Monia - Alcolore

Vai ai contenuti

Menu principale:

Racconti
Quell’agosto del '98

di: Monia

Ed un’altra volta qui, forse per sentirmi ancora vicina, più vicina; o forse per illudermi; forse per piangere o per aiutare a dimenticare; o forse ancora per finire così come abbiamo iniziato in quell'estate del 98, con qualche riga scritta con tanto amore. E poi le tue letture di gialli,le tue corse davanti al mio ufficio, forse fingendo di passare di lì per caso, e le mie lettere da te lette nelle sere d’inverno, di nascosto a casa o al lavoro o dentro questo ufficio, poi diventato amico.
Forse o forse no, ma è così! Anzi… è stato così!
In questi giorni, in ogni momento, sembra mancarmi qualcosa e faccio i conti con questo mio sorriso che mi si strozza in gola.
E’ così perché è così la rabbia che ho dentro; è così perché diventa difficile anche scrivere, per me che sono sempre riuscita a farlo, specialmente quando i pensieri erano tanti, tumultuosi, belli, brutti, gradevoli ed intriganti. E’ difficile, ma non impossibile. Basta asciugare qualche lacrima che accarezza lentamente le guance ed asciugare con le mani, impegnate a spingere i tasti del computer, gli occhi umidi che mi ricordano molto quelli che avevo da piccola quando perdevo qualcosa a me caro.
Ed allora eccomi qui, con il ricordo di te sempre più presente.
E si , ed è proprio con questo che dovrò fare i conti. Ed io che credevo che non fosse poi così tanto pesante ! Il ricordo, come una sacca grande grigia e marrone.
Che cosa c’è dentro? Basta svuotarla e guardare. Mi dai una mano? Penso di si. E allora dai!
La rivolto, la rivolto ancora ma non esce niente. Ti guardo fisso negli occhi. Ci siamo rimasti male tutti e due. Ma allora questo peso da dove viene? Beh, ad osservare con occhio più attento, qualcosa c’è.
E sai che cosa? In quella sacca c’è un piccolo contenitore.
Lo apriamo? Ma si, dai!
E come se fosse per gioco o un sogno, un forte vento esce da quella piccola scatola.
Ma certo, è vero; che stupida a non averci pensato prima! Il vento, solo vento, ciò che resterà di me, di noi, delle tue risate, delle tue coccole, dei miei infiniti baci, dei tuoi grandi e gentili occhi, delle mie lacrime nascoste, del mio dormirti accanto, del tuo saper esserci, del mio maledetto amare, del tuo grande amore, del mio essere per te.
Vento. E che vento sia!
Forza della natura, amico di tanti e tanti uccelli che di volta in volta aiuta a volare e li sospinge lontano. Ed intanto vai avanti e guardi solo avanti, sempre avanti per capire e farti strada. Vento che ti segna il passo, gonfia le vele della zattera mia di salvezza e ti porta dove vuoi anche se a volte è veramente difficile.
Questa estate, quando ero al mare, ti ho pensato, e ti ho ricordato bello e gentile come sei. I ricordi del tuo volto e del sapore delle tue labbra erano dentro di me, sul mio volto a volte pieno di sale, ed il vento, accarezzandomi i capelli, se li portava lontano, quei dolci, gentili, felici, teneri ricordi e li cullava leggeri . Io a volte come per istinto, mente ero in acqua, mi giravo per vedere dove fossero volati; ma poi riprendevo tranquilla: se li era portati con sé il vento, lontano, lontano per poi forse regalare attimi di felicità a qualcun altro.
Che scherzi che fa il vento! Vero?
Ecco perché c’era solo il vento dentro quella piccola, piccola scatola. Forse è proprio il vento la sintesi di tutto. Non si vede, non si tocca, non si può definire materialmente, ma c’è. Eccome se c’è. Vola in alto sopra di noi. Comanda le geometrie del cielo; è sereno, tranquillo ma anche forte ed arrabbiato; è discreto e gentile, e tutto porta via: pensieri, piogge, sole, nuvole ed anche e soprattutto i… sogni.
Questo mio amore per il vento è grande, forte, deciso, vero; è qualcosa che mi nasce da dentro e da dentro cresce. Quel vento a volte sono io.
Lo assaporo quando mi sfiora veloce i contorni del viso, mi sibila dentro l’orecchio, gioca con i miei capelli e poi riesce a frugare in fondo ai miei pensieri anche quelli più nascosti; mi aiuta a vivere, questo grande vento! Non si deve aver paura del vento, solo saperlo rispettare!
Ed è stupendo quando questa estate ti pensavo, sola, sulla spiaggia, e guardavo la pressione del vento sulle vele di quelle barche che mi passavano davanti. Le guardavo, gonfie che spingevano veloce l’imbarcazione, e tu eri li con me mi stringevi forte e non ti staccavi più,come quell’anno in Grecia su quella barca. Sentivo il tuo respiro, che si faceva stupore, il corpo unito al mio che a volte tremava, ma eri li felice; ti si leggeva negli occhi quando mi guardavi e sorridevi. Ed io, ricambiando gentile il tuo sorriso, riuscivo a far gonfiare ancora di più le vele e camminare più veloce su un mare cristallino. Non c’era nessuno intorno. Solo il sole ci faceva compagnia. E così ricordavo il mio cuore battere per te, e poi i tuoi sorrisi a volte nascosti, la tua voglia di vita che hai dentro,la fughe da tua moglie, le cene, la voglia di raccontarsi, di perdersi dentro i nostri sorrisi, la voglia di toccarsi, di fare l’amore, di baciarsi per ore…di sognare.
Eri li con me, questa estate, con quel vento, quel mare, quel sole. Sei stato sempre li con me, anche se non ti potevo toccare, non ti telefonavo, non ti mandavo quelle lettere che ci hanno fatto sognare..
Quante volte ti ho regalato al vento! Stupendo come conoscerti Marco!!
Ma dopo il vento c’è la quiete. E mi domando come posso amare ciò che non c’è in quel momento??
Amare cosa non c’è; sentire di essere ciò che si ama, ma ciò che si ama non c’è sempre. E allora che amore è il mio verso qualcosa che non c’è sempre e comunque? Questo sottile ed infinito desiderio di acqua salata sul mio corpo e di sole che rovina la pelle. Perché? Se non esistono sempre, ma solo a volte, perché?
E quando non ci sono, quelle emozioni le sogno, le cerco , le desidero con tutta me stessa. Fanno ormai parte di me. E quando riesco a trovarle, le amo, le amo fino in fondo come non mai, fino a caderci dentro, fino ad essere parte di loro, fino parlare con loro, fino a dirgli… vi amo.
Non mi interessa se sarà per pochi o tanti giorni l’anno, per un attimo o per la durata di un lungo tenero infinito sospiro. Le amo e basta!
E tu, dolcissimo giovane uomo, dove vai a cercar certezze, amori saldi e duraturi nel tempo? Lo so , anzi posso solo immaginare, quel che è stata la tua vita piena di tutto e forse di poco. Non so. Ma l’amore per qualcosa o per qualcuno non si getta, non si butta, non si trasforma, non si ruba, non si cancella. Mi hai solo usata forse??
E allora vieni con me in riva al mare, stringerò forte le tue calde mani perdendomi nei tuoi splendidi occhi. Aspetteremo insieme, in silenzio, un po’ di vento che porterà lontano i nostri sogni ed il nostro amore.
Verrò con te sul mare, ogni volta che lo vorrai, per insegnarti a capire che se anche una cosa non è per sempre, se si vuole, comunque è.
Sai un’ultima cosa?
Io non potrò mai regalarti il vento, il sole, il mare. Ma una cosa posso fare: chiamarti Amore.
Ed il vento, questo lo sapeva. 

 
Torna ai contenuti | Torna al menu