Stefano Medel - Alcolore

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Le tue poesie
Le poesie di STEFANO MEDEL
BIANCO AUTUNNO

Cielo chiaro,
insipido,
non un'anima,
nulla vola;
falò nei giardini,
e gli orti,
l’odore di legna e
sterpi
bruciati;
il tempo basso,
buio,
tempo
sonnolento,
il volto
dell’autunno;
della
stagione
delle
foglie
gialle,
e la pioggia,
che
cade
insistente.

di: Stefano Medel

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RICORDI DI NOVEMBRE

Un pò di sole,
raggi dorati,
le foglie
gialle,
bagnate
di acqua piovana;
i ricordi vanno
e vengono;
un filo
di malinconia,
nel silenzio mesto
dell'autunno

di: Stefano Medel

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STILLE

Stille
trasparenti,
cristalline
anneriscono
la
strada
bagnata,
tristezza
tenue,
evanescente,
esile
nell’aria;
il sole, pare,
una memoria
lontana;
campi
e
terreni
brulli,
deserti,
giacenti;
sonno autunnale;
voglia
di stare
in casa,
col
lento scorrere
dell’autunno

di: Stefano Medel

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ALTRE ESTATI

Guardo
Cielo
Pallido,
laccato
di biacca;
l’inverno che viene;
voglia
di fuggire via;
dove il sole è forte,
verso estati
straniere,
lontane.

di: Stefano Medel

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INIZIO MATTINO

Inizio mattina,
tra caos,
e ritmi
convulsi,
auto,
e clacson;
la mattina ti aspetta,
col tuo solito caffè.

di: Stefano Medel

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ALBERI A NOVEMBRE

Alberi
Sguarniti,
spogli,
radi,
come morti,
come braccia
disperate volte al cielo,
i rami
anneriti
dal freddo,
si tendono
all’alto.

di: Stefano Medel

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BUIO

La notte filtra dai vetri,
vedo le luci smorte dei lampioni, gli alberi mal illuminati,
le persiane tagliate da raggi deboli di luce;
un mondo distante, perduto,
silenziosamente avanza la notte
che porta un nulla momentaneo, annullando per un po’,
i nostri affanni, i nostri aneliti; portando un po’ di pace;
vorrei non finisse la notte.
Mai finisse, e restasse l’oblio del buio, il non luce;
l’evanescenza, la dissolvenza delle ombre;
la notte, con tutto il suo nascondimento;
e niente è visibile,
tutto protetto, dal mantello scuro di tenebra,
e mi gusto, il sepolcrale silenzio,
e il mondo è svanito, dissolto,
per un po’.

di: Stefano Medel

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A LEOPARDI

Poeta desolato sepolto in un borgo selvatico.
Lontano dagli sguardi;
grande cultore ed erudito signore di se stesso e del suo genio;
capace di trovare parole, laddove non c’erano per nessun altro,
osservando la natura, e le cose, con attenzione certosina e feconda.
Curvo sulle sue carte, perduto al mondo e a se stesso, vita negata,
relegata tra le carte e i testi e tomi della biblioteca, il suo mondo.
Lì serrato,segregato in perenni ed inconsolabili solitudini, malvisto,
a volte incompreso; eppur grande e irraggiungibile nel dolore suo,
suo unico amico e compagno.
Anima vagante e persa, senza ristori, senza conforto.
Difficile da capire,e mai capito dai suoi conterranei.
La sua solitudine grande, come la sua afflizione; e il cercar di fuggire,
e poi tornare, fino all’addio a Recanati, posto di crudeli ed infimi,
che mai compresero il grande tra loro.
Leopardi col suo sguardo triste, l’incarnante del travaglio del poeta,
spesso in attrito col mondo, e sempre solo, con le sue idee
e i suoi tormenti; inseguendo il pensiero suo,
segreto e sofferto; gioia per i lettori.
Poeta fatto di pena e di abbandono;grande , fra tanti piccoli.

di : Stefano Medel

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Agente speciale,
segugio da riporto di Sua Maestà;
impeccabile, nelle sue giacche,
look e self control,
inseparabile walter pok;
a bordo di macchine da sogno,
ragazze Bond favolose;
in giro per il mondo.
Eterno nomade dell’avventura,
che ti fa sognare viaggi,
incredibili posti nel centro del tuo cuore;
i viaggi che non hai mai fatto,
i posti dove non sei mai andato.
Bond, riesce a fare tutto,
il mito di chi vince sempre;
uomo dall’energia infinita,
inesauribili risorse.
La vittoria per il rotto della cuffia,
non sbaglia mai, non ha dubbi,
non è umano, un essere d’una utopia;
un mondo tutto suo, dove si è vincenti e basta;
così lontano dal mondo reale,
fatto di piccole vittorie e molti guai.

di : Stefano Medel

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