Raccontando

 

di Callarà

 

IL RIMPATRIO

 

Finalmente mi venne l’ordine del rimpatrio. Riattraversai il Pacifico questa volta in un quadrimotore che atterrò a Seattle dove rividi la mia biondina che appunto si chiamava  anche Marilyn, per un paio di giorni.

Conobbi il padre della mia ragazza, un uomo dalla faccia candida e buona che mi offrì un impiego nella fabbrica di aerei Bowing dove lui era un funzionario. Io non accettai  scusandomi  che dovevo rivedere i miei nella lontana New Jersey. Con un secondo volo atterrai a Fort Dix nel Jersey del sud.

Prima del congedo mi offrirono il grado di sottotenente e l’ammissione  ad uno dei corpi d’intelligenza militare .

Ma io non vedevo l’ora di rientrare alla vita civile .

Ripresi il mio impiego al laboratorio con tutte le dovute anzianità che mi permisero di essere promosso  come capo turno con una quindicina di tecnici al mio servizio .

Ogni tanto ripensavo alla mia Elena in Italia , ma era solo un sogno  perché ormai americanizzato  del tutto  con una nuova macchina rossa e nera  scorrazzavo  con donne le città della periferia . Affittai anche un appartamento nella allora bella città di Paterson.

Arrivò il giorno  che conobbi la mia Anna  che si trovava in vacanze in un ritiro della  ditta assicurativa dove lei era impiegata.

Anna era una ragazza diciannovenne  con capelli bruni e corti corti, un viso un pò tondo  con gli occhioni neri  limpidi ed espressivi . Un corpo ben fatto magari un po’ cosciona . C’infiammammo subito ed io l’andavo a prendere con l’auto all’ufficio alla trentacinquesima strada in Manahattan.  Incominciai a tralasciare tutte le altre …amichette e ci affiatammo sempre più, tanto che dopo 4 mesi ci sposammo .

La cerimonia religiosa fu a Saint Joseph in Brooklyn N Y, il ricevimento all’elegantissimo Savoy Plaza Hotel nella quinta  strada. Tutti in frak e abiti da sera per le signore, fra oltre cento ospiti  c’era il ex sindaco Impellittieri e alcuni dignitari italiani che si trovavano in USA.  

Finalmente una vita più tranquilla e riposante. Lavoro e casa a giocare con la nostra prima bimba .

Mio suocero era editore sociale del quotidiano “IL Progresso”, venne in America come console italiano ad Albany.

La mia giovane sposina divenne una mammina affettuosa che mi regalò due maschietti e due femminucce.

Lasciai il mio impiego per iniziare un commercio di trasporti dove trascorsi 15 anni della mia vita. In fine avevo una ventina di camion rimorchi con una quarantina di  uomini. Ma, afflitto da scioperi, fui costretto a chiudere un commercio che andava a gonfie vele .

Comprai una costosissima licenza per la rivendita di bevande alcooliche e mi misi sui vini e liquori  e al minuto e come importatore e fornitore di una coop di trenta negozi.

Il mare e la pesca d’altura  con tutti gli sport acquatici  con a capo il sub sono stati parte integra della mia vita a dir meglio una passione quasi morbosa che mi ha dato la mia più grande soddisfazione. C’è stato un periodo che avevo 3 barche, una alla residenza a Brigantine a mezzo KM da Atlantic City, una difronte la casa grande del lago e una a dieci metri dalla porta d’entrata del condo di Palm Beach. Questa ultima di Palm Beach con due potenti motori era capace di  raggiungere le isole Bahamas in un paio di ore con un mare favorevole.

Ormai vecchio con i miei figli assodati, i nipotini già grandi decisi di ritornare ancora una volta  nella mia vecchia città. Una tarda sera mi adagiai su una panchina osservando giovani lieti e scherzosi che passeggiavano sul lungo mare. Mi girai per ammirare i riflessi della luna sul mio amato mare quando notai una vecchia signora, ben vestita che arrancava con l’aiuto di un bastone  verso di me. Si girò e si accomodò al sedile di fronte. Mi fissò con attenzione a lungo con occhi come per indagare chi ero poi affiorò un sorriso soddisfatto che illuminò il viso stanco e mi disse: “Che bella luna piena in un cielo pieno di stelle”*

 

*Frase già detta da Elena oltre mezzo secolo prima. Leggi “Il Ritorno"

 

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