Vincenzo Quaggio 1 - Alcolore

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Racconti
Le sorprese della vita

1° Racconto erotico scritto da Vincenzo


Tutto è cominciato il giorno che ho deciso di andare dal mio amico dottore, siamo stati a scuola assieme però con differenti attitudini. Io ero continuamente preso di mira dalle mie compagne, lui no, forse io dimostravo interesse verso il sesso femminile, loro lo notavano dal rigonfiamento dei miei pantaloni, lui invece, non riusciva a dimostrarlo, rigonfiamento, neanche un lieve accenno, forse, sarà un’ipotesi azzardata, ma poteva dipendere dal fatto che io non porto le mutande.
MI chiedo, sarò io l’anormale, che alla vista di una minigonna non resisto, di un fondo schiena sodo e ben tornito, a due tette a due belle gambe sostenute da un paio di tacci a spillo, se tutto questo mi eccita ditemi, sono normale o devo farmi visitare?
Comunque andai da lui quella mattina di fine aprile, per la prima volta nel corso dei mie 50 anni era successo che il mio compagno d'avventura, per chi non l'avesse capito mi riferisco a colui che normalmente si trova annidato nella patta dei mie pantaloni, dava segni di stanchezza, la cosa mi preoccupò a tal punto che dovetti andarci.
Come immaginai, mi fece una lunga romanzina sul mio modo di vivere, - “devi smetterla, mi diceva, con la vita che conduci, basta con le ore piccola e basta sopratutto con le donne, - tanto lui non ne aveva mai avute, -“ ma come sarà possibile, dissi, col mestiere che faccio me ne capitano di tutti i colori, - per chi non lo sapesse, faccio il venditore di intimo per signora, - “sembra facile a dirsi, vorrei provassi tu a vedere quel che mi capita più spesso di quanto immagini comunque chiesi, cosa mi consigli ?” - “devi prenderti qualche giorno di riposo, vai a farti una vacanza.”
E fu così che decisi di partire, mi ricordai di un grazioso paesetto in riva al lago di Garda, misi in una borsa da viaggio quattro cose salii in macchina e partii.
La mattina successiva al mio arrivo, dopo una dormita che non facevo da molto tempo, andai a fare colazione in riva al lago ero seduto su un tavolo all'aperto e assaporavo quella tiepida giornata dei primi di maggio, tra l'altro dopo pochi giorni sarebbe stato il mio 50° compleanno, ordinai delle brioche e un cappuccino, e mi misi a leggere il quotidiano locale, il mio istinto però, allenato da anni di esperienza, mi suggerì di rivolgere la mia attenzione verso il lato sinistro, dove stava per passarmi davanti una bella ragazza aveva degli occhi grandi un pò ombreggiati con un tenue colore rosa intonato al colore della camicetta leggermente aperta sul seno, indossava un paio di pantaloni di cotone leggero di colore grigio chiaro che mettevano in risalto le sue forme, un bel culetto sodo, sicuramente sotto portava un perizoma, in quanto non c'erano segni di slip, davanti si notava un leggero monte di venere insomma una gran pezzo di figliola come si usa dire. Aveva dei bei capelli color castano chiaro raccolti a coda di cavallo che la slanciavano ancora di più, nella mano destra portava una grande borsa in paglia alla quale era appeso un bel foulard in seta. In quel preciso momento, vedi a volte il destino, una folata di vento proveniente dal lago, fece volare via il foulard mi alzai di colpo e lo rincorsi riuscendo a prenderlo prima che entrasse in acqua, -“signorina” dissi,-“ il suo foulard,” –“grazie” rispose lei, accennando un sorriso che mi lascio senza fiato, -“è stato molto gentile”. –“lo sarei ancor di più se accettasse di prendere un caffè in mia compagnia,” prima che mi rispondesse, sfiorandole il braccio, l'accompagnai al tavolo, non poteva più rifiutare.
-“Cosa prende ?” – “un caffè va bene” rispose, feci un gesto al cameriere che dopo un istante lo portò. Fu a causa di quel caffè che il destino mi venne ancora in aiuto, appena lei alzò la tazza, la salvietta sottostante volò via e finì sopra la mia patta, lei si spostò scusandosi e la prese sfiorandomi leggermente con la mano, bastò quel semplice gesto, perchè il mio inquilino diventasse duro, come sempre del resto, lei se ne accorse subito, da buona osservatrice, e senza arrossire disse: “non si preoccupi vedrà che il "problema" lo risolveremo insieme, prenda la mia borsa e se la tenga davanti, io abito poco lontano venga a casa mia e vedrà che il "problema verrà risolto, per il momento tenga duro,” io accennai ad un sorriso e pensai, con lei non sarà difficile tenerlo duro.
Arrivati a casa sua, poco distante per la verità, mi fece entrare e subito disse : “vediamo cosa si può fare,” mi si avvicina mi slaccia la cintura, mi sbottona i pantaloni i quali cadono sul pavimento e siccome io non porto mutante il mio membro subito si mostra davanti a lei che, superato il momento di stupore esclamò, -“cz che roba, qui ci vuole un intervento immediato,” fu così che cominciò ad accarezzarlo dolcemente con mano esperta dopo di ciò aggiunse, “qui si rende necessario un intervento più energico” e allora lo prese in bocca, io stavo per aggiungere parola ma lei mi zittì dicendo che il silenzio è d'oro, ma avere un membro di quel genere in bocca è ancora meglio, io non volli contraddirla. Per ovvie ragioni, dopo quel pò di silenzio la fermai dicendogli che a mio parere il "problema stava per risolversi un pò troppo in fretta, lei con grande classe si fermò, io ripresi fiato e coraggio le tolsi la camicetta, mi comparve davanti un reggiseno a balconcino, di ottima fattura, che nascondeva appena i capezzoli, glielo tolsi e come supponevo i sui capezzoli erano rigidi e arrossati per l'eccitazione, glieli morsicai lievemente facendola gemere per il piacere, inarcava la schiena per farmi sentire ancora di più il suo sesso continuai così per un po’, era eccitata più di quanto volesse ammettere allora le sfilai i pantaloni, e come immaginavo indossava solamente un perizoma lo strappai, lei non disse niente, con mano sapiente, cominciai a toccarle la fessura, che come previsto era tutta bagnata, lei capì che era caduta in buone mani, gemeva si contorceva per il piacere mi spingeva la testa su quella fessura ormai impaziente a quel punto non potei fare altro che spingerla sopra il letto dove lei spalancò subito le sue gambe ben tornite e mi invitò nel suo regno. Scopammo come dei disperati non saprei dire per quanto tempo, certo è che in quella tarda mattina dei primi giorni di maggio gli abitanti di Lazzise sul Garda, questo è il nome del paese dove mi ero recato, fecero un sobbalzo e si chiesero "chi è che sta gridando così ?, cosa mai sarà successo ?”
Anche questa volta mi è andata bene, più o meno come le altre. Mi accompagnò alla porta dicendomi, -“ hai visto che come ti avevo detto il problema te l'avrei risolto?” io aggiunsi, -“ ne ero certo, come ti chiami ?” – “Sara” rispose, mi sfiorò con un bacio e disse, _”e tu?” Io le porsi il mio biglietto, le feci un sorriso che lei ricambiò facendomi capire che mi avrebbe richiamato, mi voltai e tornai ad assaporare il profumo del lago.
Squillò il telefono, era il mio amico medico, -“come va ? “,mi chiese – “alla grande” risposi –“avevi ragione tu, un pò di riposo, solleva molto".

FINE

< Ogni riferimento a persone, fatti, descrizioni e nomi, sono puro frutto di fantasia >

Vincenzo Quaggio  per gli amici Enzo
 
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