Lo spazio illusorio

 

Nel 1500 si diffuse l'uso di decorare le ampie pareti, all'interno dei palazzi, con pitture prospettiche e scorci architettonici che avevano la funzione di moltiplicare illusionisticamente lo spazio reale degli ambienti. Questo genere decorativo, che si ispira alle pitture parietali delle ville dell'antica Roma, è chiamato Quadraturismo; esso ebbe un notevole sviluppo nel Seicento perché ben rispondeva all'esigenza della pittura barocca di creare fantasiosi effetti scenografici. Un esempio è questa grande sala della Villa Farnesina a Roma, chiamata, proprio per le sue decorazioni, Salone delle prospettive. Lo spazio illusorio, ossia quello del loggiato dipinto, oltre il quale si intravede il panorama di un paesaggio cittadino del Cinquecento, anch'esso immaginario, sembra sfondare lo spazio architettonico reale, delimitato dalle pareti della stanza. Grazie all'effetto scenografico queste perdono la loro consistenza materiale, provocando l'ingannevole

sensazione di ampliamento della sala (trompe l'oeil)(inganna l'occhio).

Occorre osservare l'ambiente da una posizione diagonale per vedere la prospettiva del pavimento proseguire illusoriamente nel porticato (fig. A); variando il punto di vista, le linee oblique cambiano di inclinazione, senza tuttavia annullare l'effetto di profondità (fig. B).

 

Salone delle prospettive di Baldassarre Peruzzi, affresco 1517 - 1518 - Villa Farnesina - Roma.

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