Roberta - Alcolore

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Racconti
Il posto che cercavo

di: Roberta

Esiste qualcosa di più sereno e rappacificante dei colori di un tramonto, qualcosa di più fluttuante di un campo di grano, qualcosa di così dotata superiorità ed eternità dell’altezza di una montagna? Eppure esiste qualcosa che mi impedisce di parlare alla natura con amore ed ammirazione, di guardarla e gioirne delle sue manifestazioni ed è un brutto difetto. La ammiro eppure la temo. La invidio. Tutti gli esseri e le cose naturali sembrano trovarsi alloro posto. Noi umani ci spostiamo, vogliamo essere qualcos’altro, vivere in un altro posto, sempre insoddisfatti, come non lo saranno mai il canyon del Colorado o le tigri del Bengala se ancora ce ne sono ma questo mi è venuto in mente. La Natura è ciclica, è regolare nella sua evoluzione. L'albero che abbiamo in giardino dà i suoi frutti in quella stagione, in quella stagione perde le foglie e in un altro momento va potato ed è ammirevole l’ordine di questa bellezza naturale. Ma l’essere umano non è cosi naturalmente ordinato. Sì, è vero, ora siamo in primavera, una primavera prematura dopo un inverno un po’anomalo con temperature un po’ bizzarre... .non è che forse anche madre natura dà i suoi primi sintomi di squilibrio, mah! Comunque cominciamo a togliere indumenti pesanti, ad adeguarci ad una alimentazione più fresca e colorata, a preparare l’orto e i giardini come lo scorso anno e come probabilmente faremo l’anno venturo. Con una leggera fatica ma fin qui siamo preparati. E’ molto più faticoso capire, controllare e regolare la natura dell’uomo com’è il suo ciclo, qual è il suo destino? Dentro ognuno di noi non ci sono le quattro stagioni. Io, da stupida e ignorante pensatrice mi chiedo spesso cosa ci sia dentro l’animo delle altre persone. Guardo, osservo il mio prossimo e mi domando se anche lui vive i miei stessi momenti perchè la vita è fatta di momenti. Ci sono giorni in cui tutto va bene, in cui sembra regnare la tranquillità e giorni in cui “Tutto ci è contro”. Giorni difficili, giornate di depressione, momenti di stanchezza e momenti dove la noia e la depressione sembrano prendere il sopravvento. Impegni, lavoro, famiglia, stress e solite cose, quella routine quotidiana che spesso sembra uccidere stimoli ed emozioni di cui tanto abbiamo bisogno. Vorresti cambiare, voltare pagina o quanto meno vivere una ventata di diversità, di novità che riesca a dare un senso alla tua vita quotidiana che la consuetudine sembra togliere. Mi rispondo pensando che forse tutto questo è normale, come sono normali certe esigenze e forse semplicemente umane queste “prove”. Mi sono permessa di chiamare questi stati d’animo delle “prove” perchè solo passando attraverso questa sorte di negatività, di insoddisfazione e di incapacità di apprezzare quello che ci circonda, la vita ci potrà regalare l’opportunità di valutare quello che di veramente importante abbiamo. L’ultimo libro che ho letto è una storia vera. Sono entrata in libreria ed è lui che ha scelto me e non il contrario come potrebbe sembrare quando si sceglie un libro. Mi sono talmente immedesimata nella storia di questa donna da rimanere ancora una volta affascinata da quello che può dare la parola scritta. All’interno del suo romanzo l’autrice racconta di un lutto con la lingua della vita, non della letteratura riuscendo così semplicemente e umanamente a trasportarmi in una sensazione quasi nuova cha forse non avevo mai provato: la paura di perdere la normalità. Era bastato un attimo, uno”spavento” per far capire a quel protagonista e a me come lettrice che un giorno potrebbero mancarmi quelle “maledette” solite cose che facciamo tutti i giorni. E’ vero, e’ sempre la solita storia; da quella solita sveglia, colazione, corri, problemi, pranzo, corri, ancora problemi con qualche contorno di soddisfazioni, la solita cena finale e siamo arrivati “alla frutta” con una esclamazione:”Che stanchezza!”. E magari guardi gli altri e vedi qualcosa di diverso, vedi una vita differente ma non vedi che non è la tua. La tua è fatta di quelle cose, di quella sveglia a quell'ora, di quella tazza della colazione e di quelle persone con cui vivi tutti i giorni, oltre che a essere fatta dei tuoi spazi e delle tue piccole magari insignificanti cose che la rendono originale e ancora una volta tua. Ho amato quella storia e quel libro perché mi ha dato un messaggio:”Roberta,vivi con leggerezza la vita è più semplice di come la pensiamo, ed anche più breve.... !“. Certo che lo so, sono una impulsiva, passionale, intuitiva, piena di sogni e di speranze ma so essere anche razionale e pragmatica. So che la vita non è facile per nessuno e il mio “biberon” quotidiano lo vorrei sempre riempire di emozioni come so che molti problemi possono avere solo una soluzione politica o economica ed entrambe le materie comportano un cinismo ed un pragmatismo che quasi sempre escludono la soluzione del semplice amore. Ma voi sapete che quella ragazza che vi scrive sarebbe stata una grande amica di Fromm quando sostiene che una vita senza amore non avrebbe senso. Anche se ora non è più un amore unidirezionale ma è come il botto dei fuochi d’artificio e quella miriade di scintille che scendono sono le molteplici manifestazioni di questo grande sentimento che si sfracela nel cielo come nell’animo e nella vita. . . nella famiglia, nel lavoro, nelle diverse relazioni ed in quella consuetudine che qualche volta può essere pesante ma che devi imparare ad amare. E’ inutile e dannoso cercare sempre qualcosa di diverso, pensare che solo un altro “posto” possa darti la serenità e l’equilibrio che cerchi.
Certo è importante e positivo avere delle aspirazioni, degli obiettivi, cercare dei miglioramenti e sperare in un domani migliore ma è bellissimo imparare, ad amare quel,”posto” che hai e quella che è la tua vita.
Quante volte mi sono chiesta:”E’questo il mio posto, e come sarebbe stata la mia vita se non avessi deviato per quel sentiero tortuoso,buio e forse senza fine?”
Ah, i grandi paradossi dell’esistenza umana: amore e morte, eternità e finitezza, avere e essere.
L’uomo, fatto di carne e sangue, si scontra ogni giorno con il tragico di queste contraddizioni, una gabbia contro le cui sbarre l’anima sbatte continuamente le ali. La ricerca di un senso è un’avventura che coinvolge tutto l’essere -corpo,mente e cuore- e va ben al di là della pura speculazione intellettuale. La lotta è ardua, ma si giunge sempre al termine del combattimento intravvedendo un barlume di risposta. Ho tentato di rispondermi con un’altra domanda visto che la domanda giusta è di per sé giù un’ottima risposta:” E se la smettessi cara Roberta di porti tante domande cercando di vivere serenamente in quel “posto” che la vita ti ha trovato e da cui sicuramente potrai attingere quelle briciole di sapienza e di verità della trama della propria esistenza? Che grande maestra la vita! Non c’è professore, maestro, psicologo che possa insegnarti la via ne dirti cosa è giusto o sbagliato ma solo le sue prove, le sue interminabili sfide, le sue sconfitte e le sue vittorie possono darti delle risposte. Con lei impari, costruisci, gioisci dei suoi numerosi regali anche se spesso non le sei riconoscente. Il suo più grande regalo? La possibilità che ci dà ogni giorno di essere vissuta come in un film per vederne come sarà il finale…forse non saremo l’attore principale o il grande eroe ma credo fermamente che spesso la normalità è quella che richiede il vero eroismo. Come sempre mi sono lasciata prendere la mano, anzi la “penna” e mi sono dilungata.
Una scrittrice avrebbe detto con una citazione:” Vedere non è guardare e quello che abbiamo di veramente bello bisogna guardarlo con gli occhi del cuore ed è qui, molto vicino a noi . . . .nel nostro “posto”!
Ma io non sono una scrittrice, sono Roberta.
Con un sincero abbraccio vi saluto, ciao!
 
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