotel.
La cena di quella serata era stata organizzata presso il ristorante dello stesso albergo, la sala da pranzo era grande, accogliente, ed elegantemente preparata con fiori freschi in ogni tavolo i quali erano disposti in modo che tutti i commensali si potessero vedere, ogni tavolo comprendeva sei persone comodamente sedute io mi trovavo su un tavolo dove eravamo, io, Volpe e Sandrone, più altri tre nostri colleghi di altre regioni.
Dopo i primi piatti, che Sandrone pulì con il solito appetito, il mio sguardo cadde sul tavolo poco distante nel quale erano seduti il direttore alle vendite, il magazziniere addetto alla consegna dei nuovi campionari, la segretaria dell’ufficio commerciale e una ragazza che non avevo mai visto, bella con un viso incorniciato su una cascata di capelli ricci e neri molto lunghi e folti raccolti con un nastro all’altezza del collo, due occhi neri come la pece, sopracilia nere ben contornate due labbra carnose, insomma una classica bellezza mediterranea. Tra una conversazione e l’altra cercai di ottenere più informazioni possibili su questa meraviglia che ogni tanto vedevo guardare verso il nostro tavolo ed ebbi l’impressione che rivolgendosi alla segretaria dell’ufficio commerciale fosse interessata a sapere chi eravamo, cosa che stavo facendo anch’io nei suoi confronti. Venni a sapere che era una siciliana di Catania che da non molto rappresentava la nostra azienda, dunque una collega e che si chiamava Carmela lo Jacono.
Alla fine della cena eravamo tutti liberi di andarcene per i fatti nostri, all’indomani sarebbe stato un giorno dedicato totalmente al consuntivo della campagna appena terminata, alla presentazione del nuovo campionario e del solito noioso discorso del direttore commerciale e dopo di lui sarebbe toccato a me quale vincitore anche quel anno della nomination per il migliore venditore dell’azienda, così decisi di farmi due passi il Volpe si intrattenne con il collega piemontese, Sandrone stava ripulendo qualche altro piattino di dolci, e io mi incamminai sul vialetto pedonale che portava fuori dal parco dell’hotel. Il giardino aveva piante bellissime ed aiuole piene di fiori e ben curate, c’era una leggera brezza proveniente dal mare e i profumi dell’isola erano inebrianti, fu nei pressi dell’uscita del cancello che incrociai la segretaria a passeggio con la nuova collega, le salutai e loro ricambiarono il saluto, proseguimmo in direzioni opposte, il mio sguardo si posò sullo specchio parabolico che si trovava sopra la colonna che sosteneva il cancello e vidi che la collega siciliana si girò per guardarmi e subito capii che stava chiedendo alla segretaria chi fossi, proseguii e andai giù per la scaletta che portava ad una spiaggetta con degli scogli, dove mi sedetti e rimasi in silenzio ad ascoltare il mare, il mio pensiero andò a ricordare gli occhi della bella ed avvenente nuova collega, rimasi li per una quindicina di minuti poi decisi di salire in camera, e mi stesi sul letto.
L’indomani mattina mi svegliai di buonora la riunione sarebbe iniziata alle 9,30 e prima dovevo prepararmi alcuni appunti per il discorsetto che sarei stato obbligato a tenere quel pomeriggio prima della fine del mitting, mi buttai sotto la doccia per risvegliarmi del tutto, mi vestii e andai a fare colazione.
Nella sala c’erano già molte persone ed un buon profumo di caffè e pasticceria fresca si spandeva tutto in torno, notai seduti ad un tavolo Sandrone, Volpe e un collega piemontese, mi avvicinai e dissi, -“buongiorno signori posso avere l’onore di fare colazione con voi ?” il piemontese accenno ad un s’accomodi, Volpe disse di sedermi dove volevo che tanto era tutto pagato e Sandrone mi diede un occhiata e aggiunse –“vaffanculo pirla lo sai che non parlo quando sto mangiando”.
Raccolsi le mie cose e con loro ci incamminammo, verso la sala riunioni, c’era un grande tavolo in fondo alla sala pieno di depliants e cartelline di vari colori contenenti le foto dei nuovi articoli, un microfono al centro del tavolo ed uno sul lato sinistro, di fronte erano state collocate cinque file di poltroncine disposte a semicerchio in modo che tutti avessero la visione completa del tavolo della direzione, su ogni poltroncina era posata una cartellina con il nome del collega a cui era stato assegnato quel posto, alla mia desta lessi Michele Serravio – Puglia, fu in quel attimo che mi caddero alcuni fogli di appunti e finirono sparsi sotto le poltroncine, feci dello slalom per riuscire a raccoglierli e fu cosi che mi accorsi della cartellina con il nome Carmela Lo Jacono, subito capii cosa dovevo fare, presi la cartellina della signora e la misi al post di quella di Michele Serravio – Puglia, cosi facendo lei si sarebbe trovata vicino a me.
La riunione comincio da li a poco, lei arrivò e subito si sollevò un brusio tra tutti i presenti che si giravano a guardarla, era una meraviglia, la sua statura di ca 1,73 due gambe sostenute dai tacchi non troppo alti ma che la slanciavano, i capelli che le cadevano sulle spalle, aveva un abito leggero che le arrivava appena sopra al ginocchio fatto con un tessuto lucido stampato a fiorellini color lilla con delle foglioline verdi, annodato al collo un fularino in seta anch’esso colore verde, l’abito aveva delle maniche corte e su di esso appoggiato sulle spalle un maglioncino leggero colore lilla, dio mio era bella come una dea, camminava con la testa diritta fiera come una guerriera antica, cercò il suo posto e si sedette alla mia destra, feci finta di dimostrare una certa sorpresa nel vederla sedere accanto a me, mi girai per presentarmi lei ricambio mi fece un sorriso e poi mi chiese; -“Non avrebbe una penna per me, l’ho lasciata in camera”, tolsi la penna dal taschino interno della giacca e gliela porsi –“tenga io ne ho un’altra” mi ringrazio, mi sorrise e cosi ebbe inizio la riunione.
Durò fino al tardo pomeriggio tranne per un breve intervallo nel quale fu consumata una colazione all’americana, la collega la consumò vicino a me facendomi molte domande sul come svolgere al meglio il nostro lavoro, la consigliai che era importate tenere sempre presente le necessità e le esigenze dei vari clienti, -“si ricordi, non è tanto importante vendere la prima volta, l’importante è rivendere, perché significa che il cliente a preso fiducia di te”, lei mi ringrazio per quei preziosi consigli e nel tornare ai nostri posti mi propose di andare a mangiare una pizza, anzi disse testualmente “ le dispiacerebbe se questa sera andassimo a mangiare una pizza assieme, cosi mi potrà dare qualche altro consiglio?” Risposi –“ne sarei felice, sa come facciamo, consiglierei, per non dare adito a maldicenze che ci incontrassimo alle otto su quel piccolo bar che si trova in fondo alla strada”, lei mi ringraziò.
Fui chiamato alla fine della riunione a tenere un breve discorso hai mie colleghi, mi avvicinai al microfono e subito sentii le voci di Sandrone e Volpe che gridavano, -“bravo sei tutti noi ma fai presto poche chiacchiere e più fatti”, io li lascia dire tanto sapevo com’erano, tenni il mio breve discorso, ringraziai, salutai, strinsi la mano al direttore commerciale alla segretaria dell’ufficio vendite incoraggiai un battimano per l’azienda e per tutti noi, e me ne andai.
Tornai in camera e visto che mi restava del tempo decisi di radermi farmi una doccia, e infilato un accappatoio mi sdrai sul letto e mi rilassai, la mia mente correva a pensare all’appuntamento di quella sera, non riuscivo a pensare ad altro, guardavo l’orologio continuamente, ansioso che arrivasse l’ora. Poi comiciai piano, piano a vestirmi e non sapevo cosa indossare, optai per un abbigliamento informale e sportivo indossai un paio di pantaloni in cotone di col beige una camicia azzurra con bottoncini sul colletto e mi buttai un maglioncino leggero di colore blù sulle spalle, scesi nella hall dell’albergo e chiesi che mi portassero la macchina, e mi recai all’appuntamento. Mancavano pochi minuti alle 8, arrivai che lei era già lì ad aspettarmi, mi scusai le aprii la portiera e lei salì.
Avevo indovinato sul modo di vestire perché anche lei era vestita quasi come me, indossava una gonna blù un pò svasata, leggermente sotto al ginocchio, una maglia a polo di col rosa confetto, come accessorio un foulard multicolor posato distrattamente sulle spalle. Dopo essere salita mi disse, -“buonasera tutto bene?” –“ Si, ma non possiamo darci del tu?” –“Per me va bene” rispose. –“Dove vogliamo andare ?” –“ dove vuoi tu basta sia un posto tranquillo dove poter fare due chiacchiere.” Accostai la macchina ad un vialetto pedonale dove mi feci dare indicazioni di una pizzeria, mi indicarono subito un locale a pochi km, in mezzo ad una pineta, il locale si chiamava “IL NASCONDIGLIO DELL’AMORE”. Le chiesi –“ti piace il nome?” –“sembra promettere bene” rispose, entrammo, e chiesi un tavolo tranquillo dove parlare, la cameriera comprese subito la nostra necessità e ci accompagnò in un angolo tranquillo, ordinammo e in attesa le chiesi, -“Parlami un pò di te”, -“non c’è molto da dire il mio nome lo sai, ma è un nome che odio, perciò mi faccio chiamare Sara, è un nome che mi piace, corto e non si presta a nomignoli, diminutivi, superlativi ecc ecc” , dissi -“Ti voglio dire il mio pensiero in proposito, mi sono sempre chiesto perché un nuovo nato che sta ancora piangendo ed urlando e non è chiaro, se lo fa perché è felice di essere venuto al mondo oppure no, ciò nonostante c’è già una quantità di gente; mamma, papà, zii nonni parenti ostetrica, suore, preti, medici e tutti che lo vogliono punire dandogli un nome che non ha chiesto, ma che dovrà portare per tutta la vita, e lui non ha ancora fatto niente, non ha scippato non si è ancora drogato non ha rapinato nessuno, non ha a partecipato alle stragi del sabato sera, insomma non ha ancora fatto niente di male. Gli affibbiano un nome che forse non vuole, e che a lui magari non piace, io proporrei una legge che dica: al raggiungimento del diciottesimo compleanno ci si può recare all’ufficio anagrafe della propria città e dire ecco: da oggi, siccome sono responsabile di me stesso, da oggi io sono responsabile del male e del bene che faccio, e pertanto, voglio essere chiamato con un nome che io mi scelgo.
Lei rimase in silenzio ascoltandomi con molta attenzione e disse, -“Dovrebbero eleggerti senatore”, io mi misi a ridere e aggiunsi, -“dai, racconta”. –“Mi sono sposata che avevo poco più di vent’anni, adesso riconosco che mia madre aveva ragione, sai, mi diceva, non sposarlo Sara non fa per te quel uomo. ma io non le davo retta, si chiamava Nicola. Vedi in Sicilia si usa dire che ci sono tre categorie di uomini; ci sono gli uomini d’onore quelli senza onore e poi ci sono gli uomini e basta, lui apparteneva alla categoria di mezzo, non aveva voglia di lavorare, non combinava mai niente di buono, correva dietro a tutte quelle che gli capitavano a tiro, e poi io sapevo che trafficava in cose poco pulite, sarebbe finito sicuramente male, e cosi mi feci coraggio andai da un avvocato e chiesi la separazione. Cosi tornai da mia madre la quale mi accolse senza dire niente.
Fortunatamente lavoravo da anni in un negozio di abbigliamento e intimo per donna ed ero benvoluta dalla proprietaria, fu in quel negozio che conobbi il sig. Gaetano era il tuo ex collega, lui di li a poco sarebbe andato in pensione e così mi propose di prendere il suo posto come rappresentante, io non sapevo se accettare o no ma fui incoraggiata anche dalla titolare che mi voleva bene e mi stimava e mi disse, -“provaci Sara vedrai che ce la puoi fare, tu sei brava con la gente hai un talento naturale provaci, se dovesse andarti male puoi sempre tornare da me”, e fu così che con la presentazione e il successivo aiuto del Sig. Gaetano accettai.
Venni chiamata a fare un corso di preparazione per una settimana a Bergamo nella sede della Ditta ciò fatto tornai a Catania e, per i primi tempi fui accompagnata dal Sig. Gaetano comincia la mia carriera di venditrice ed eccomi qua”. Io ero rimasto in silenzio ad ascoltarla quasi a bocca aperta, ero incantato dalla sua semplicità dal suo modo di parlare e da come mi sapeva guardare negli occhi senza minimamente abbassare i suoi era una donna con una personalità invidiabile, le dissi, -“Sei brava Sara, vedrai che farai carriera, ne sono sicuro, non hai bisogno del mio aiuto ne tanto meno dei mie consigli, sii te stessa”.
Lei mi sorrise, sei troppo buono disse, e così dicendo mise la sua mano sopra la mia, quel piccolo contato con lei mi emozionò, avrei voluto baciarla tanto era desiderabile, e penso che anche a lei non sarebbe dispiaciuto.
Guardai l’orologio alla parete in fondo al locale era appena passata la mezzanotte proposi allora di andarcene, lei fu d’accodo e cosi chiesi il conto lei suggerì di fare metà, io rifiutai, ma lei insistette, che voleva così, allora io aggiunsi –“per questa sera va bene, però vorrei che tu fossi mia ospite domani sera per festeggiare, il fatto che ci siamo conosciuti”, -“ne sarò felice” rispose.
Uscimmo dal locale e ci dirigemmo verso l’albergo, proposi di entrare separatamente ma lei non volle, ci dirigemmo verso lo scalone dove si trovavano gli ascensori, purtroppo le nostre rispettive camere si trovavano ai due lati opposti dell’Hotel. Dissi, -“Sara ci salutiamo qui, grazie per la piacevole serata”, lei mi guardo e disse , -“Scusami” io capii cosa voleva dire e feci finta di non dare peso, scusarti di cosa? Siamo stati bene, una bella serata tra colleghi ci guardammo negli occhi un breve sorriso, lei mi porse la mano, gliela strinsi un pò e ci lasciammo ognuno diretto verso la propria stanza.
Quella notte feci fatica ad addormentarmi non facevo che pensare a lei a quel suo modo di essere donna, cosi fiera, forte, piena di carattere ma anche dolce affettuosa e comprensiva, sapeva ascoltare e farsi ascoltare con quella voce così sensuale quelle labbra che quando parlava si inumidivano e diventavano lucide e ancora più desiderabili, e cosi piano, piano con quei pensieri nella mente mi addormentai.
Venne il mattino seguente la riunione sarebbe terminata per l’ora di pranzo il pomeriggio invece, alla consegna dei nuovi cataloghi di vendita e del relativo campionario, mi rasai mi feci la doccia, anche perchè senza questo rito mattutino non ero completamente sveglio, mi vestii in maniera sportiva e pratica, tanto ormai la riunione vera e propria poteva considerarsi conclusa, e poi la mia mente continuava a pensare all’appuntamento che avevo quella sera, non vedevo l’ora di rivedermi con lei.
Scesi lo scalone, non presi l’ascensore, preferii fare le scale a piedi andai verso la sala colazioni e presi un caffè al momento non mi andava altro, poi mi recai nella sala riunioni sperando che la mattinata trascorresse in fretta, mi sentii toccare la spalla e girandomi vidi Sandrone con Volpe il toscanaccio comunista, -“ Hei ragazzi come state, avete dormito bene?” Volpe rispose che aveva avuto un incubo –“ho sognato la mi moglie”, e tu Sandrone hai niente da raccontarmi –“ti racconto un <vaffanculo>, vado a mangiare lo sai che se non mangio non connetto, ci vediamo più tardi.”
Mi sedetti al mio solito posto e mi misi a riordinare fogli, depliants e cartelline varie, la vidi arrivare, venne verso di me, mi sorrise e disse, -“dormito bene?” –“ Non ho fatto altro che pensare a te” -“esagerato!”, e ancora un sorriso, era bellissima profumava di fresco ed aveva un aria riposata e serena e anche lei si mise a riordinare le sue cose.
La riunione finì poco prima dell’una, un pasto in piedi all’americana, però con un buffet dove si poteva mangiare di tutto, finii di mangiare scambiando commenti e chiacchiere con i vari colleghi delle altre province, i miei occhi guadavano qua e la in cerca di lei, volevo vedere dov’era con chi stava parlando insomma si insinuò in me una punta di gelosia, cosa che non mi era mai successa, vuoi vedere che stavolta ti innamori davvero mi dissi, in quel mentre venne verso di me Sandrone –“Hai mangiato” chiesi, -“Più che potevo rispose e poi senti qua Romeo”, non era il mio vero nome ma lui mi chiamava così, -“come è andata ieri sera?” –“ma niente” risposi –“siamo andati in una pizzeria abbiamo parlato di me, di lei e la serata e trascorsa piacevolmente siamo tornati poco dopo mezzanotte, è una donna fantastica e visto che è siciliana, direi una femmina fantastica”, e Sandrone, -“attento romeo che stavolta rimani fregato”, -“Beh, tutto sommato non mi dispiacerebbe farmi fregare da una femmina così”.
Erano quasi le sei del pomeriggio quando tutto finì, il breve discorso di incoraggiamento del direttore commerciale, la consegna dei nuovi cataloghi, i copia commissioni le brochure da lasciare ai clienti e tutto il relativo campionario, ognuno prese la sua roba e tutti dopo un saluto reciproco e con l’augurio di ritrovarci l’anno seguente, presero la direzione delle proprie stanze per prepararsi alla partenza, chi la sera stessa chi all’indomani e chi dopo qualche giorno, come il mio amico Volpe che non voleva tornare a casa, voleva godersi un attimo di vita prima di tornare da quell’incubo della su moglie, come diceva lui.
Anch’io salii in camera e visto che avevo del tempo a disposizione decisi di sistemarmi le valigie e tutto il resto, poi mi rasai, anche se l’avevo gia fatto al mattino, ma volevo essere presentabile con lei, mi feci una doccia e infilato l’accappatoio mi misi a pensare a come vestirmi per la serata ero indeciso tra lo smoking ed un abito in fresco di lana di colore blù gessato una camicia bianca ed una cravatta regimenthal che avevo acquistato a Napoli, optai per quest’ultimo e guardando l’orologio vidi che avevo a disposizione ancora circa mezzora allora chiamai Sara per sentire se anche lei era presa bene, -“ ciao Sara sono io come sei presa ?”, rispose -“guarda quindici, venti minuti al massimo e scendo”, -“Ti aspetto nella hall o ci vediamo fuori dall’albergo” le chiesi, -“ma dai disse aspettami giù voglio uscire a braccetto con te”, la sua risposta mi riempì di gioia, decisi allora di fare in fretta, non volevo che lei scendesse prima di me.
La vidi scendere lo scalone era bellissima ai piedi portava dei sandali bianchi con tacchi bassini, forse non voleva far notare che con i tacchi era più alta di me, non portava calze indossava un abito nero con spalline sottili, scollato più sulla schiena che sul seno, l’abito la copriva quasi fino ai piedi ma aveva un lungo spacco che nel camminare gli si scopriva tutta la gamba sinistra, ebbi l’impressione tra l’altro, che oltre a quell’abito non indossasse nient’altro neanche le mutandine, -“ciao” le dissi andandole incontro, lei invece si avvicino e mi baciò sulla guancia infilò il suo braccio sotto al mio e uscimmo dall’albergo seguiti dagli sguardi invidiosi dei presenti.
Andammo verso la macchina, io la precedetti per aprire la portiera dell’auto e nel salire la gamba si scoprì e lei con gesto non curante si ricompose, feci il giro dell’auto, salii e partimmo in direzione del ristorante che avevo già prenotato la mattina stessa, era un locale sulla strada costiera dalla parte est dell’isola il locale si trovava in una posizione stupenda da un lato eravamo quasi a strapiombo sul mare, dall’altro, diviso solo dalla strada che conduceva al locale, c’era tutta una pineta con dei viottoli per passeggiate romantiche, -“Come ti pare” chiesi, mentre ci dirigevamo verso l’entrata bello, rispose, -“Molto romantico, ottima scelta” aggiunse, ci venne incontro un cameriere che con sorriso di circostanza ci chiese dove volevamo accomodarci, -“Vorrei un posto da dove si possa vedere il mare e stare un pò riservati” –“Prego venga che l’accompagno”, fummo accontentati la terrazza a mare era stupenda con fiori piante ed una pergolato di glicine che in quella stagione era ancora tutto fiorito, insomma un vero Paradiso, lei ne fu felicissima, -“Grazie è molto bello!”.
Il cameriere prese le ordinazioni e ci lasciò in pace eravamo seduti in modo che entrambi vedevamo il mare ed in lontananza delle luci che si muovevano col dondolio delle barche con le lampare, eravamo estasiati da tanta bellezza, allora chiesi –“Ti piace, sei felice” –“Molto, mi hai stupita, non meritavo tutto questo”. –“Figurati, piuttosto raccontami ancora di te”, -“Oramai sai tutto, ma anch’io ho voluto saperne di più su di te, so che sei bravo nel tuo lavoro che abiti da solo, che ti piacciono le donne e che vieni soprannominato Romeo per le tue numerose conquiste –“Ma va!” dissi –“Tutta invidia, c’è solo una cosa vera, che amo le donne, tutte le donne perché la donna è l’essere umano che ammiro di più, lei ti mette al mondo e non si può dire che ciò non le costi sofferenza, fatica, pericolo, in qualche caso la morte eppure mai nessuna donna ha rinunciato ad essere madre, a volte lo diventano anche senza volerlo perchè vittime di abusi di stupri eppure anche questi figli sono amati protetti coccolati, c’è forse essere umano disposto ai sacrifici che una donna fa per crescere i propri figli ? li protegge li ama e se si ammalano è li con loro a curarli e consolarli fino a farli diventare adulti è anche allora lei dice “ i miei bambini”, e dopo, il ruolo di moglie e anche in questo ruolo sa essere la migliore è la tua confidente la tua amante, ti sa perdonare, sa aspettare, capire e curare le tue ferite quelle del orgoglio quelle che ti demoralizzano ed è sempre lei che ti fa sentire il migliore, poi diventa nonna. Provaci a togliere dalle loro mani i nipotini, con quella poca energia rimasta si trasformano in leonesse a protezione dei lo cuccioli. Guai in loro presenza alzare una mano per colpirli, anche se hai ragione, loro te li tolgono dalle mani e se li stringono al petto, li accarezzano e sarebbero disposte a morire per loro, ecco adesso hai capito perché amo tutte le donne”.
Si era commossa e appoggiò la sua mano sopra la mia e con l’altra mi accarezzo lievemente il viso, poi rimase in silenzio per un pò, e disse, -“Ho capito perché ti chiamano Romeo, tu non conquisti una donna, è lei che rimane conquistata da te, sei dolce buono sai ascoltare sai capire sei gentile affettuoso romantico insomma che altro potrei dire, qualsiasi donna si sentirebbe felice orgogliosa di poterti amare, sei l’uomo che tutte le donne vorrebbero”, -“Tu Sara, cosa vuoi”, lei non curante della gente, si avvicinò e mi mise le braccia attorno al collo, mi tirò a sé e mi baciò sulla bocca e poi disse, -“adesso ti ho trovato e penso che non ti lascerò più, questo è quello che vorrei, ma lasciamo all’architettura del tempo il progetto e la realizzazione di questo sogno”.
Tra una chiacchiera e l’altra, un boccone e l’altro è arrivata la mezzanotte, proposi di andarcene, lei fu d’accordo, pagai e andammo verso la macchina che era parcheggiata tra due alberelli, io la precedevo di qualche passo per poterle aprire la portiera, la aprii e lei anziché entrare e sedersi, la richiuse, si appoggiò su di essa mi tirò a se e mi baciò con passione e trasporto e continuammo a baciarci non so per quanto tempo, poi mi feci coraggio e le abbassai le spalline del vestito il quale scivolò giù lasciandola nuda e come supponevo non portava mutandine, anche lei si fece più ardita e cerco di aprirmi la cerniera ma era molto eccitata e le mani le tremavano faticò un pò prima di trovare il modo di aprirla e una volta aperta lo prese in mano e poi all’improvviso si mise a ridere come una matta, -“cos’hai da ridere così” –“ scusa, ma neanche tu porti le mutande” –“no, io non le porto mai”, e ci mettemmo a ridere entrambi, lei era bellissima i suoi seni erano qualcosa di indescrivibile il suo sesso ormai bagnato dall’eccitazione era invitante come un piatto di fichi appena colti, proposi di fermarci e dissi, -“non qui” salimmo in auto e tornammo all’albergo.
Lei, continuava a toccarmi e ad eccitarmi, a baciarmi il collo, -“stai ferma per favore, andremo a sbattere”, -“tu pensa a guidare e, a fare presto al resto penso io”, stava dimostrando tutta la sua natura calda e passionale come la sua terra, -“come faccio ad entrare in albergo in queste condizioni”, -“togliti la giacca e tienila davanti così nascondi”, -“bella roba, sembra facile, vorrei vedere te al mio posto” –“Se si potesse vedere l'eccitazione che ho adesso altro che giacca, dovrei nascondermi dietro l'Etna”.
Arrivammo all’ingresso dall’albergo, lasciammo la macchina e ci incamminammo sul viottolo alberato verso la hall, io sempre con la giacca sul davanti salutammo il portiere che ci ricambiò con un sorriso, lei mi prese sottobraccio e andammo verso gli ascensori, ci infilammo dentro e salimmo al primo piano ci mettemmo un attimo, usciti, mi guidò verso la sua camera poco distante, si affrettò ad aprire la porta ed appena chiusa riprese a baciarmi a toccarmi ad armeggiare con la cintura e con la lampo dei pantaloni, io ero alle prese con le spalline del vestito, fatte scivolare giù per le spalle, l’abito cadde a terra e lei rimase nuda davanti a me, descriverla? ci provo, quel viso largo, incorniciato su quei capelli lunghi ricci e neri, con due labbra carnose, un seno sodo e ben tornito sormontato da due capezzoli di un colore amaranto turgidi e duri per l’eccitazione, il suo ventre liscio e poi appena più giù l’inizio del suo sesso, era bella e generosa in quella sua nudità. Dio quel giorno, nel crearla era sicuramente in uno stato di grazia.
Ero rimasto nudo anch’io, visto l’impegno che ci aveva messo nello spogliarmi aveva le mani tremanti e ansiose di raggiungere il suo obbiettivo che in quel momento si presentava ai suoi occhi in tutta la sua spavalderia, sempre baciandoci e toccandoci ci buttammo sul letto e lei, generosamente spalancò le porte della sua cattedrale, così demmo inizio alla sinfonia, prima attaccarono i violini, i violoncelli, le viole e i contrabbassi, poi i flauti dolci quelli traversi i clarinetti le trombe ed i tromboni i controfagotti i timpani i tamburi i piatti e l’orchestra tutta in un crescendo di armonia e di piacere, non avevo mai conosciuto una donna di quella terra, calda, generosa, solare piena di frutti dolci e succosi com’era lei, degna rappresentante di tutte le donne di Sicilia.
Mi svegliai al mattino seguente, un raggio di sole filtrando da un imposta mi stava abbrustolendo un orecchio, mi girai, e a fianco a me la vidi a pancia in giù scoperta, era un miracolo della natura, con un dito presi a corrergli piano, piano su e giù lungo la schiena fino, dopo aver superato le sue tonde natiche, a solleticare l’inizio del suo sesso lo feci per 4-5 volte fino a quando lei tra gemiti e mugugni di piacere si girò, il suo sesso si stava bagnando era nuovamente eccitata, si girò mi prese con le sue braccia intorno al collo e disse, -“mi hai stuzzicata? bene adesso paghi pegno” –“ma non ti stanchi mai le chiesi”, -“no con te no e poi devo confessarti una cosa, da quando me ne sono andata da mio marito questa è la prima volta dunque, me ne devi ancora, spalancò nuovamente la sua cattedrale e riprendemmo a suonare la stessa sinfonia della sera prima ma facendo più attenzione all’uso dei singoli strumenti.
M’ infilai un accappatoio e andai a fare la doccia, lei mi raggiunse di li a poco –“Posso entrare, così ci laviamo la schiena a vicenda” –“certo” dissi, e ci coccolammo stretti, stretti con l’acqua calda che ci avvolgeva.
Adesso devo vestirmi e andare dissi, Sandrone mi sta aspettando, ieri sera mi ha telefonato dicendomi che preferisce fare ritorno assieme a me fino a Milano, -“e l’altro tuo amico quello toscano”, mi chiese, -“no quello ha deciso di rimanere ancora qualche giorno, sai per via della <su moglie> come dice lui”, -“ok va bene”, mi accompagnò alla porta e assumendo un tono che non ammette repliche disse; -“stai attento polentone, non credere di essertela cavata così, so come ti chiami, chi sei e dove abiti, ti vengo a cercare, -“Sara, non preoccuparti vedrai che appena possibile faccio un salto giù e poi sei la migliore terrona che conosco” ci baciammo e mi chiese –“A che ora arriverai ?” –“Penso verso le 8 o 9 di stasera”, -”Bene ti chiamo”, aprì la porta, mi baciò ancora e disse –“Vai piano che non ti voglio perdere, ci sentiamo stasera”.
Andai in camera mia a prendere le valigie che avevo già preparato la sera prima, mi cambiai d’abito mi misi qualcosa di adatto al viaggio di ritorno, chiamai Sandrone avvertendolo che sarei sceso di li a poco, poi feci venire un facchino e scesi, mi feci portare la macchina, caricammo tutta la roba e partimmo in direzione del porto da dove avremmo preso il traghetto che ci avrebbe portato fino a Napoli al molo Beverello.
Salimmo a bordo e dopo aver parcheggiato la macchina prendemmo la scaletta che porta al ponte superiore, la giornata era bellissima, limpida e tersa, leggermente alla nostra sinistra si vedeva l’isola di Procida e davanti a noi il golfo di Napoli in tutto il suo splendore, io e Sandrone appoggiati alla balaustra del traghetto ad ammirare tutto ciò e ad assaporare l’odore del mare quando, all’improvviso, ci sentimmo dei commenti alle nostre spalle, -”guarda Luigi ci sono quei signori gentili che ci hanno aiutato con le valigie” –“buon giorno come va?” rispondemmo simultaneamente io e Sandrone. Luigi –“non è proprio andata bene”, -“cosa è successo?” Chiedemmo, -“Il fatto è” riprese Elisabetta, -“che ci hanno scambiato le valigie”, -“ma no!”, noi increduli, -“e allora?” –“Cosa vuole” aggiunse Luigi –“io avevo la sua valigia e lei la mia, così ci siamo messi a cercarci a vicenda e una volta trovati e fatto lo scambio delle valigie, ci siamo messi a chiacchierare e così abbiamo scoperto di essere due vedovi soli, e abbiamo deciso di metterci insieme e farci compagnia”, -“Bene” disse Sandrone –“e così potete anche fare del sesso !” Elisabetta arrossi e si mise a ridere, mentre Luigi ci strizzo l’occhio e sottovoce aggiunse, -“io ci provo”.
Rimanemmo con loro a conversare per tutto il tragitto, ci spiegarono che non abitavano troppo lontano una dall’altro e che dopo aver avvertito i loro figli, si sarebbero messi insieme, -“Cosa ne pensate voi” chiesero, risposi-“ Io, penso si possa vivere meglio con due pensioni che con una sola e poi vi potete aiutare a vicenda, le giornate passeranno meglio e le serate saranno meno lunghe”, intervenne Sandrone , “e poi se volete fate un pòo di sesso che non ha mai fatto male a nessuno”, -“Sempre voglia di scherzare lei”, disse Elisabetta e così tra una battuta e l’altra attraccammo al porto, salutammo i nostri amici Elisabetta e Luigi dicendo loro -“auguri e figli maschi”, ci scappò un'altra risata e ce ne andammo tutti, ognuno per la propria strada.
Ci recammo al piano inferiore da dove si poteva prendere la macchina e piano, piano scendemmo dal traghetto e ci avviammo verso la tangenziale di Napoli da dove, giunti al casello, si prendeva l’autostrada per Milano.
Ci fermammo poco prima del casello a prenderci un caffè e un pò
di cioccolata tanto per rendere il viaggio più confortante e partimmo in direzione Milano, e tra una chiacchiera e l’ altra io e Sandrone a raccontarci della riunione, dello scherzo delle gomme sgonfiate dello scambio di valigie, lui che insisteva nel chiedermi com’era andata con Sara e io a non dirgli niente, insomma giungemmo al casello di Milano, dove Sandrone aveva lasciato la macchina, senza che ce ne accorgessimo. La fermata per permettere a Sandrone di fare il passaggio dei bagagli, lo salutai e lui disse –“ciao Romeo, pirla”, io abbassai il finestrino mentre mi allontanavo e gli gridai, -“attento alla dieta”, lui per tutta risposta alzò la mano con il dito medio bello rigido, insomma come ultimo saluto mi mandò a fa……..
Accesi la radio e misi la cassetta che mi aveva dato Sara, che tra l’altro vi era registrata la nostra canzone preferita e cioè, Bayoncè che interpretava Listen, -“mettila” mi disse, -“è una bella musica da ascolto, in modo che anche strada facendo ti ricorderai di me”, e fu così che arrivai a casa senza rendermene conto, misi la macchina in garage salii la scala che porta al vialetto e giunto alla mia porta entrai, appoggiai le valige e buttai un occhio all’orologio in cucina , segnava le 8,45.
Squillò il telefono, pronto -“Ciao polentone sei arrivato, tutto bene il viaggio, mi hai pensata” –“Ciao Sara” risposi, -“si il viaggio è andato bene e ti ho pensata stai tranquilla non si può dimenticare una donna come te”, -“guarda che ti aspetto presto” aggiunse –“e non cercare scuse, vieni e basta” , -“va bene Sara te lo prometto il tempo di organizzarmi e vedrai che verrò”, -“ok” disse –“voglio crederti, vedrai che spalancherò le porte della cattedrale e suoneremo ancora la nostra sinfonia con tutti gli strumenti e un gran finale con l’orchestra al completo, ti saluto polentone”, -“Ciao Sara, un bacio”.
Ero stanco volevo solo andare a dormire e un pensiero mi prese, e se stavolta fosse la volta buona ? meglio dormirci su.

FINE

< Ogni riferimento a persone, fatti, descrizioni e nomi, sono puro frutto di fantasia >

Vincenzo Quaggio per gli amici Enzo
 
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