Raffaele Gadotti - Alcolore

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Le tue poesie
Le poesie di RAFFAELE GADOTTI
IL RIFUGIO

A casa un dì ritroveremo
solo nel dormiveglia
di qualche figlio o nipote.

Fischi di treni interminabili
nella notte della pianura,
e fughe di automobili,
e passi adagio che arrivano.

All'improvviso
il cigolio dell'ingresso
illumina il vuoto di una sedia.

di: Raffaele Gadotti

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GUERRA

Ci univa attorno al focolare
la notte con il rosario in mano.
E mi sentivo sprofondare
nel vuoto di mio padre lontano.

A me fu spenta la beata
luce dei sogni (così pia
l'ebbrezza della fantasia
solo una volta è donata).

di: Raffaele Gadotti ©

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IL DONO

E quando ormai non si potrà sognare,
e muti saranno i giorni e brulli...
benedetto lo sguardo dei fanciulli
per tanta luce che traspare.

La riaccendano i vostri giochi
solo un attimo in noi così lontani.
E torni dal cuore alle mani
la felicità dei balocchi.

di: Raffaele Gadotti © 

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IL MURO

Dall'innocenza
della mia terra primitiva
il sole più non arriva
a questa vita spenta.

In quale trasognato
giorno di altezze il mio viso
avvertì nel creato
il respiro del paradiso ?

di: Raffaele Gadotti 

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LA FINE

Ottobre se ne andava a stento
fra l'amara agonia
della guerra lungo ogni via
e sere e sere di pioggia e di vento.

Più non ci consolava il richiamo
della casa, di animale.
Disfatti come la terra autunnale
e sempre più soli eravamo.

di: Raffaele Gadotti ©

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L'INCONTRO

Che festa di palpiti e gridi
al trasalire di ogni cosa
nelle mattine che vidi
la terra farsi luminosa!

Dalla cerchia degli usignoli
di giorno in giorno più distesa
il tempo segreto dei voli
spaziava fino alla chiesa.

E giù dai prati della prima
costa perduta a solatio
mi venne limpidissimo in cima
all'erba il sorriso di Dio.

di: Raffaele Gadotti ©

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 Raffaele Gadotti in "Quattro ricordi"
 
PRELUDIO

Nell'aspra luce di marzo inseguiva l'inverno
urlando fra gli alberi il vento.

I giorni erano sacri alle viti,
all'intima felicità di sperare.

E l'anima della terra si offriva
all'incantesimo del sole. 
INFANZIA

Al tempo che le stelle
tornavano solo per me,

nella grande casa degli avi
m'inebriavano serene
preghiere, sognanti lucerne;

e la notte invadeva
con angeli azzurri il mio sonno.
FANCIULLO

Sette primavere nell'anima.

E solo mi avventurai nel bosco
per sentieri segreti,
quasi li aprisse un incantesimo.

Tremava nella solitudine il silenzio.

In punta di piedi mi seguivano
le più belle creature delle fiabe...

E l'orco ci aspettava in agguato. 
MEMORIA

Forse nella tristezza di un vecchio
lontani fanciulli rincorrono
dietro un cerchio di ferro
il più bel sogno della vita. 

 SCHEGGE di: Raffaele Gadotti
 

Ho più di quanto sognavo.
E non sono mai stato così povero.
Più desolato nei vecchi rabbrividisce l'inverno.


Sei stata per me come il sole, Vera, fino al tramonto.
Prendimi per mano adesso,
perchè la notte mi spaventa.
Non resta più, nell'oceano immenso della vita, nemmeno il rifugio di un'isola.
SILENZI

Non era stato il perdono di Assisi
che un'orribile festa.
Nei campi e sui nostri visi
cresceva la desolazione della tempesta.

Alberi disperati, senza un poco
di verde lungo le rame.
Nelle povere case intorno al fuoco
soltanto la nostra fame.

Anche la notte era morta:
nessuno veniva più, né ci aspettava.
Non c'era oltre ogni porta
che lo sguardo vuoto della strada.

di: Raffaele Gadotti © 

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"TRE SCHEGGE"

Tante luminose invenzioni...
tante scoperte...
E si piange come una volta,
ancora più divisi e lontani.

             Profondamente,
             custodire nell'anima
             i primi segreti d'amore.

Schiudono l'anima al sole
i pioppi; verdeggiano i prati;
la campagna respira.
Ma dentro di me l'inverno
è sempre uguale. 

di: Raffaele Gadotti

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VITA

A terra con il frumento
giacciono fiordalisi e papaveri
falciati senza compassione.

Forse non è che nell'aurora
dei sogni la felicità.

di: Raffaele Gadotti

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