Vincenzo Quaggio 2 - Alcolore

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Racconti
VENEZIA E' BELLA DA MORIRE
SOTTOTITOLO
LE DONNE CHE SI INCONTRANO, FANTASTICHE

2° Racconto erotico scritto da Vincenzo Quaggio


Mi ero svegliato presto quella mattina ai primi d’agosto, dovevo organizzarmi per le prossime vacanze e stavo tirando fuori un po’ di cose da portare, tanto per non dimenticare niente, come succedeva di solito.
In quei giorni a Venezia stava per cominciare il festival del cinema, erano gli anni di Indiana Jhons e di E.T. l'extra terrestre di Steven Spielberg, è anche del secondo episodio della trilogia Guerre Stellari del regista George Lucas insomma, in quei afosi giorni di agosto, a Venezia era un brulichio di gente di tutti i generi, attricette in cerca di notorietà, ragazzi abbronzati e muscolosi sembravano appena usciti da una copertina di Vogue, lesbiche e gay ad ogni angolo esibizionisti/e, naturalmente, c'erano i veneziani.
Squilla il telefono e subito pensai, chi sarà che rompe le palle ? pronto dissi, -“ciao recia” (gay) rispose la signora all'altro capo del filo –“go bisogno de ti, no sta far el mona e vien pi presto che te pol”, Giuliana gestiva una Boutique, dietro piazza San Marco, le dissi: -“Ma Giuliana, ti rendi conto che siamo ai primi di agosto, e se anche vengo, non so se faranno in tempo a consegnarti la merce”, Lei -“no sta rompar i cojoni, vien e basta!”. Per chi non l'avesse capito, Giuliana era una tipica veneziana proveniva da un'antica famiglia di commercianti e quando trattava i suoi interessi non ammetteva repliche, sanguigna, prepotente e autoritaria, così come sapeva essere cortese, gentile e premurosa con i clienti, insomma una vera ruffiana, era una donna di mezza età un pò robusta nel fisico ma ancora ti faceva rizzare il cz, se lo voleva; suo marito Checco (sarebbe il diminutivo veneziano di Francesco) era decisamente di tendenze gay insomma un recion, se dise a Venesia, anche lui sulla cinquantina sempre abbronzato, si curava gli occhi accentuandoli con un po’ di fondo tinta poi si anneriva le sopraciglia con un po’ di trucco nero indossava sempre dei pantaloni sportivi molto aderenti con delle t-shirt sempre aderenti e molto colorate, d’estate a manica corta e d’inverno a manica lunga, poi il suo tocco finale era mettersi un maglioncino sopra le spalle con le maniche pendenti sul davanti, ma era la sua statura di circa un metro e ottanta, sormontata da una capigliatura folta di un colore bianco candido a renderlo ancor più affascinante per il suo “pubblico”. Lui, e la Giuliana, dicevano che la loro era "na botega de strase, e che i schei (soldi) i stà soe strase (stracci)” però, sulla vetrina campeggiava ben visibile la scritta "BOUTIQUE DA GIULIANA E CHECCO ".
Mi arresi, e il mattino seguente caricai nel bagagliaio un trolley con il campionario, a Venezia non puoi andare con la macchina si và a piedi, dunque ci vuole il trolley altrimenti è una faticaccia, partii verso piazzale Roma e già sapevo che sarebbe stata dura trovare da parcheggiare, per mia fortuna conoscevo un paio di inservienti del garage comunale speravo mi avrebbero aiutato e fu cosi, all’entrata c'era angelo, -“Angioeto, in venesian, hai un posto per la mia auto”, le chiesi, rispose, -“caro sior stamatina a vedo dura” ( per i veneziani tutti quelli che vengono da fuori vengono chiamati "sior" che per loro significa che sei straniero difatti se qualcuno chiama a casa di un veneziano e risponde la moglie, non dirà mai "mio marito è a Mestre, a Padova, oppure a Treviso, vi dirà "el se fora Venesia" perché per il veneziano al di là del Ponte della Libertà, ponte che unisce Venezia con la terra ferma, è come fosse all'estero) –“dai Angelo”, così dicendo gli allungai una banconota da 10 euro che Angelo prese dicendomi, -“el vedarà sior che un posto o troveremo”, -“grazie Angelo,” tanto sapevo già che i 10 euro mi avrebbero aiutato. Angelo, aveva il vizio delle ombre (bicchieri di vino) e lui di ombre ne consumava parecchie.
Scaricai il trolley dal bagagliaio, gli lasciai la macchina, e mi incamminai verso l'imbarcadero del vaporetto, come al solito era colmo di gente, trascinai il trolley a fatica e lo misi davanti a me, per chi non lo sapesse, andare in vaporetto a Venezia era azzardato, poteva succederti di tutto, infatti, dopo un pò tra scossoni e spintoni cominciai a sentire dietro di me qualcosa di duro che si strofinava sulle mie natiche o cz dissi, e mi girai a vedere chi poteva essere ma niente non era possibile individuare l'autore di tale oltraggio, cambiai posizione e mi affiancai al sedile dove era accomodata una signora anzianotta, ma ancora piacente, che si stava rinfrescando muovendo un ventaglio, io stavo davanti a lei seduta, mentre io ero in piedi, quel movimento del ventaglio, non so, se con malizia o sbadataggine, sta di fatto che continuava a darmi lievi colpetti sulla patta dei pantaloni, per chi non avesse letto il precedente racconto, io non porto le mutande, cosi, che quel ritmico colpettio ottenne l'erezione del mio cz e la cosa non sfuggì alla gentil signora che con un sorriso malizioso, -“scusi, non volevo, è meglio che stia fermo qui fin che non le passa il malore”, disse con ironia.
Finalmente arrivai alla fermata dove sarei sceso e mi incamminai verso la "boutique" della Giuliana. –“Sito quà bruto mona”, mi disse al posto del buongiorno, ma lei era così, -“dai fame vedar che no go tempo da perdar, Checco vien quà anca ti”, poi rivolgendosi a me senza che lui potesse sentire aggiunse, -“ciamo anca eo ma tanto nol capise un caso”,(chiamo anche lui, ma tanto non ne capisce nulla) cominciai a mostrare il campionario perchè scegliesse, intanto, entrò un uomo distinto ed elegante, subito Checco disse, verso la Giuliana, -“questo asemeo a mi, te sa che i omini se tutti mii”, (questo lascialo a me, lo sai che gli uomini sono tutti mie) lei rispose, -“voria anca mi qualche omo ma ghe ne se tanto pochi”,(vorrei anch’io qualche uomo, ma ce ne sono tanto pochi !) e guardandomi mi strizza l'occhio e mentre Checco si allontana aggiunse, -“ ti, te gavaria ciavà de gusto, te gavaria dà a me figa fin che restavo sensa, tanto chel mona che gò sposà no a ghe intaresa”, risposi -”Giuliana, non posso mescolare il lavoro con il piacere , sei molto attraente, ma per rispetto verso Checco lascio perdere, mi puoi perdonare ?” Lei –“ va, va che te sarà recia anca ti”.
Continuai a far vedere il campionario a Giuliana, -“scrivi ti, rompi cojoni”, mi disse ma in quel preciso momento entrò una ragazza, un pezzo di fi… gliola mai vista due caviglie slanciate da sei centimetri di tacchi a spillo un pantalone fermo al ginocchio in cotone leggero dal quale si notava, nei due lati dal bacino, il cordoncino del perizoma, la parte superiore era a malapena coperta da un top con spalline sottili molto corto che giusto serviva a coprire le tette e naturalmente, non indossava il reggiseno, aveva un viso ben truccato, gli occhi neri risaltavano su quella testa di capelli castano chiaro lunghi e lisci un viso largo con due labbra carnose insomma “ un gran pezzo di fi.. gliola.
La giuliana vista la nuova arrivata si precipitò chiedendo, -“posso aiutarla signorina?” lei -“ do un occhiata in giro, se vedo qualche cosa la chiamo”, -“prego” disse Giuliana –“faccia con comodo”. Intanto, checco, tutto gongolante, si stava coccolando un suo cliente.
Dopo un pò la ragazza, con dei reggiseno e dei perizomi in mano, rivolgendosi a Giuliana disse, -“dove posso provarli ?” Giuliana che nel frattempo era alle prese con un altra cliente, indicò il camerino che si trovava nel lato destro del bancone , quasi in fondo alla boutique e aggiunse –“se ha bisogno, mi chiami”, la ragazza si incamminò in direzione del camerino che, guarda caso era alla mia destra, passandomi davanti inciampò e per trattenersi mise la sua mano sulla mia patta, dovete sapere che i pavimenti a Venezia , vuoi perchè sono tutti palazzi antichi, vuoi perchè quando arriva l'alta marea l'acqua riempie i negozi dunque i pavimenti si rovinano facilmente, comunque la palpatina sollevò, come previsto, un incontenibile eccitazione e si notava parecchio, il pezzo di fi…gliola mi sorrise ringraziandomi per averle dato quel punto d’ appoggio e maliziosamente disse –“vedrà che tra un pò le passerà”, io leggermente imbarazzato mi girai verso il bancone così nessun altro poteva notare il rigonfiamento dei pantaloni soprattutto mi preoccupavo che non lo notasse Checco, non si sa mai, però così facendo il mio sguardo era rivolto verso il camerino dove il pezzo di fi…gliola si stava recando in prova, i nostri sguardi si incrociarono e lei, maliziosamente, lasciò la tendina un pò scostata pertanto, siccome all’interno del camerino c'era uno specchio posizionato nella parete di fronte alla tendina, dalla mia posizione, potevo vedere tutto. Quello che vidi, mi eccitò ancora di più, intanto che la signorina si sfilava i pantaloni lasciandomi vedere il suo bel culo nudo e, riflessa nello specchio la sua f…essura depilata con solo un ciuffetto di peli appena sopra il clitoride poi, con un gesto malizioso si tolse anche il top e come supponevo non portava reggiseno le sue tette erano qualcosa di fantastico, sode, con due capezzoli leggermente sviluppati era una forza della natura in tutta la sua bellezza si sporse un pochino coprendosi con la tendina, ma comunque io vedevo tutto riflesso nello specchio, chiamò Giuliana, -“signora scusi mi può aiutare” Giuliana che era impegnata rivolgendosi a me disse –“va ti, tanto ti si recia”, io non sapevo che fare, ma mi venne in aiuto il pezzo di fi…gliola che disse, -“dai su venga lei ad aiutarmi, non sia timido”, mi girai per andare verso il camerino e lei notò immediatamente che il mio cz stava forando i pantaloni, -“entri, ci aiuteremo a vicenda” tirai la tendina in modo da creare un pò di privacy, lei mi slacciò la cintura, abbassò la lampo i pantaloni caddero, e come si sa io non porto mutande, il mio cz si mostrò a lei in tutta la sua prepotenza, lei, lo prese tra le mani morbide e ben curate e con fare esperto cominciò quel movimento su e giù così tanto piacevole poi, consapevole dei tempi, si abbasso inginocchiandosi davanti a me e lo prese in bocca dandomi leggeri colpetti con la lingua sul glande che pareva scoppiare, io intanto, le toccavo le tette e le solleticavo pian piano i capezzoli sentivo i suoi gemiti era eccitata più mi leccava il cz e più si eccitava, a quel punto la presi delicatamente per la testa, e mentre lei si alzava io mi abbassai per riservarle, lo stesso trattamento la sua f...essura era bagnata e profumata e dopo un pò che gliela leccavo mi alzai e lei, con fare sapiente, mi prese il cz fra le mani e alzando un pò la gamba destra, per infilarlo meglio nella sua f…essura.
Non sono in grado di descrivere quello che provavo, mi muovevo ritmicamente ma con delicatezza, lei assecondava i miei movimenti, godeva a più non posso e lo dimostrava morsicandomi i lobi delle orecchie a quel punto, quando le sue mani avvolsero il mio culo e le unghie mi graffiavano le natiche, capii che stavamo raggiungendo il punto di massimo godimento lei ebbe un sussulto e raggiunse l’orgasmo io venni come non mai, poi, sospirò felice e appagata e sfiorò le mie labbra con un dito dicendo, -“grazie mi sei stato di grande aiuto, non so come avrei fatto senza di te” io aggiunsi –“anche tu mia hai aiutato molto”.
Indossai i pantaloni,intanto anche lei si ricompose, scostai la tendina ed uscii.
Dopo pochi minuti la ragazza uscì dal camerino porgendo alla Giuliana gli articoli che aveva scelto e si apprestò a pagarli, estrasse la carta di credito la porse a Giuliana, che una volta terminata l’operazione la restituì. La signorina salutando e ringraziando si diresse verso la porta era sull’uscio quando, le cadde la carta di credito, io corsi e la raccolsi feci in tempo a leggere il nome, “ Roberta F……..” non potei leggere di più, gliela porsi dicendo, -“grazie ancora Roberta”, lei mi fece un sorriso e disse, -“e tu come ti chiami ?” io, risposi, -“non mi chiamo mai sono gli altri che mi chiamano” e le porsi il mio biglietto, lei lo prese lo ripose nel portafoglio assieme alla carta mi porse la mano gliela sfiorai con un bacio accennando un lieve sorriso.
Tornai sui miei passi e Giuliana che aveva intuito il tutto disse, -“anca ancuo (oggi) a te se andada ben, vecio porco” io accennai un sorriso e dissi, -“saluto tuo marito”, lei aggiunse, -“el recia”, -“poi vengo ad abbracciarti, ci vedremo dopo le vacanze” rispose, -“va ben, ti si un fià mona ma te me piasi”(va bene sie un po’ birbante, ma mi piaci), feci quanto dissi, presi il mio trolley nel quale avevo buttato alla rinfusa il campionario e me ne andai.
Non presi il vaporetto, preferii andare verso piazzale Roma a piedi assaporare Venezia nel suo splendore di quel mezzogiorno di agosto la sua gente i suoi colori e ciacoe dei venesiani i profumi di fritto delle trattorie. i ponti, le calli, i campielli, i tavoli dei bar all’aperto con sedute le attricette i bei ragazzi abbronzati i gay le lesbiche i registi esordienti e anca i venesiani.
Arrivai a piazzale Roma dove Angioeto appena mi vide disse, -“seo qua sior, vago torghe a machina”, con l’alito che sapeva “da ombre”, dopo un paio di minuti arrivò, mi porse le chiavi, misi il trolley nel bagagliaio lo salutai con un cenno della mano, accesi il motore andando in direzione del Ponte della Libertà, quel ponte che divide i venesiani dal resto del mondo.

FINE

< Ogni riferimento a persone, fatti, descrizioni e nomi, sono puro frutto di fantasia >

Vincenzo Quaggio per gli amici Enzo
 
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