Margherita Giacometti - Alcolore

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Racconti
Margherita Giacometti è nata nel Veneto, in provincia di Treviso, nel 1958, ha una spiccata propensione per la narrativa che coltiva da anni,è anche poetessa e ha partecipato a numerose antologie, è stata anche tradotta in inglese, coltiva studi umanistici ed è insegnante di Lettere.
Canta l'amore sotto varie forme, specialmente l'amore maturo verso chi è più giovane, spesso mette in scena donne tormentate e tormentose, come è lei.

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DOPO SI VEDRA'

Il vento caldo agita le piante,oggi non ho lavorato, è stata una domenica calda di sole e piena di silenzio, solo qualche volta ho ascoltato un telegiornale senza interesse, domani tornerò a scuola a regolare i conti di fine anno, un anno trascorso come un incubo assurdo, come una irrazionale follia, perché è una follia insegnare qualcosa al nulla, farlo per uno stipendio, farlo per disperazione, perché non c'è altro, e tu sei un'insegnante con i capelli di neve e il cuore strizzato.
Tu lo sai, Gabriele, sai tutto di me, ma non mi aiuti, solo ascolti in un silenzio corrucciato perché ti tocca ascoltare le mie recriminazioni non potendo dirmi le tue difficoltà certo per troppo orgoglio di stampo antico, molto antico, molto fuori moda, io non ti capisco, vorrei capire, vorrei parlare al tuo cuore, ma non c'è passerella tra noi.
Solo da circa un anno discorro con qualcuno che mi risponde a tono anche se potrei essere per età sua madre, ma fisicamente no, inoltre non c'è scintilla, nessuna scintilla di sentimento caldo, solo rapporti di burocrazia ordinaria, eppure lo sento tutti i giorni, come te del resto, solo che lui è più interessante di te, molto interessante, chissà se lo rivedrò il prossimo anno scolastico.
Dopo si vedrà, dopo sarà qualcosa,dopo sarà qualcuno, senza tanti perché, qualcuno che spezzerà questi falsi legami telefonici, te che non vedo, lui a cui parlo a scuola, dopo si vedrà, chissà che cosa c'è dietro l'angolo, forse solo la vecchiaia con una morte disperata.

Margherita Giacometti

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IL CAMBIO

Vedi Gabriele, io vorrei cambiare vita, ora più che mai dopo la morte dei genitori fin troppo anziani, ma non sono libera, anche se non ho parenti qui in città, non sono sposata e non ho figli da mantenere, non ho legami sentimentali, neanche nei tuoi confronti, nei confronti di te che non sopporti il fatto che ti abbia amato quando ero più giovane e più ottimista, lo so che tu sei nella mia situazione, io ho un fratello da mantenere che non trova lavoro e tu hai una madre novantenne a cui in qualche modo devi badare, insomma siamo due poveracci che tiriamo a campare con una palla al piede, non possiamo andarcene, non possiamo schiodarci da questa città maledetta che ne farei cambio.
Vedi Gabriele, io vorrei cambiare, non tanto la città, ma la sede di servizio sì, mi spiace lavorare dove lavoro, anche perché sono costretta a lavorarvi da dieci anni, ed è sempre peggio, peggio che mai, non so bene il perché, ma mi sento un'intrusa, spaiata, spiazzata. Poi vorrei cambiare la mia solitudine antica, vorrei compagnia giovanile, ma il giovane con cui discorrere non l'ho mai incontrato e non lo incontrerò certo in questa città sonnacchiosa.
Io so che non ti piaccio, forse un tempo ridevi con me, ma ora hai sessantanni e ti senti vecchio, so chi è stata l'amore della tua vita, sulla quale contavi per un dolce prosieguo della tua esistenza, ebbene non c'è oggi al tuo fianco, e nenache io sono al tuo fianco perché tu non hai voluto, ed anche perché tu hai rifiuto nei miei confronti, troppe poesie, cervello troppo balzano, ironia e sarcasmo e tante tante lacrime ghiacciate e mai scese per piangere.

Margherita Giacometti

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LA DOMENICA SENZA

La domenica crollo su tutta la linea, non ho più forze né voglia di uscire e di parlare, sono un fiore appassito e disidratato al massimo, è vero che è giugno e fa caldo caldo, il sole è cocente, l'aria immobile, l'asfalto bollente, non penso più a niente, non spero più in niente.
Non ho voglia di leggere nulla, è una domenica insulsa, senza sale, senza vita, sulla tavola c'è un gatto, un vecchio gatto fulvo col petto bianco che ha generato stirpi di micetti fulvi come lui, ed ora le gattacce gli impediscono di mangiare perché devono fare latte a nutrir la prole.
Vedi Gabriele, questa è la mia domenica, la solita domenica in cui ti telefono per augurarti buona domenica, tanto per dirti qualcosa, ormai ho esaurito gli argomenti dopo diciassette anni in cui ti conosco, dopo aver lavorato sette anni nella stessa sede di servizio, ebbene sei rimasto uguale, solo che adesso hai sessantanni, belli e suonati da marzo.Di solito ho sempre voglia di scherzare e ridere del tuo carattere di vecchio barbogio, ma oggi no, proprio no, ce l'ho con me stessa che non ti manda all'inferno, tu, con la tua laurea in filosofia e le rughe attorno agli occhi. Vedi Gabriele, la mia vita è fiele e ne ho la nausea anche perché ho vissuto troppo, fai bene a sospettare che io al telefono ti prenda in giro dicendoti che ti voglio bene, che te ne voglio tanto, io non voglio bene a nessuno, neanche a me stessa, sono molto stanca di lavorare ancora alla mia età, alla mia età mia madre era in pensione da anni e anni, come mio padre del resto, oggi devo tirare la carretta senza la prospettiva di godermi il meritato riposo, il riposo spero di averlo nella tomba, sempre che non sia gettata nella spazzatura.
Si è alzato un po' di vento che agita le piante del giardino, io non ho nel cuore tanta vita e detesto il fatto che tu mi consideri una importuna rompiscatole o peggio una falsaria, come se fossi una falsificatrice di sentimenti, oggi, oggi, è vero, non amo nessuno, ma non ho rancori, però sono svuotata di tutto, perché ? perché è finita la scuola, sono povera e non posso andare in vacanza, ho appena i soldi per sopravvivere e me li devo fare bastare fino al fatidico ventitre.

Margherita Giacometti


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SOLIPSISMO

Ma che t’importa? Io sono io, ma non bastavo a me stessa per questo ho avuto bisogno di un legame, ti sono stata fedele, a parte qualche tradimento, qualche sguardo altrove, non verso te, ma verso qualcuno più giovane di te, più fresco, più vero che te. Tu, tu sei un vecchio barbogio che non mi dice niente, hai la testa pelata e una ragnatela di rughe. Ho finito per odiarti, odio dal cuore, ti odio di cuore, sei un vecchio barbogio, e sei troppo duro con me.
Adesso mi sento ubriaca,mi sembra di avere le vertigini e di avere bevuto un litro di birra, no non ho ricominciato a bere, ti assicuro non bevo, sono io e basta, non voglio storie con l’ospedale, no non bevo, solo vorrei scolarmi una bottiglia di birra,anche un piccolo bicchiere, amo l’odore della birra giù per la gola.
Ho sete di birra, fa così caldo, oggi è caldo, quasi Ferragosto, eppure la città è piena di gente, io soffro a Ferragosto, negozi chiusi come il mio bar preferito dove mi sparo un paio di tramezzini quando tu non vedi.
Sono grassa ? Sono come mi hai trovato al bar tanti anni fa, che parlavo, parlavo come un mulino a vento.
Adesso ho mal di testa, lasciami stare, me ne frego di te, non vali niente, niente, hai capito? Ti odio.Odio.
Ma ti sei guardato allo specchio ? Ti ci vorrebbe uno specchio ustorio, ti vorrei bruciare la macchina e in un sol colpo anche te. Ma ti sei visto allo specchio stamattina ? Ubriaca io? Ma guarda! Ma guarda!
Brutto tirchio! Brutto e basta, voglioso di soldi e pure …. Sì, sei un tirchio, non so come ho fatto a sopportarti per tanti anni, e il telefono? Ti rendi conto che telefonavo a te ogni giorno?
Lo sai, lo sai che ti ho amato, appunto ti ho amato, adesso no, e no per sempre, non è stato neanche bello, non è stato neanche amore, solo un gioco della mente che ora si pente.

Margherita Giacometti

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FORSE

Forse è stata quella sera di una domenica di sole, di una domenica di ottobre, di metà ottobre.
Ho visto così mio padre quella domenica appena trascorsa e l’ho visto vecchio, decrepito, prossimo a morire con tanta amarezza in corpo nella mente ottusa, lui arteriosclerotico.
Non ero capace di dire nulla, ma poi all’improvviso sono esplosa, esplosa di rabbia.
La mia vita da tempo è in sua funzione, in funzione di un padre che spesso e volentieri m’ha messo le mani addosso. Ora l’ho visto con la barba sfatta, rosso in viso, con lo sguardo fisso nel vuoto.
Non perdono,non posso. Neanche ora che ha quasi novantanni.
Io ho solo voglia di urlare ora che devo nettare il bagno sporco della sua urina.
Sono furiosa di sciupare la mia vita appresso a un padre che mi ha maltrattato.
Lo maledico apertamente perché non ho libertà. Però poi gli vado a prendere la misera pensione.
Vado alla posta col libretto e firmo come una brava figlia.
In realtà trasudo odio da tutti i pori. Vivo la miseria. Andrea non capisce tanto attaccamento a un padre che quasi non parla più se non per negare, per dire no.
Andrea è giovane. Parliamo.M’ha offerto una convivenza, così per compagnia, ma io non posso.
Sono furiosa di non essere libera. Sono furiosa anche con Dio, anche perché sono in miseria.
Vorrei parlarne con Gabrieleche pure ho tanto amato.
Gabriele capisce. Ma non sa che farci. Io ho paura. Adesso che farò? Il futuro non esiste.
Mio padre morirà. Ed io? Domenica era balordo,imbalordito forse dai farmaci.
Gabriele ha la madre che va verso i novantanni e la deve mantenere e deve avere cura della sua salute.
Madre. Padre. E tu? Io non posso andare con Andrea che vive scialando.
Mio padre non s’era fatto la barba, se ne scordato. Puzzava di piscio.
Sono stanca di un padre che puzza di piscio da mane a sera. I pantaloni gli cadono, sta dimagrendo, mangia sempre meno. E puzza. Puzza di piscio. Ogni tanto comanda, ma io gli urlo dietro e davanti.
Il fatto è che ho paura di morire prima io di lui.Lavoro come una mula e porto la soma.
Mia madre pure lei è balorda e smemorata. Domenica mio padre pareva un mendicante e mia madre era smarrita, persa in un suo pensiero. E io ? Devo essere la spalla di Mario oltre che di Andrea.
Gabriele si sente vecchio. Ma io chi sono? Chi sono diventata?

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DIABETE

Scusa, ma sono fatti miei,non voglio parlarne, neanche con te che pure mi ascolti, sono furiosa, furiosissima e anche offesa, offesissima, ci penso continuamente, la testa mi scoppia, è come un melone eppure non studio più niente, non m’importa più di niente, neanche di te. A me importa solo che ho il diabete, è da marzo che cerco di sopravvivere per non affogare nei marosi del pancreas mio che non funziona più bene.
Certo è questione di pancreas, non lo sapevi ?io non vivo più, sento che sto morendo a poco a poco, sono diventata cattiva e confusa nei miei pensieri di donna, no, non riesco a leggere e neanche a scrivere……
Ma credi che non ci pensi ? certo che ci penso e ho paura, so che cos’è il diabete…e io ero già diversa, molto diversa da quando ho deciso di essere scrittrice ma non a tempo pieno, ora che cosa scriverò ?
Non lo sai che sono una scrittrice? La mia vita è scrivere, scrivere, scrivere e viaggiare….
No, non voglio l’insulina, mi trema la mano, anche quando misuro la glicemia, mi fa male la lancetta che mi punge il dito, che ne sai?, ma va, va pure a farti… che ne sai tu del diabete? Adesso sono vecchia e mi viene la nausea, certo ho nausea anche di te, sì te lo dico, mi fai schifo e mangia pure ingozzati, strafogati, dannata malattia mi fai schifo, tutto il mondo mi fa schifo.
Scrivere sul mio diabete? Ma che vuoi? Io odio tutto e tutti, e chi se ne frega dei preti!
No, non voglio andare a messa, perché dovrei ascoltare un prete dal pulpito o peggio confessarmi?

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CINESE

Ho mal di testa, una vera emicrania, un’emicrania pazzesca,ho la testa vuota di pensieri come se fossi candeggiata, non tollero di guardarmi allo specchio del corridoio,ho solo voglia di camminare, non sono tranquilla, mi gira la testa e ho un buco allo stomaco da qualche tempo ho sempre meno voglia di mangiare, voglio solo comprare qualcosa per la mia persona, qualche abituccio dai cinesi delle bancarelle del mercato, però oggi sono stata al mercato, ma poi è venuto un acquazzone che mi ha bagnato i capelli a onde facendo la testa una palla bagnata e depressa, certo che sto lavorando, mica mi giro i pollici, credimi. Ma devi credere,proprio proprio mi devi credere, ho fame, ma la glicemia è alta, molto alta, troppo, per questo straparlo, ho fame, ma non posso farmi un caffè zuccherato, il diabete non lo consente, però ho fame, mi sento lo stomaco vuoto, la metformina è micidiale, devo applicarmi a qualcosa per vincere l’emicrania, oggi sono stata al mercato, poca gente che comprava, io avevo l’emicrania e non mi interessava niente, cianfrusaglie, ciarpame a buon mercato, da bambina al mercato c’erano suoni e colori, richiami dei bancarellai, bella frutta, vestiti che mia nonna non comprava perché c’ erano ancora negozi a buon mercato e al mercato andavano le casalinghe poveracce. Adesso la poveraccia sono io e non posso più entrare in un negozio della piazza senza piangere anche perché sono ingrassata strada facendo. Certo non solo i prezzi, anche la taglia troppo giovanile per me che vado verso i sessantanni. Ho scoperto il mercato quando mi sono stabilizzata col lavoro e soprattutto quando sono ben ben ingrassata come una palla gonfiabile.Ho tanto mal di testa, non sono ubriaca, ho solo la glicemia alta, molto alta, mi annoio, non so che fare in attesa che si aprano i negozi, ho paura del Ferragosto, sono povera e sola, vogliosa solo di uscire di casa dopo un’ attesa snervante, molto snervante, attendo, attendo, nessuno mi telefona ed io sono nervosa come se diventassi irritabile per il diabete.Un acquazzone sconvolge l’aria con tuoni sopra la città svuotata dalle ferie di agosto, non posso io andare in vacanza, non ho neanche i soldi per vivere dignitosamente fino al giorno dello stipendio. Alla mia età lavoro ancora, non mi lamento, non piango sui debiti, so solo che sono una poveraccia col diabete mellito.Mi hanno tolto tutti i piaceri della vita e m’hanno pure beffato dicendomi di andare in piazza tutti i giorni a guardare le vetrine dei negozi, non ho neanche i soldi per tirare avanti e al lavoro sono la peggio vestita, con roba da mercato cinese.

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ANDREA
DOVE MAI, SE MAI

Vedi, Andrea, mi trovo sofferente nel mio letto con la febbre e la gola in fiamme. Ci incontriamo raramente al lavoro, però io ti telefono regolarmente, sempre temendo di disturbarti in qualche modo.
Tu cerchi qualcosa che io non posso darti, anche perché amo ancora Gabriele. Tuttavia rido, scherzo, parlo con te di tutto, anche di Gabriele, il miele della mia vita, il fiele della mia vita.
Noi due ridiamo e scherziamo al solito caffè della piazza. Lo facciamo all’insaputa degli altri e parliamo, parliamo scherzando. Ma io continuo ad amare Gabriele.
Tante volte mi hai chiesto il perché, perché lui, e non altri. Ti piace, Andrea, scherzare e fare battute di spirito. Ma davvero io non posso accontentarti e anzi non voglio neanche che mi tocchi.
Tu hai fame, le donne che incontri non ti saziano lo stomaco vorace di predatore. Resti scornato, e io mi diverto e rido, rido celando il segreto. Mi dà un po’ fastidio che al lavoro tu corra dietro alle nubili in cerca di qualcosa che nessuno ti dà mai.
Così resti nessuno, un povero essere che accetta la compagnia di me che porto Gabriele nel cuore.
Del resto potrei essere tua madre.

Margherita Giacometti

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LA DOMENICA CHE……

Oggi mi sono svegliata all’alba, era ancora buio, molto buio. Capivo e non capivo che cosa dovessi fare.
Il sole spuntò. Ottobre era dolce e delicato con pomeriggi trepidi, assolati, che stordivano come un buon vinello. Quella domenica sapevo che c’era il mercato in piazza. Io stavo male. Ma decisi di camminare tra le bancarelle. Ero stordita e dolorante. Ma ero consapevole di averti perso, Gabriele.
La famiglia, la casa, e il lavoro mi procuravano una forma di allucinazione in quella domenica di ottobre.
Con fatica arrivai in piazza come se fossi allucinata;del resto io vivo una allucinazione quotidiana anche perché il male dentro le mie viscere è grande ed io mi sento lacerata dentro.
Ora poi so che tu Gabriele non mi ami. Forse non mi hai mai amato..ho provato a sostituirti con Andrea, ma ora ne ho disgusto. Forse, credo, dipenda dalla menopausa incipiente.
Il dolore che provo m’offusca la mente ed io urlo. Il dolore mi fa urlare, grido al muro, grido al tavolo e alle finestre sporche. Sto vivendo la menopausa in modo sfiancante.
Per cui devo dire che Andrea non mi interessa più anche se in qualche modo è assiduo nel tentativo di essermi amico. Mi fa nausea la sua pelle coperta di peli rossastri. Avrei bisogno di vederti Gabriele, di parlarti. Il caldo al volto mi ricorda quello che sto diventando perché io sto diventando vecchia.

Margherita Giacometti

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L’ODORE DEL MIO CORPO

Cara Margherita,
di solito non scrivo lettere, uso il computer per lavoro e per diletto. Però voglio mettermi al tuo livello, di te che sei una donna di lettere, tutta presa dalla poesia, di te che fai letteratura, che la vivi…..
Non mi fai partecipe se non di cose tristi e sei prigioniera di una famiglia senza vivere una vita tua se non quando prendi in mano la biro e componi versi che non capisco.
Da qualche tempo, volevo dirti, sono a disagio con me stesso,specialmente quando mi corico.
Infatti non vorrei che venisse mai sera.T’immagino in cucina, mentre scrivi parole che non capisco e che mi escludono. L’anno scorso non ci conoscevamo. Tu stringevi i denti per non fare trasparire il dolore d’esistere. Sono imbarazzato quando mi vedo in pigiama,mi chiedo se Gabriele fosse più bello, sessualmente appetibile. Io non so chi è Gabriele,me ne hai tanto parlato…….
Ma oggi, in questa sera d’ottobre, così trepido,così dolce, solo con un po’ di nebbia all’alba, non ho il coraggio di svestirmi e di mettermi a letto tutto solo come un verme.Mi sento infatti un verme, non sopporto più l’odore del mio corpo. Sono a disagio. La mattina mi sfrego col sapone come se volessi desquamarmi la pelle. Tu mi sfuggi, sei sempre di fretta e non mi baci mai, anzi dici che ami ancora Gabriele, anzi non lo amie mi torturi.
Quando sono sotto le coperte sento l’odore del mio corpo. E vorrei vomitare su me stesso.
Temo molto di essere rifiutato da te. Tu soffri, non parli e non mi tocchi.
Sei arcigna con le persone e forse non ami veramente Gabriele, non lo hai mai amato davvero.
Io mi sento un verme ogni notte e penso che sia così che mi vuoi.
Un verme nudo odoroso di sudore e sapone di Marsiglia.
Se non ora, quando?
Chi ti ama in silenzio

Margherita Giacometti


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SEMPRE CARO MI FU…..

E’ una girandola, è una giostra la mia vita, un gioco allucinante. Mi ritrovo sola la sera dopo una giornata frenetica. Le mie azioni sono incoerenti. Sento di vivere una sorta di dissociazione.
Il segreto che nascondo…..guai se lo si sapesse!
Sono passati molti anni. Ero in un letto con un ago infilato nel braccio e non ero io.
Non credo perciò che Mario sia malato, è solamente un fallito che ha perso il senso della vita. Mario io lo strapazzo con rabbia. Da qualche tempo parlo con un altro. Un verme flaccido che mi vorrebbe. Ma io non lo voglio. Ho perso il mio corpo molto tempo fa in un letto d’ospedale. Hanno oppresso il corpo e ucciso l’anima. Perciò ho smesso di chiedere il perché di tutto, anche di me che sono stata una vittima.
Mario è il mio sfogarsi, il mio urlare, inveire e maledire il giorno che…
Ma i giorni sono tanti, sono sempre quelli in quella scuola.
Mario, sono anni che non lo vedo. Lui si confida con me e io sono diventata aggressiva e crudele.
Gliele canto. Gliele canterò sempre. Se lui è solo è perché non si schioda e si troverà col sedere per terra.
Lo butteranno in un ospizio prima dei sessantanni.

Margherita Giacometti

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TUTTI GLI UOMINI DELLA MIA VITA

Guardo il letto sfatto. Non ho sonno. Da tempo mi sono abituata alla solitudine di una cucina sporca.
E’ arrivata l’età della pensione. IO sono sempre più pensierosa.Non ho legami, neanche con la memoria di un passato che non capisco. Non riesco a ricordare tutti gli uomini della mia vita. Però ho conservato le lettere di Giovanni, il primo che mi ha detto “Ti amo”. Poi sono venuti altri, alcuni li ho amati di amore intenso come Saverio, altri solo di sfuggita.Ma tra i quaranta e i cinquantanni ho vissuto una sorta di triangolazione tra Gabriele, Mario e infine Andrea. Fatico a ricordarne i volti, ma ricordo molto bene le voci perché ogni giorno telefonavo all’uno o all’altro. I muscoli mi dolgono come se nella mia vita avessi portato pesi insopportabili per altri. Tenevo il piccolo telefono appoggiato all’orecchio mentre mi muovevo per la cucina badando al tegame dove sfrigolava la cipolla coi peperoni. Ridevo e scherzavo con Gabriele e facevo la gelosa pur sapendo che non lo avrei più rivisto. La mattina a scuola vedevo Andrea e nel pomeriggio gli telefonavo anche due volte per sapere dov’era e che faceva, fosse pure in una vasca da bagno.
Mamma non capiva. Iole parlavo molto poco. Talvolta soffrivo a vederla soffrire. Ma c’era Mario malato da anni di una forma depressiva. Mario mi teelfonava dalla clinica psichiatrica e a mia volta io gli telefonavo senza volerlo mai più vedere(ne avevo paura).
Lavoravo a quel tempo in una scuola che non mi piaceva. Andrea era un professore delmio corso.
Ma faticavamo a incontrarci nei corridoi onella saletta della scuola riservata agli insegnanti.
Tutto allora mi apparivamolto,ma molto squallido. Il triangolo di Gabriele, Mario e Andrea continuava.
Mi sdraiavo la sera tra le coperte sfatte e telefonavo oppure parlavo con la madre di Gabriele cercando di sapere che mi nascondesse
Infine il gioco finì. Di colpo. Capii chi era veramente Andrea e che cosa voleva da me. Fu come toccare le setole di un porco. Ricordo bene la data, era il 30 ottobre di un anno imprecisato, ma era il 30 ottobre.
Capii che Gabriele non mi avrebbe mai più telefonato perché io non gli piacevo più ed ero fuori della vita.

Margherita Giacometti

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IL GESTO

No, lasciami parlare, no, voglio parlare, sto soffrendo troppo, sto soffrendo da troppo tempo ed ora ho paura, no non ho paura di lui, ho paura per te, so che sei in pericolo, so che la notte non dormi, non voglio sapere più di quello che so, lasciamelo dire: tu non sei colpevole, colpevole praticamente di nulla, eppure tutti ti dicono responsabile e ti odiano, lei ti voleva distruggere, ti ha distrutto, di fatto fatto ti ha distrutto, perché l'abbia fatto non so ho solo paura, è orribile quello che ti ha fatto: lo so, lo so ha usato un cavo, s'è lasciata cadere dal balcone, non sei tu il responsabile, da tempo parlava di morte, forse voleva punirti.
Sì, sì, sì ti ha punito, tu non eri degno di tua moglie, non hai colpa, come io non ho colpa se non di amarti, se parlo così è per amore, io ti amo così come sei, col tuo orgoglio di uomo alla deriva.
Ho amore per te, certo io non sono lei, mio fratello mi controlla, ma non sa che ti amo,per favore parlami, parlami di' qualcosa, per favore di' qualcosa, dilla a me che ti amo, il mare è profondo e tu stai annegando, non voglio che anche tu...
No, no, ti dico di no, non sto piangendo, i miei occhi non hanno più lacrime da quando lo sai ,lo sai Ti giuro che non ho mai parlato con tua moglie, forse ero io allora a morire per mano sua.
Io da te volevo solo protezione, volevo protezione, qualche briciola d'affetto, lo so lo so, non riesci più a guardare i tuoi figli, immagino sono spaventati, hanno anche loro paura, hanno visto il corpo di tua moglie, l'ha fatto davanti a tutti, l'ha fatto davanti ai figli, sapeva?
Sì, sì, ho sempre saputo che eri sposato, io non sono più una ventenne, né una di quelle che ti stanno intorno, lo so, lo so me lo sono tenuta dentro questo amore.
Senti, senti, tutti ce l'hanno con te, io ho paura, ho paura che tu diventi pazzo, il mondo è pazzo,il mondo è pazzo, certo anche tu sei pazzo se mi ami.
Sì sei pazzo anche tu, ma forse non mi ami, non te ne importa nulla di me, è vero ti ho cercato io.
Senti amare non è reato, mica dico al mondo che ti amo, mica lo sanno in piazza, la verità è che sei un debole, sì, sei un debole, avevi paura di tua moglie, anch'io ne ho di mio fratello maggiore di te per età, certo ne ho paura, ma taccio.
Smettila, smettila, anche tu mi fai paura, io sento solo la paura, e tu? Adesso mi dici che è colpa mia? No, no, scusa, ma è il colmo, io non ho mai parlato con tua moglie, certo che so chi era, certo che lo so. Che lo sapevo, ma no , no ti dico di no, mai, mai l'ho avvicinata, sì, tu eri fedele a lei, a parte me, scusa se ti amavo, scusa se ti amavo.
Bene, ora non ti amo più, va' da lei, non mi importa nulla di te.

Margherita Giacometti

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TELEFONANDO

LA SERA

Lo so, lo so, è ormai sera, lo so sei stanco e ti senti un fallito, uno contro i mulini a vento, perché non ci vediamo? Non pretendo nulla, prometto che non ti toccherò, neanche con un dito, so che appartieni ad un'altra, scusa ma ho bisogno di te, ne ho un bisogno profondo, no,non solo fisico, il mio corpo mi appartiene, non l'ho spartito con te in nessun modo, scusa, lo so che parlo troppo, ma vorrei averti vicino solo per una mezzora, mi bastano pochi minuti, mi basterebbe un tuo bacio, sulla fronte, sì, sulla fronte, ho sete anche di te,tu, tu, non mi vedi,ma ho le lacrime agli occhi, so cosa dicono di te, so che ti odiano nella tua città, nessuno sa di me, stai tranquillo, io non parlo, non parlo, solo piango. Mi sono ridotta a cercare notizie di te senza tradire emozioni, ho voglia di piangere sulla tua spalla forte, troppa gente ti odia, ma tu lotti per il bene, io lo credo, ma son rimasta sola. Lo so, lo so, stai lottando per tutti, anche per me che ti amo, ti giuro che non lo sa nessuno, proprio nessuno, pronuncio raramente il tuo nome e lo faccio solo con chi mi fido ben bene. Ma perché non vuoi vedermi? Già, sì, tu sei importante, molto importante, un tempo ero io quella importante, ero io al centro dell'attenzione sul palcoscenico della mia vita, lo so lo so, hai paura di tua moglie, non reggi più lo sguardo dei tuoi bambini, sai che hai fallito e t'aggrappi a tua moglie che non sa di me e di te, in te cerco un gemello, mi sento vuota, per te sono solo stupidaggini, unica verità è che ti amo, ma fino a quando, tesoro, ti amerò? Un giorno avrò le prove che ci hai traditi, e allora ti volterò le spalle.

GIROTONDO

Senti, chiamo per sapere tue notizie, lo so, lo so che non sono fatti miei, ma ho paura, ho tanta paura. Le notizie sono terribili, dai vieni via dal paese, ho paura, non ne vale la pena, la tua vita è preziosa, vuoi dunque morire in trincea, ma chi te lo fa fare? Non basto io? Certo, sono povera, ho una vecchia casa, ma il posto per te c'è, c'è sempre, hai paura della povertà?
Di che cosa hai paura? Di essere dimenticato? Il paese è nel caos, scappa finché si può, scappa.
Di notte, quando si dorme, ma forse nessuno più dorme dove sei, no, no, non smetto, la bolletta la pago io, certo se vuoi smetto, smetto, non parlo, vuoi che urli al telefono?
Per favore, vieni dove abito, vieni da me, è tutto tranquillo, da me non succede mai nulla.
Ho paura che t'uccidano perché sei tu uno dei responsabili del disastro, lo so, lo so, non sei stato tu con le tue mani, ma sei responsabile, no, il caos di certo non l'hai creato tu, so chi soffia sul fuoco.
Basta, ho paura, molta paura, non lo so, non lo so perché ti amo, sì, certo prima vengono i tuoi figli, ma che futuro avranno?Sputeranno in faccia a loro, sputeranno in faccia a te, che innocente non sei.
No, caro mio, non sei innocente, non dire che non hai le mani sporche!
No, non dire che sei onesto, sei vile come i tuoi compagni di cordata, hai voluto il successo?
Ora pedala, pedala ,pedala.
No, non la smetto, è ora di finiamola, sì, finiamola, finiamola per sempre, va' al diavolo!
Sì, avrai quello che ti meriti! Non avrai mai pace, mai, finirai per essere arrestato e processato per tradimento, per alto tradimento, perché sei un traditore, sì, so quel che basta su di te, sei solo un profittatore della fiducia altrui. Vattene dalla mia vita!


TELEFONANDO
ALLA FINE

Pronto, sono io, lo sai, alla sera ti voglio parlare, sei l'amore della mia vita, non sto bene, no, ho fatto le analisi del sangue, stupido, non sono incinta, ma sto male, sto male male, sono in pericolo, ho bisogno di te, credo che per me sia la fine, sai, alla mia età si pensa di più alla morte, allo sfacelo del corpo e della mente. Credo che presto impazzirò, ho troppa paura del domani. Ho paura, non di morire, ma del dolore, ho sofferto troppo. Sì, davvero, ho sofferto troppo e tu lo sai, lo sai, non dire di no, mi hai conosciuto per anni e anni, ero sotto i tuoi occhi. Scusa, io t'amavo, sì ti amavo,non dire no, non dire no. Vorrei vederti, non ho molto da vivere, questo il senso delle analisi, sto veramente male, non scherzo.

Margherita Giacometti


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PER AMORE

Dormi? Ti prego, svegliati, ho paura, non so perché, ma ho paura, molta paura, ho paura per te che ancora dormi, io no, non so perché, ma bacio i tuoi capelli, povero caro, hai capelli meravigliosi, belli e forti, come foglie di quercia al vento tu parli a me con il tuo corpo.
Ma tu dormi, dormi e non ti svegli. Per favore svegliati, svegliati e combatti, non gettare la spugna.
Lo so, lo so, tu hai tanti problemi nella testa, ma non è colpa tua, non è colpa tua, non sarà mai colpa tua. E' l'alba, c'è un sole tiepido, un sole tiepido e luminoso.
Non oso dirlo, non oso dire il mio nome. Non oso dire il tuo nome in quest'alba luminosa, com'è bella quest'alba, ho poca vita, la passerò ad amarti comunque tu sia, dovunque tu sia, amore mio, figlio mio, perché tu sei mio figlio. Sei mio figlio e tua moglie non ti capisce più.
Lo so, è tua moglie, io sono solo tua madre, vengo dopo, ma non lasciarla, non lasciarla per favore, per favore, ti sei rifugiato da me e vuoi che sia per sempre.
Tu sei mio figlio, mio figlio, hai capito? Io sono la tua povera madre, così contenta di averti per figlio, sono così orgogliosa di te. Certo, certo, ora stai dormendo, ma io per amore farei di tutto.
Sì, sì farei di tutto per te, anche se non ho soldi e tu li hai, e allora se hai soldi, perché li hai spesi per un divorzio assurdo, so che hai un'amica, una cara amica, di quella sono gelosa. Molto gelosa.
Detesto i suoi occhi glauchi e i suoi capelli tinti di rosso.
Perché la ami? Tu l'ami, tu l'ami. Io no, io no. Quella donna non ti ama, quella donna è una strega.
Una terribile strega, è il sortilegio di lei che ti ha portato a scappare di casa.
No, tesoro, non non scappare con quella donna., sì, lo so, ti ama, ti ama. Ma tu non devi scappare.
Chi è lei? So solo il suo nome, so dove lavora, ma non l'ho mai vista se non in foto, so che è famosa, ma tu hai figli, hai figli. Te ne rendi conto? Ho paura per te. Ti sei compromesso con quella donna, ora ami lei, ora ami lei, ho paura perché la notte ti agiti e piangi che vuoi la strega.

Margherita Giacometti


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LE PAROLE CHE NON DICO

Stanotte il vento spazzava la città, raffiche e raffiche di vento, sibili ed ululati, e rami spezzati che crocchiavano forte forte, io con la febbre alta avevo gli occhi sbarrati ed ero sofferente, l'alba fu livida e grigia, ma nulla mi stupiva, nulla mi stupiva più, tu eri lontano e io ho la febbre, credo di stare morendo di febbre che non passa mai. La febbre non passa ed io non ti vedrò mai più, in nessun modo. Questo mi sconvolge, non poterti mai più parlare, non poterti mai più toccare le mani.
Io sono qui, qui che ti amo senza volerti bene, sono un'antinomia, sono un'antinomia.
Io ho paura, ho molta paura, sono una donna sola, sono solo una donna smarrita in un labirinto.
Ho paura di questa febbre che mi sta distruggendo giorno dopo giorno, sono sempre più debole, sempre più debole, sempre più debole. Ricordi il filo d'Arianna ? E' il mito che preferisco, lo sai che amo i miti greci come te del resto. Quando ti parlavo di Teseo sorridevi perché ti sentivi Teseo, tu eri il mio Teseo, il mio eroe. Tu sei il mio eroe, per me non sei Eracle, ma Teseo, sei l'intelligenza, l'astuzia, ma mi hai abbandonata nell'isola di Nasso. Ho amato il tuo volto aperto e solare, ho amato i tuoi lunghi capelli. Erano così luminosi al sole, no, non piango e sai il perché.
Tu sai perché non piango, tu sai perché rido ironica. Tu ed io siamo anime inquiete, tu sei il mio gemello dalla pelle chiara e dagli occhi scuri.
Come erano caldi i tuoi occhi superbi! Come erano belli,aperti al mondo delle idee!
Tu sei il mio gemello, tu eri con me nel grembo di Dio, quel Dio che non amo e che a volte disprezzo, tu sei il mio gemello, il mio cuore batteva con il tuo.
Ma tu volevi altro, tu eri inquieto, tu volevi volare alto, ma tu eri destinato a me, solo a me, eri nel grembo con me. Perché ora sei lontano? Soffri? Soffri?
Povero amore mio, povero amore mio, soffri? E perché non vuoi soffrire con me ?
Davvero non mi vuoi? Sono un po' triste perché stai con lei, certo ti ama, certo ti apprezza, certo sarà tua moglie e ti darà dei figli. Ma io sono la tua gemella, legata a te da un patto di sangue.
Scusa se ti parlo così, scusa, amore, scusa, tesoro, ma sei anche il mio amico, il mio tenero e forte amico, ho una forte attrazione per te che pure non sai il mio amore grande grande
Dai, parla, parla, per favore parla, stringimi le mani, lasciati accarezzare, lasciati accarezzare, lo so hai paura di me, ma io ho il tuo stesso sangue, la tua stessa voglia di emergere al mondo, tu lotti, sei un lottatore, sei così forte, sei così debole.
Tu sei debole di carattere, ma forte fisicamente, amo le tue spalle, amo te, amo il tuo amore, amo i tuoi capelli a onde come nero mare, come onde del mare.
Onde del mare, onde del mare, sono naufragata nella tua foto, di te felice, perché tu sei felice,o no?
No, tu non sei felice, tu sei disperato e non vuoi il mio amore, e non vuoi il mio amore.
Io vorrei il tuo amore, io vorrei il tuo amore, solo un po' d'amore.
Per favore dammi un po' d'amore! Tu sei chi amo di più, tu sei il mio io lirico, tu sei l'oggetto del mio desiderio, tu sei il mio interlocutore poetico. Basta. Basta. Ti amo. Basta. Basta. Ti amo.
Sei me stessa, ma sei lei stessa, so il suo nome e so che ti è cara, molto cara, ma tu la ami oppure è solo abitudine? E' abitudine, solo abitudine, ma la notte dormi con lei e a me dai le briciole delle tue foto, ma io ho il tuo stesso sangue, sono fredda e calda come te stesso.
Non dire che non mi conosci, non dirlo più, non è vero , non è vero.
Tu mi conosci : sono la tua anima, sono la tua anima, povera anima mia, povera anima mia, so le tue difficoltà, so che non hai soldi per vivere, neanche io se è per questo.
Siamo due poveracci, abbiamo fatto carriera per trovarci a terra alla nostra età......
Scusa, ma ti vedo invecchiato, sciupato dai debiti che hai, povero caro,non ho soldi,proprio non ho soldi da prestarti, a te i soldi non bastano mai, non bastano mai, se è per questo neanche a me.
Tu vuoi solo soldi, soldi, soldi, mi chiedi soldi, mi chiedi soldi e io non ne ho, non ho soldi neanche per me, mi dai delle foto in cambio ?
Sorridi? Sorridi? Lo so che devi mantenere lei che non lavora e bada ai figli che hai, ma perché la ami? Perché ami lei? E io? E io? Non merito un po' d'amore?Questa mattina è scoppiato il sole, ed io ti pensavo, pensavo a te che sei un mostro e che mi fai paura, perché tu fai paura, la tua vanità fa paura, la tua incoerenza fa paura. Il tuo orgoglio è mostruoso, tu sei più vigliacco di quel che credessi o sapessi. Io sono io e tu sei tu, sorridi?
Io devo, dico devo difendermi da te, perché tu hai aperto una breccia nel mio profondo, nel mio cervello ci sei solo tu, so benissimo che non sei libero, so a chi sei legato e tu sai che cosa sono io.
Pensare che ti ho amato come non ho amato nessun altro, ti ho dedicato i miei migliori libri, ho parlato di te apertamente. Sì, certo ho parlato di te, della tua persona, della tua personalità, certo, certo con discrezione, non ho violato la tua vita privata. Ti giuro che non parlo mai di tua moglie per nessun motivo e nessuna ragione.
Che bel sole oggi ! Che bel sole oggi! Forse è primavera, forse sarà primavera. Oppure no, non sarà.
Non sarà primavera, non sarà primavera per me, ma che m'importa della primavera!
Io non vivrò nessuna primavera con te, mai più. Mai più. Morirai nel mio cuore, stai morendo nel mio cuore giorno dopo giorno. Voglio solo liberarmi di te, lo voglio per sempre, non t'avessi mai visto ! Maledico il giorno in cui sei nato, tu sei incoerente e presuntuoso, io sono io. Io sono io, siamo due diverse personalità, non so come ho potuto amarti un giorno e pensare di rapirti a tua moglie. Sto reagendo al male che mi hai fatto, tu sei tu, stammi lontano o io dirò.....
Sì, mi hai capito lo dirò a tua moglie, proprio a tua moglie che tu mi ami, perché tu mi ami, anche se io non sarò mai tua. Mai, hai capito? Hai capito ? Hai capito? Non sono quelle che ti abbracciano per strada, io sono io, e tu sei un mostro di alterigia.
Il tuo orgoglio è smisurato, è enorme, stratosferico. Tu hai il culto della tua personalità, vuoi essere al centro dell'attenzione, in realtà sei un fallito.

Margherita Giacometti




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LE TUE MANI

Ho solo voglia di vederti e di parlarti, tu sei nel mio sangue, e io sono una donna fragile, tu lo sai, tu
lo sai, io tremo al pensiero di non vederti più un'ultima volta ancora, chiedo solo di vederti ancora una volta sotto i portici della mia città, lo so è piccola per la tua ambizione e io per te non posso fare nulla, proprio nulla, eppure ti penso sempre anche se i ricordi sbiadiscono, si cancellano a poco a poco, perché? Anche il mio amore svanirà. Sì, svanirà, svanirà.
Io temo quel giorno. Io temo quel giorno quando non ti penserò più, quando dimenticherò tutto e finalmente sarò vecchia, e lo sarò definitivamente.
Per il momento ricordo te e le tue mani. Ricordo. Ricordo e sono triste. Molto triste.
Voglio vederti, voglio stringere le tue mani di uomo orgoglioso, tu hai solo l'orgoglio di essere te stesso. Tu sei te stesso. Sempre comunque dovunque. Tu sei tu. Ed io vorrei averti di fronte, ma nella realtà io sono nulla. Tu invece hai già vissuto tutto.
Tu sei la persona a cui penso intensamente, tu sei la persona a cui penso sempre ogni solitaria sera.
Prendo in mano il diario che mi hai dato prima di partire e leggo i tuoi pensieri di uomo altero.
Sei sempre stato un uomo serio, ma un tempo sapevi sorridere, anche a me.
Certo, certo io non conto nulla nella tua vita, mi rimane il diario della tua giovinezza, il diario......
In esso tu parli di me, come di una ragazza strana, ironica e solare, non sono più quella.
Non sono più quella, no, non dirlo, gli anni sono passati, lenti,ma sono passati per sempre, per sempre. Perché mi hai regalato il tuo diario ? Io ne sfoglio le pagine, scritte nella tua lingua che per me è la mia seconda lingua, la lingua dell'amore intenso e perduto.

Margherita Giacometti


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LA ZIA

S’era fatta più dura,con una piega amara ai lati delle labbra, la bocca era piegata in una smorfia di dolore. Dentro aveva odio. Squillò il telefono. Una voce. Quella di suo cugino.La zia era morta. Era da tempo in ospedale. Troppo lontana. Lei troppo impegnata. La zia aveva passsato gli ottantanni. Lei era la nipote più cara. Ma quel giorno disse “ Condoglianze”, ascoltò i particolari e mise giù la cornetta.
Il giorno dopo ritelefonò suo cugino e la invitò caldamente al funerale di sua madre. Lei disse “ no, non vengo.” Il cugino era stupito. Perché mai? Perché?
Lei disse laconica:”La parentela è finita” e riattaccò.
Ripensava alla zia, a quando le telefonava tutti i giorni. A quando le chiedeva consiglio.
Un giorno, non sisa come, la zia morì dentro di lei.Capiva che c’era la nipote, la nipote adolescente, piena di problemi, piena di confusione nella testa. Smise di telefonare alla zia.
Un giorno il cugino le telefonò che la zia era in ospedale, era malridotta.
Lei disse:”Grazie di avermelo detto”. Sua madre affetta dal morbo di Alzheimer non seppe nulla della morte della zia. Brancolava nelle sue tenebre senza memoria. Lei da giorni non parlava alla madre di nulla.
Non parlava affatto. Lavorava come una mula e basta.
Il cugino tornò a telefonare. Come stava? Perché non ci si poteva vedere?
Lei rispose:”No, grazie” “Non voglio vederti, né oggi né mai”
Il cugino non capiva. Non aveva forse amato molto la madre malata di tumore?
Lei non parlava, solo odiava. Odiava in silenzio. “ La parentela è finita.” Il cugino si chiedeva il perché.
La parentela non può finire, è sangue, è carne. Gli veniva in mente che per tanti anni non s’ erano telefonati né incontrati,ora la voleva vedere sapendo che era sola con la madre malata e una donna a ore.
Ma lei era come un muro. Pensava il cugino che fosse gelosa, non si sa di che.
Tutto pensava fuorché a sua figlia che piangeva la nonna. Le aveva voluto tanto bene !
Perché sua cugina era così dura? Così inflessibile? Così pervicace?
Il cugino pensava e s’accorse una mattina che non sapeva niente della parente.
E il volto? E il corpo? Erano più di trentanni che non la vedeva e dov’era? Che lavoro faceva?
Dov’era finito il fratello?E la sorella era ancora viva? Mille pensieri e non una risposta.Perché tanta ostinazione? Lei non parlava, ascoltava molto il cugino parlare al telefono. Non c’era pace in lei, solo odio.
Anche verso una donna che l’aveva vista bambina.Ma allora era ingenua. E non sapeva nulla del Male.

Margherita Giacometti


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DOVE MAI, SE MAI

Vedi, Andrea, mi trovo sofferente nel mio letto con la febbre e la gola in fiamme. Ci incontriamo raramente al lavoro, però io ti telefono regolarmente, sempre temendo di disturbarti in qualche modo.
Tu cerchi qualcosa che io non posso darti, anche perché amo ancora Gabriele. Tuttavia rido, scherzo, parlo con te di tutto, anche di Gabriele, il miele della mia vita, il fiele della mia vita.
Noi due ridiamo e scherziamo al solito caffè della piazza. Lo facciamo all’insaputa degli altri e parliamo, parliamo scherzando. Ma io continuo ad amare Gabriele.
Tante volte mi hai chiesto il perché, perché lui, e non altri. Ti piace, Andrea, scherzare e fare battute di spirito. Ma davvero io non posso accontentarti e anzi non voglio neanche che mi tocchi.
Tu hai fame, le donne che incontri non ti saziano lo stomaco vorace di predatore. Resti scornato, e io mi diverto e rido, rido celando il segreto. Mi dà un po’ fastidio che al lavoro tu corra dietro alle nubili in cerca di qualcosa che nessuno ti dà mai.
Così resti nessuno, un povero essere che accetta la compagnia di me che porto Gabriele nel cuore.
Del resto potrei essere tua madre.

Margherita Giacometti


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LETTERA A GABRIELE

Castelfranco V.to 25/12/2010


Caro Gabriele,
è il primo Natale che passo senza un pensiero, senza una telefonata a te che pure ho amato per anni e anni, che pure sei stato un conforto nelle ore buie. Scrivo questa lettera che brucerò tra rami di pino, credo, l’ultimo dell’anno. E ’vero che questa mia lettera dovrebbe essere un modo per ricordarti ed invece è un modo per dimenticarti ancora meglio. Le mie mani ora sono coperte da una fitta ragnatela, sono invecchiate col tempo e sono gonfie, le tue mani erano dure nodose quasi callose, sempre arrossate, mani da operaio che avevi ereditato da tuo padre, ma tu non eri un operaio.
I tuoi occhi brillavano duri in una ragnatela di rughe, la fronte non era da meno, sempre aggrottata con le sopracciglia cespugliose. Il tuo ricordo procede per frammenti, scaglie di vita, scaglie d’amore. M’hai accusato d’essermi costruita un amore solo con la forza della mente e non col cuore. Dimentichi che io ti ho dedicato tante poesie e che io ho fama di essere una poetessa che insieme a te ha cantato il fiume Sile , dove Sile a Cagnan s’accompagna, scusa la brutta citazione dantesca, ma io vede nelle acque del Sile il tuo volto e la tua vita.
E’ mancata la tenerezza,qualche gesto tenero, la voglia di voler bene, di volersi bene,magari tutta la vita, ma la tua vita non era la mia e chissà perché ci incontrammo se non ci siamo mai capiti veramente, se veramente la mia fu la creazione di un amore durato più di sette anni. M’era pur caro parlare di te al telefono, con te per ridere e scherzare, col tempo ho capito che a te non piaceva, che nulla piaceva di me a te, nemmeno il mio canzoniere Sile, dove Sile a Cagnan s’accompagna, scusa la solita citazione dantesca.
Ora mi trovo qui piena di freddo senza una tua fotografia che mai mi volesti regalare come se io volessi rubarti l’anima. Chissà che cosa amavo di te, forse quella risata sgangherata, oppure il corpo secco e snello, o la mente pratica e decisa, invece scoprii dopo molti anni che tu non eri così.
Dopo molti anni scoprii che eri secco, arido, apoetico, incapace di fare un dono, di dire una bella frase, di fare compagnia. E non sono gelosa no della tua attuale fidanzata, tutta immersa nei calcoli, sono certa che ti soddisfa, che ti piace il suo modo di essere, di fare, di incantarti con la voce.
Io rimango qui ora con la febbre che mi consuma, sotto le coperte adesso che è Natale, adesso che ho passato i cinquant’anni come te del resto, adesso che è Natale capisco la solitudine,il vuoto dell’anima mia senza la tua. Allora penso che la paura è tanta e il fallimento è dietro l’angolo, ma tu non sei dietro l’angolo ad aspettarmi, la neve ha ricoperto il tuo volto, ha congelato il tuo corpo, ha bloccato il mio ricordo. Eri la mia vita, ora sei la mia vecchiaia ed anche tu sei vecchio nel corpo e nella mente ed io ho la febbre, è Natale e ho la febbre, tanta febbre, tu non ci sei nella mia vita ed io
vorrei piangere ma non posso, tremo di freddo senza essere scaldata.
Non posso vivere di rimpianto, cercherò qualcun altro che scaldi me e le mie notti.


Margherita Giacometti


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IL SOLE ALL'IMPROVVISO


Questa mattina è scoppiato il sole, ed io ti pensavo, pensavo a te che sei un mostro e che mi fai paura, perché tu fai paura, la tua vanità fa paura, la tua incoerenza fa paura. Il tuo orgoglio è mostruoso, tu sei più vigliacco di quel che credessi o sapessi. Io sono io e tu sei tu, sorridi?
Io devo, dico devo difendermi da te, perché tu hai aperto una breccia nel mio profondo, nel mio cervello ci sei solo tu, so benissimo che non sei libero, so a chi sei legato e tu sai che cosa sono io.
Pensare che ti ho amato come non ho amato nessun altro, ti ho dedicato i miei migliori libri, ho parlato di te apertamente. Sì, certo ho parlato di te, della tua persona, della tua personalità, certo, certo con discrezione, non ho violato la tua vita privata. Ti giuro che non parlo mai di tua moglie per nessun motivo e nessuna ragione.
Che bel sole oggi ! Che bel sole oggi! Forse è primavera, forse sarà primavera. Oppure no, non sarà.
Non sarà primavera, non sarà primavera per me, ma che m'importa della primavera!
Io non vivrò nessuna primavera con te, mai più. Mai più. Morirai nel mio cuore, stai morendo nel mio cuore giorno dopo giorno. Voglio solo liberarmi di te, lo voglio per sempre, non t'avessi mai visto ! Maledico il giorno in cui sei nato, tu sei incoerente e presuntuoso, io sono io. Io sono io, siamo due diverse personalità, non so come ho potuto amarti un giorno e pensare di rapirti a tua moglie. Sto reagendo al male che mi hai fatto, tu sei tu, stammi lontano o io dirò.....
Sì, mi hai capito lo dirò a tua moglie, proprio a tua moglie che tu mi ami, perché tu mi ami, anche se io non sarò mai tua. Mai, hai capito? Hai capito ? Hai capito? Non sono quelle che ti abbracciano per strada, io sono io, e tu sei un mostro di alterigia.
Il tuo orgoglio è smisurato, è enorme, stratosferico. Tu hai il culto della tua personalità, vuoi essere al centro dell'attenzione, in realtà sei un fallito.

Margherita Giacometti


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LE PAROLE CHE NON DICO

Stanotte il vento spazzava la città, raffiche e raffiche di vento, sibili ed ululati, e rami spezzati che crocchiavano forte forte, io con la febbre alta avevo gli occhi sbarrati ed ero sofferente, l'alba fu livida e grigia, ma nulla mi stupiva, nulla mi stupiva più, tu eri lontano e io ho la febbre, credo di stare morendo di febbre che non passa mai. La febbre non passa ed io non ti vedrò mai più, in nessun modo. Questo mi sconvolge, non poterti mai più parlare, non poterti mai più toccare le mani.
Io sono qui, qui che ti amo senza volerti bene, sono un'antinomia, sono un'antinomia.
Io ho paura, ho molta paura, sono una donna sola, sono solo una donna smarrita in un labirinto.
Ho paura di questa febbre che mi sta distruggendo giorno dopo giorno, sono sempre più debole, sempre più debole, sempre più debole. Ricordi il filo d'Arianna ? E' il mito che preferisco, lo sai che amo i miti greci come te del resto. Quando ti parlavo di Teseo sorridevi perché ti sentivi Teseo, tu eri il mio Teseo, il mio eroe. Tu sei il mio eroe, per me non sei Eracle, ma Teseo, sei l'intelligenza, l'astuzia, ma mi hai abbandonata nell'isola di Nasso. Ho amato il tuo volto aperto e solare, ho amato i tuoi lunghi capelli. Erano così luminosi al sole, no, non piango e sai il perché.
Tu sai perché non piango, tu sai perché rido ironica. Tu ed io siamo anime inquiete, tu sei il mio gemello dalla pelle chiara e dagli occhi scuri.
Come erano caldi i tuoi occhi superbi! Come erano belli,aperti al mondo delle idee!
Tu sei il mio gemello, tu eri con me nel grembo di Dio, quel Dio che non amo e che a volte disprezzo, tu sei il mio gemello, il mio cuore batteva con il tuo.
Ma tu volevi altro, tu eri inquieto, tu volevi volare alto, ma tu eri destinato a me, solo a me, eri nel grembo con me. Perché ora sei lontano? Soffri? Soffri?
Povero amore mio, povero amore mio, soffri? E perché non vuoi soffrire con me ?
Davvero non mi vuoi? Sono un po' triste perché stai con lei, certo ti ama, certo ti apprezza, certo sarà tua moglie e ti darà dei figli. Ma io sono la tua gemella, legata a te da un patto di sangue.
Scusa se ti parlo così, scusa, amore, scusa, tesoro, ma sei anche il mio amico, il mio tenero e forte amico, ho una forte attrazione per te che pure non sai il mio amore grande grande.


Margherita Giacometti


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SE AMOR DAVVERO

Dai, parla, parla, per favore parla, stringimi le mani, lasciati accarezzare, lasciati accarezzare, lo so hai paura di me, ma io ho il tuo stesso sangue, la tua stessa voglia di emergere al mondo, tu lotti, sei un lottatore, sei così forte, sei così debole.
Tu sei debole di carattere, ma forte fisicamente, amo le tue spalle, amo te, amo il tuo amore, amo i tuoi capelli a onde come nero mare, come onde del mare.
Onde del mare, onde del mare, sono naufragata nella tua foto, di te felice, perché tu sei felice,o no?
No, tu non sei felice, tu sei disperato e non vuoi il mio amore, e non vuoi il mio amore.
Io vorrei il tuo amore, io vorrei il tuo amore, solo un po' d'amore.
Per favore dammi un po' d'amore! Tu sei chi amo di più, tu sei il mio io lirico, tu sei l'oggetto del mio desiderio, tu sei il mio interlocutore poetico. Basta. Basta. Ti amo. Basta. Basta. Ti amo.
Sei me stessa, ma sei lei stessa, so il suo nome e so che ti è cara, molto cara, ma tu la ami oppure è solo abitudine? E' abitudine, solo abitudine, ma la notte dormi con lei e a me dai le briciole delle tue foto, ma io ho il tuo stesso sangue, sono fredda e calda come te stesso.
Non dire che non mi conosci, non dirlo più, non è vero , non è vero.
Tu mi conosci : sono la tua anima, sono la tua anima, povera anima mia, povera anima mia, so le tue difficoltà, so che non hai soldi per vivere, neanche io se è per questo.
Siamo due poveracci, abbiamo fatto carriera per trovarci a terra alla nostra età......
Scusa, ma ti vedo invecchiato, sciupato dai debiti che hai, povero caro,non ho soldi,proprio non ho soldi da prestarti, a te i soldi non bastano mai, non bastano mai, se è per questo neanche a me.
Tu vuoi solo soldi, soldi, soldi, mi chiedi soldi, mi chiedi soldi e io non ne ho, non ho soldi neanche per me, mi dai delle foto in cambio ?
Sorridi? Sorridi? Lo so che devi mantenere lei che non lavora e bada ai figli che hai, ma perché la ami? Perché ami lei? E io? E io? Non merito un po' d'amore?

Margherita Giacometti


 
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