Margherita Giacometti - Alcolore

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Racconti
Margherita Giacometti è nata nel Veneto, in provincia di Treviso, nel 1958, ha una spiccata propensione per la narrativa che coltiva da anni,è anche poetessa e ha partecipato a numerose antologie, è stata anche tradotta in inglese, coltiva studi umanistici ed è insegnante di Lettere.
Canta l'amore sotto varie forme, specialmente l'amore maturo verso chi è più giovane, spesso mette in scena donne tormentate e tormentose, come è lei.

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LA PIOGGIA ARRIVA

La pioggia è stata promessa, verranno anche i temporali domenica, il cielo avrà i suoi lampi, con qualsiasi tempo io ho deciso di andarmene e sto preparando i bagagli, la pioggia arriva e non mi trova sotto questo tetto perché sono stanca d’essere umiliata, mi sento un cane alla catena, non servono parole, non serve che alzi la voce, ho solo disgusto per gli anni che ho passato a stare qui sola ad aspettare che la sorte cambi, nulla è cambiato allora cambio io visto che tu non sei sparito, ho la valigia piena di ricordi credevo in te ispiravi i miei quadri sto preparando una mostra non sei invitato, ho paura del futuro lo so il futuro non esiste, tu non devi esistere nella mia vita, la vita non è tua tu non sei il mio padrone, non sono il tuo cane da portare a passeggio, sono io ho tagliato i capelli li ho fatti stirare sotto il phon, sì sono cambiata quando la pioggia arriverà bagnerà i miei vestiti non voglio l’ombrellino fucsia voglio la pioggia voglio tanta pioggia ed una nuova stanza dove pensare a me stessa, ma io sono nulla tu mi fai sentire nulla,detesto la tua voce, detesto il tuo sguardo da uccello rapace falchetto da immondezzaio, sei solo immondizia sono ancora giovane posso rifarmi una vita altrove non penso ad un altro uomo non voglio un altro uomo sono sazia di mascolinità voglio solo pensare e pensare e dipingere dipingere paesaggi ad acquerello lavati dalla pioggia lavati dal vento ti ho visto felice ed io con l’influenza, tu ti sei venduta l’anima al diavolo del denaro sterco del demonio,la pioggia arriva e non mi trova.

Margherita Giacometti
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BRIVIDI DI FREDDO

E’ arrivato il freddo anche nella mia cucina, mia madre stava seduta in una poltroncina a braccioli col capo chino e gli occhi socchiusi, quanto tempo! Ho freddo, anche nel cuore, sono vedova del tuo amore, sono convinta che m’hai amato sono passati quarantanni eccomi sono ancora viva, ma senza amore nel cuore non so più amare aspetto con pazienza l’ultimo giorno di una vita balorda da un uomo all’altro senza mai concludere nulla, ho le mani ghiacciate, le gatte litigano e soffiano soffiano soffiano ho freddo ho freddo freddo e solitudine dopo la morte dei genitori, non so dove sono e non spero di rivederli un giorno nella gloria dei santi, sono morti nella sofferenza sono orfana nella senilità, non provo dolore solo freddo, quando penso a te vorrei sapere la tua vita vorrei che me la raccontassi, vorrei rivederti anche con una barba bianca e gli occhiali sul naso, ora sono orfana, i genitori sono morti non possono più nuocere non possono più criticare, m’aspetta un giorno nuovo alla mia età lavoro ancora non mi lamento della paga, ma dell’ambiente che è corrotto, io sono un vaso di coccio e viaggio con vasi di ferro finirò a pezzi,tu eri un medico, ma non hai avuto cura di me, ora sono sola e avrei bisogno di te, ma forse sei morto o ti sei ingobbito e hai perso la figura con lo stomaco prominente, ora che ci penso non m’hai pagato neanche un caffè, non ho mai visto casa tua e poi ho saputo che come medico eri una nullità.

Margherita Giacometti


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PIEDI FREDDI

Ho freddo,la casa è fredda io sono ancora sveglia, ho iniziato in una nuova scuola, presto compirò cinquant'anni, ho i piedi freddi, ho bisogno di calore, pensandoti mi riscaldo, la nuova scuola è un manicomio,ordini e contrordini, non so bene che fare, non ho sonno non so il perché, i genitori dormono, è notte, vorrei sentire la tua voce al telefono, ho freddo ai piedi e male ai denti, il mio passato è passato in un giorno di quest’anno quando mi hanno trasferito in questo manicomio dove i pazzi non mancano e magari salgono in cattedra a pontificare qualcosa a qualcuno,ho i piedi freddi pensavo che me li scaldassi tu un giorno quando se mai però non è avvenuto ed oggi vado verso i cinquantanni, presto avrò mezzo secolo come se fosse un secolo di noia e umiliazioni, ma i genitori dormono, sono viventi e quando saranno morti? Confesso ho paura vado alla cieca seguendo il mio naso d’insegnante vita balorda non ti vedo da anni non mi telefoni io telefono io ti cerco tu non vuoi, vorrei sapere come farò ad andare avanti senza, ho paura la casa dorme la gatta dorme accanto a me, ho un raffreddore che non passa domani mi aspetta il manicomio della nuova scuola, me ne andrò, voglio andarmene, prima era meglio,prima io ti vedevo e bevevo il caffè che mi offrivi al mattino quando io ero io e tu eri tu, ora chi sei? Ora che fai? Sì, va be’ so’ io so’ quela che te vo’ bene, non sai che fartene de me, un ingombro, un armaro, un grando armaro, perché te amo ancora? Ho i pie sempre fredi ti te o sé, go fredo, manco a dirlo no te importa gnente, ma mi go naltra vita co altra gente, scamparìa doman ma go da star qua, certo certo manicomio,ma mi so’ l’unica savia.

Margherita Giacometti

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IL TRASLOC0

Certo, certo, ma la vita mi sembra una buffonata, un gran corteo di maschere e di gente travestita, poi quando si muore cade la maschera dal viso, sono consapevole di avere sprecato la mia vita secondo i canoni della normalità, io so di non essere normale, chi è normale però ?certo,certo, ora è sera, il buio è sceso inchiostro sulla città che mi ospita e che ospitò mia madre un tempo, mia madre era estranea alla vita di provincia inquieta e sonnolenta, io sono qui da sola, sola soletta che sopravvivo a stento, un tempo sono stata scolara e insegnante, ora sono un nulla in una via del centro, domani sarà dura, comincerà il trasloco, perché devo andarmene, mi aspetta l’ospizio, lo voglio io , la mia solitudine dura da troppo tempo, mia madre è morta martire consumata dalla demenza senile e dal cancro,mia madre è morta all’ospedale senza mai essere stata in un ospizio, io invece voglio andarci, non voglio più vedere questa città,trasloco, me ne vado, so che sono ancora giovane nella mia senilità, no, non ho ancora sonno, la sera mi sveglio e penso,a cosa penso ? Penso alla mia vita balorda, io sono balorda, senza figli, senza parenti, sono morti tutti,i mobili ? I mobili sono tanto vecchi, era un’altra vita, ero disoccupata in attesa di concorso, poi venne il concorso e giù a rotta di collo fino ad essere oberata di lavoro , io io da sola io sola con le classi, tante classi in tanti anni fino a tarda età, io isolata, senza amiche, telefonate di colleghe di lavoro, anche a scuola, sempre quella, per tanti anni, ed io sempre più vecchia e sola, sola soletta, tanti giovani, scolare divenute insegnanti ricordi di bei tempi, ora ho il trasloco, un po’ ne soffro, tanti libri consunti gettati via, non avrò rimpianti non ne avrò, ho finito per odiare la scuola coi suoi miti e riti, tanti anni passati a fingere, eppure ho scelto io gli studi di latino e greco, per finire a due passi da casa per comodità, certo devo lasciare la casa di mia madre, un po’ ne soffro, ma passerà passerà, ho qualche rimpianto, il primo amore di quell’estate mi torna in mente, ma domani dormirò in ospizio.

Margherita Giacometti

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LA FEBBRE CHE MI DIVORA

Sì, é vero, il diabete mi ha cambiato e molto, certo ero abituata a soffrire già da bambina, pensavo a un Dio che mi cogliesse come io coglievo i fiori nel prato, presto ho conosciuto l’odio come vampa dell’inferno e poi la malinconoia dei trentanni, infine m’é scoppiato il diabete io allucinata io diversa al limite di vita e morte con la febbre altissima e la glicemia alle stelle, non mi abituo al diabete e ora sono triste e perduta in un sogno tutto mio sempre mio io come Narciso lo specchio é il mio diabete. Ho paura del decadimento corporeo che porta il diabete, io ho paura del diabete che porta cecità, però cerco ancora qualche affetto, qualcuno da amare, ma il dolore è forte, molto forte e la gente non capisce, mi vede strana anche perché io sono una poetessa senza più belle speranze, senza più lirica, senza più sentimenti perché il diabete ruba tutto.
Io sono io, sono una poetessa che ha fatto la sua strada, il diabete sta uccidendo la mia poesia più bella, ho scritto canzoni d’amore, ora sono prigioniera del diabete, ho solo paura dalla paura non nasce la poesia, il mondo va alla rovescia senza poesia. Non c’è poesia nel mondo e la guerra è alle porte in crescendo di odio e viltà, io mi sento piccola con la mia poesia, non voglio più essere lirica anche perché non ho più amore nel petto, ma solo paura dentro come piccoli gridi di uccelli.
M’avvio alla senilità accompagnata dal diabete e dai crampi che mi prendono da qualche tempo in qua, ma da qualche tempo in qua io disprezzo te, non hai coraggio di ammettere che sono superiore a te in tutto, per me sei un lacchè, un servo del potere, uno con la schiena curva per qualche soldo da raccattare a terra. Tu non hai il coraggio delle tue azioni, per cui ti disprezzo fino a desiderare di non vederti mai più sulla faccia della terra dove vivo incatenata, tu sei quello che io disprezzo con tutta me stessa e tu lo sai.

Margherita GiacomettI

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SE MAI T’INCONTRERO’

Il tempo è passato e io sono qui davanti a te, gli anni sono passati, vorrei fuggire la tua presenza, mentre mi parli, mentre mi ascolti in un gioco delle parti dove noi non ci incontriamo, dove io ti guardo con disprezzo e astio, mentre mi parli io ti guardo con un velo di derisione maligna, tu sai che io sono una strega che veste panni giovanili, una vera fattucchiera. Io voglio farti sparire dalla mia vita e avida ti spio e ti lancio il malocchio di donna offesa e disgustata dal mondo, l’unico mondo che conosco è quello infernale, io vivo l’inferno, perché nacqui all’inferno. Coltivo il fiore dell’odio e ti odio con tutta me stessa perché tu sai la mia storia e credi di saperla tutta e la usi contro di me. Coltivo i miei capelli come serpi del demonio, io non ho figli e sono ai margini del mondo. Sono sotterranea e medito sempre vendetta perché sono offesa come donna e come strega. Non ci sono più roghi in piazza, né tribunali per l’eresia e per le femmine del demonio. Io so di essere del demonio, tu sei solo un vile che si nasconde dietro i riti, ma ora non puoi toccarmi, non sarò mai con te perché mi fai schifo ,sei un pescatore con la lenza ed io non ho abboccato al tuo amo.
Prima che strega sono donna e questo è un fatto che hai trascurato, mi guardi con un sorriso che non so se di scherno come se avessi la verità in tasca, nessuno nasce imparato e io ho studiato le arti del demonio fin dalla giovinezza quando caddi nel baratro.

Margherita Giacometti

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TACCHINOTTA CIOTTA

Sciao, so’ mi so’ tacchina, quale ? Quea che vorrìa stare nel punaro tuo, ma ghe xe a gainetta padovana moretta finetta quea che te fa l’ovetto ogni dì mi no so’ vecia però so’ fedele gheto capìo ? So’ depressa, no de pressa certo che laoro almanco fa ti cossa credito? A mattina vo’ a laorar ma la sera non dormo te penso capìo gheto capìo pantegana, podarìa vederte ?te laori massa anca mi te me manchi pantegana del Sile te correi ti lungo el Sile, vero? Te go amà squasi como na mama, se fa per dire, to mare la xe santa ti no te andarè a l’inferno te ga mai piasso la fesa di tacchino te ga mai amà nisuna tacchina e te andarè a l’inferno lo so che so vecia ma na volta te ne piasevi. Cossa go? Fame, ti te ghe trentanni per gamba e te sì un vecioto che pensa a laorar. Manco ti te te magni i schei mi so tacchina spenata mi ciucciano i soldini, gheto capìo anca ti te telefono ogni dì che me vien da telefonare parchè te vujo ben squasi como na mama, sì o so to mare xe santa e ti te si stufo de mi parchè te si deventà vecio? Sì so’ un fià grossiera e ti te sì pelato mi go ancora un cespo de riccetti solo che so’ argento, e go fame, so triste me manca l’ometto, bè al laoro ghe xe un par de omanetti squasi decenti, sansa schei eh i dindi fa un po’l’amore. I bezzi conta sempre e i ga sempre contà, cossa conta ? I bezzi te digo, sansa bezzi non se fa gnente, te o sé anca ti, la donnina costa ti te vurissi far l’amor sansa dindi, impossibile.

Margherita Giacometti

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TACCHINOTTA A FERRAGOSTO

Ciao! So’ io, la tua tacchina, la tua desgrazia, tacchinotta fedele, mi mancavi, lo so lo so, avevo promesso di non telefonarti fino a settembre, ma non ho resistito, certo, so’ devota alla centenaria di tua madre, desgrazia, non tua madre io piuttosto, so’ stufa de’ ferie, me son trovata un zovene de sesto, un puto de sesto, come si dice, ti te si peato fa’ na simia, el zovene no, el xe pulito pulito, ti te si na pantegana del Sile. Però te me ga sempre piasso anca co’ a peata e na faccia piena de rughe, seto parché te si così ? Te si nato vecio, sì vabbè anca mi so’ vecia, ma a mi ne piase i zoveni, peccato che trovo sempre zente sanza schei in tasca, però de sesto che laora anca tanto. Certo che vojo laorar, xe la moda laorar da veci, i zoveni xe a spasso como squasi Micheasso, però no te go mai piasso, te si na pantegana e pure tirchio assai, gheto capìo? Con le donnine besogna essere generosi, gheto capìo? Ghe voe i dindi nee scarselle.
Ti te ste sempre ben. Mi no muro presto e te spetto all’inferno nel pollaio delle tacchine, chi non ama le tacchine finisse all’inferno, te si un mangia particole, ma mi te spetto all’inferno, no se paga il riscaldamento gheto capìo? Non dire che ho il diabete ! Non posso mangiare de’ gnente,tuto me fa mal, capìo ?desgazia,proprio desgrazia, to mare capisse tuto, anca il resto, go fame, sì caro mio, go fame e go il diabete, desgrazia, so’ na poareta, me toca digiunar, si beo, xe sempre quaresima par mi.

Margherita Giacometti

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TACCHINA E PANTEGANA

Sì pronto, immaginavo che fosti tu, ne stai facendo un dramma, una vera tragedia greca, non riesci a staccarti da Gabriele, non ne sei innamorata, non devi aggrapparti al filo del telefono, io sono indipendente da mio marito, neanche so dov'è, tu sei troppo ansiosa, vuoi sempre sapere, sei veramente una tacchina, anche se sei dimagrita il vecchio non ti vuole, renditi conto che sei morbosa, va bene esagero, ma tu non devi cedere, la pantegana è come una sigaretta, non devi fumarla, la pantegana ha trentanni per gamba, te lo ripeto, ci sono altri uomini, anche più giovani, sei ossessiva solo la pantegana, sei una tacchina senza orgoglio, lo so sei in astinenza, lui non ti vuole, è solo un'idea fissa, un bisogno carnale, ma tu sei una tacchina e lui una pantegana un amore impossibile, tu saresti ovipara, ma certo non ti prendo in giro, solo che da qualche tempo dici che sei una tacchina, una tacchinotta vogliosa, lui invece un cibattone ti fa credere, non ti vuole specie adesso che sei spennata non per offendere assolutamente Gabriele non vuole problemi di nessun genere basta sua madre centenaria, non può amarti sei balzana e non fedele neanche a lui, te l'ha detto sei un tormento, Gabriele è un tormentone solo tuo,come? te ne sei trovata un altro? ma è una mania la tua, proprio una mania, cosa? da un pezzo ce n'è un altro ancora? altro che tacchina! e dicevi di essere fedele a Gabriele! hai la mania telefonica! hai bisogno solo di telefonare, tacchina telefonica, e pure hai poetato sulla pantegana! tu sei scombinata, forse vuoi solo telefonare, vuoi solo un numero di telefono, devi dire a te stessa che una tacchina non può amare una pantegana, non capisco perché chiami te stessa tacchina, cosa?cosa?

Margherita Giacometti

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GABRIELE, ZUCCHERO E MIELE

Sì,pronto, ciao, stai bene? Mia madre, puoi capire, il calvario è appena cominciato, non dico altro, certo ho ancora mio marito che vedo qualche volta, mia madre inferma, con la testa c'è ancora, la tua è morta dopo tanta sofferenza, e Gabriele? gli uomini, i maschi valli a capire, almeno non è stato tuo marito, certo anche tu, tutti i giorni, s'è stancato, però avete durato più di un decennio, telefono bollente, e tu che pagavi la bolletta, ma sì, certo, volevi sapere se era vivo o morto, e pure sua madre centenaria, e tu che andavi dietro a suo figlio, cosa? ha compiuto sessantanni, e tu ci andavi dietro, che c'entra la tacchina? tu non sei una tacchina, lui piuttosto, pantegana del Sile, ma era un tormento, tutti i giorni? maniaca, una vera mania, ma non lo vedevi da anni, ed era pure pelato, pantegana del Sile, però tu non telefoni al collega di francese? com'è? ma ti piace? cosa? Gabriele zucchero e miele , vita da fiele ti fece far?cosa saresti ? tu tacchina spennata nel pollaio e lui pantegana? ma è impossibile! Io non voglio criticarti, non sei vecchia, ma sei una signora di una certa età, hai l'età di mio marito, ma no, credimi, non correre dietro agli uomini, alla tua età, sì lo so, lo so adesso che sei orfana ti senti più libera, cerca di darti un contegno, non vorrai sposarti? Alla tua età! non sto dicendo che sei vecchia, forse ora ti annoi, insomma Gabriele ha perso la pazienza, racconta bene, dopo anni e anni s'è liberato di te,scusa, ma sei ossessiva, sì capisco, ti sentivi legata a lui, ma se non sbaglio l'anno scorso ti piaceva uno straniero, ora nella tua vita c'è anche un signore attempato a cui telefoni tutte le settimane, ed è pure sposato! Però tu ti dai da fare, altro che zucchero e miele!
Scusa, non dire che io sono gelosa, lo so che mi capisci, ma troppo è troppo e ricordati che sei una professoressa, cosa? le scolare vogliono sapere? Ma non voglio dire che devi andare in pensione, solo non correre dietro agli uomini! può venirti un infarto, al vedere la bolletta telefonica, cerca di sopravvivere come si conviene a una professoressa o no?

Margherita Giacometti

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NON MI TOCCAR

Ebbene? Non ho ancora sessantanni, ma della vita non mi frega niente, no, non ho bevuto e m’importa ancora di lavorare trafficando qua e là, però dico e ridico chi se ne frega, di tutto, sì di tutto compreso te che ti odio e basta. Certo eri importante, ma ora non me ne frega niente di te e delle tue paturnie coi carabinieri, se lo vuoi sapere mi fai semplicemente schifo, tu e gli altri che ti hanno dato corda, Dio ti stramaledica. Come se non lo sapessi, odio tutto e tutti, mi viene la nausea ogni volta che ti vedo, quella volta che hai alzato la voce con me più del dovuto, t’avrei dato un ceffone in pieno viso fino a farti sbattere la testa contro il muro alle tue spalle idiote. Ebbene? Sei nei guai fino al collo, bene anch’io ti voglio inguaiare, inguaiare di fronte ad un tribunale, incastrarti bene bene e fartela pagare per sempre.
Da tempo vivo la solitudine e ne soffro, ma non ti voglio fra i piedi a guaire come un cagnetto in un angolino del salottino. Quello buono, di tua madre, quella vigliacca che t’ha messo al mondo vigliaccheria in persona.
Mi viene la nausea, ho lo stomaco bloccato e vorrei vomitare ogni volta che ti vedo con la tua brutta faccia da cagnetto che piscia alzando la zampetta contro il muro della ipocrisia del mondo schifoso.
Ma hai fame? Hai sempre fame e rovisti nel mio frigorifero, mangia, mangia, ingozzati, ingozzati pure, sei una faccia da sberle, non hai bellezza, né ricchezza, solo viltà. Lo sappiamo tutti che sei vile fino al midollo d’una schiena piegata a prenderlo nel sedere. Certo certo ti odio con quella tua pancia bolsa e cascante.
Va’ via mi fai schifo, puzzi d’un maledetto profumo che non sopporto affatto.
Ma che fai? Pure t’arrabbi? Mi fai ridere, aumenti solo il mio schifo, non mi toccare, non mi toccare.

Margherita Giacometti

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DOPO SI VEDRA'

Il vento caldo agita le piante,oggi non ho lavorato, è stata una domenica calda di sole e piena di silenzio, solo qualche volta ho ascoltato un telegiornale senza interesse, domani tornerò a scuola a regolare i conti di fine anno, un anno trascorso come un incubo assurdo, come una irrazionale follia, perché è una follia insegnare qualcosa al nulla, farlo per uno stipendio, farlo per disperazione, perché non c'è altro, e tu sei un'insegnante con i capelli di neve e il cuore strizzato.
Tu lo sai, Gabriele, sai tutto di me, ma non mi aiuti, solo ascolti in un silenzio corrucciato perché ti tocca ascoltare le mie recriminazioni non potendo dirmi le tue difficoltà certo per troppo orgoglio di stampo antico, molto antico, molto fuori moda, io non ti capisco, vorrei capire, vorrei parlare al tuo cuore, ma non c'è passerella tra noi.
Solo da circa un anno discorro con qualcuno che mi risponde a tono anche se potrei essere per età sua madre, ma fisicamente no, inoltre non c'è scintilla, nessuna scintilla di sentimento caldo, solo rapporti di burocrazia ordinaria, eppure lo sento tutti i giorni, come te del resto, solo che lui è più interessante di te, molto interessante, chissà se lo rivedrò il prossimo anno scolastico.
Dopo si vedrà, dopo sarà qualcosa,dopo sarà qualcuno, senza tanti perché, qualcuno che spezzerà questi falsi legami telefonici, te che non vedo, lui a cui parlo a scuola, dopo si vedrà, chissà che cosa c'è dietro l'angolo, forse solo la vecchiaia con una morte disperata.

Margherita Giacometti

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IL CAMBIO

Vedi Gabriele, io vorrei cambiare vita, ora più che mai dopo la morte dei genitori fin troppo anziani, ma non sono libera, anche se non ho parenti qui in città, non sono sposata e non ho figli da mantenere, non ho legami sentimentali, neanche nei tuoi confronti, nei confronti di te che non sopporti il fatto che ti abbia amato quando ero più giovane e più ottimista, lo so che tu sei nella mia situazione, io ho un fratello da mantenere che non trova lavoro e tu hai una madre novantenne a cui in qualche modo devi badare, insomma siamo due poveracci che tiriamo a campare con una palla al piede, non possiamo andarcene, non possiamo schiodarci da questa città maledetta che ne farei cambio.
Vedi Gabriele, io vorrei cambiare, non tanto la città, ma la sede di servizio sì, mi spiace lavorare dove lavoro, anche perché sono costretta a lavorarvi da dieci anni, ed è sempre peggio, peggio che mai, non so bene il perché, ma mi sento un'intrusa, spaiata, spiazzata. Poi vorrei cambiare la mia solitudine antica, vorrei compagnia giovanile, ma il giovane con cui discorrere non l'ho mai incontrato e non lo incontrerò certo in questa città sonnacchiosa.
Io so che non ti piaccio, forse un tempo ridevi con me, ma ora hai sessantanni e ti senti vecchio, so chi è stata l'amore della tua vita, sulla quale contavi per un dolce prosieguo della tua esistenza, ebbene non c'è oggi al tuo fianco, e nenache io sono al tuo fianco perché tu non hai voluto, ed anche perché tu hai rifiuto nei miei confronti, troppe poesie, cervello troppo balzano, ironia e sarcasmo e tante tante lacrime ghiacciate e mai scese per piangere.

Margherita Giacometti

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LA DOMENICA SENZA

La domenica crollo su tutta la linea, non ho più forze né voglia di uscire e di parlare, sono un fiore appassito e disidratato al massimo, è vero che è giugno e fa caldo caldo, il sole è cocente, l'aria immobile, l'asfalto bollente, non penso più a niente, non spero più in niente.
Non ho voglia di leggere nulla, è una domenica insulsa, senza sale, senza vita, sulla tavola c'è un gatto, un vecchio gatto fulvo col petto bianco che ha generato stirpi di micetti fulvi come lui, ed ora le gattacce gli impediscono di mangiare perché devono fare latte a nutrir la prole.
Vedi Gabriele, questa è la mia domenica, la solita domenica in cui ti telefono per augurarti buona domenica, tanto per dirti qualcosa, ormai ho esaurito gli argomenti dopo diciassette anni in cui ti conosco, dopo aver lavorato sette anni nella stessa sede di servizio, ebbene sei rimasto uguale, solo che adesso hai sessantanni, belli e suonati da marzo.Di solito ho sempre voglia di scherzare e ridere del tuo carattere di vecchio barbogio, ma oggi no, proprio no, ce l'ho con me stessa che non ti manda all'inferno, tu, con la tua laurea in filosofia e le rughe attorno agli occhi. Vedi Gabriele, la mia vita è fiele e ne ho la nausea anche perché ho vissuto troppo, fai bene a sospettare che io al telefono ti prenda in giro dicendoti che ti voglio bene, che te ne voglio tanto, io non voglio bene a nessuno, neanche a me stessa, sono molto stanca di lavorare ancora alla mia età, alla mia età mia madre era in pensione da anni e anni, come mio padre del resto, oggi devo tirare la carretta senza la prospettiva di godermi il meritato riposo, il riposo spero di averlo nella tomba, sempre che non sia gettata nella spazzatura.
Si è alzato un po' di vento che agita le piante del giardino, io non ho nel cuore tanta vita e detesto il fatto che tu mi consideri una importuna rompiscatole o peggio una falsaria, come se fossi una falsificatrice di sentimenti, oggi, oggi, è vero, non amo nessuno, ma non ho rancori, però sono svuotata di tutto, perché ? perché è finita la scuola, sono povera e non posso andare in vacanza, ho appena i soldi per sopravvivere e me li devo fare bastare fino al fatidico ventitre.

Margherita Giacometti


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SOLIPSISMO

Ma che t’importa? Io sono io, ma non bastavo a me stessa per questo ho avuto bisogno di un legame, ti sono stata fedele, a parte qualche tradimento, qualche sguardo altrove, non verso te, ma verso qualcuno più giovane di te, più fresco, più vero che te. Tu, tu sei un vecchio barbogio che non mi dice niente, hai la testa pelata e una ragnatela di rughe. Ho finito per odiarti, odio dal cuore, ti odio di cuore, sei un vecchio barbogio, e sei troppo duro con me.
Adesso mi sento ubriaca,mi sembra di avere le vertigini e di avere bevuto un litro di birra, no non ho ricominciato a bere, ti assicuro non bevo, sono io e basta, non voglio storie con l’ospedale, no non bevo, solo vorrei scolarmi una bottiglia di birra,anche un piccolo bicchiere, amo l’odore della birra giù per la gola.
Ho sete di birra, fa così caldo, oggi è caldo, quasi Ferragosto, eppure la città è piena di gente, io soffro a Ferragosto, negozi chiusi come il mio bar preferito dove mi sparo un paio di tramezzini quando tu non vedi.
Sono grassa ? Sono come mi hai trovato al bar tanti anni fa, che parlavo, parlavo come un mulino a vento.
Adesso ho mal di testa, lasciami stare, me ne frego di te, non vali niente, niente, hai capito? Ti odio.Odio.
Ma ti sei guardato allo specchio ? Ti ci vorrebbe uno specchio ustorio, ti vorrei bruciare la macchina e in un sol colpo anche te. Ma ti sei visto allo specchio stamattina ? Ubriaca io? Ma guarda! Ma guarda!
Brutto tirchio! Brutto e basta, voglioso di soldi e pure …. Sì, sei un tirchio, non so come ho fatto a sopportarti per tanti anni, e il telefono? Ti rendi conto che telefonavo a te ogni giorno?
Lo sai, lo sai che ti ho amato, appunto ti ho amato, adesso no, e no per sempre, non è stato neanche bello, non è stato neanche amore, solo un gioco della mente che ora si pente.

Margherita Giacometti

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FORSE

Forse è stata quella sera di una domenica di sole, di una domenica di ottobre, di metà ottobre.
Ho visto così mio padre quella domenica appena trascorsa e l’ho visto vecchio, decrepito, prossimo a morire con tanta amarezza in corpo nella mente ottusa, lui arteriosclerotico.
Non ero capace di dire nulla, ma poi all’improvviso sono esplosa, esplosa di rabbia.
La mia vita da tempo è in sua funzione, in funzione di un padre che spesso e volentieri m’ha messo le mani addosso. Ora l’ho visto con la barba sfatta, rosso in viso, con lo sguardo fisso nel vuoto.
Non perdono,non posso. Neanche ora che ha quasi novantanni.
Io ho solo voglia di urlare ora che devo nettare il bagno sporco della sua urina.
Sono furiosa di sciupare la mia vita appresso a un padre che mi ha maltrattato.
Lo maledico apertamente perché non ho libertà. Però poi gli vado a prendere la misera pensione.
Vado alla posta col libretto e firmo come una brava figlia.
In realtà trasudo odio da tutti i pori. Vivo la miseria. Andrea non capisce tanto attaccamento a un padre che quasi non parla più se non per negare, per dire no.
Andrea è giovane. Parliamo.M’ha offerto una convivenza, così per compagnia, ma io non posso.
Sono furiosa di non essere libera. Sono furiosa anche con Dio, anche perché sono in miseria.
Vorrei parlarne con Gabrieleche pure ho tanto amato.
Gabriele capisce. Ma non sa che farci. Io ho paura. Adesso che farò? Il futuro non esiste.
Mio padre morirà. Ed io? Domenica era balordo,imbalordito forse dai farmaci.
Gabriele ha la madre che va verso i novantanni e la deve mantenere e deve avere cura della sua salute.
Madre. Padre. E tu? Io non posso andare con Andrea che vive scialando.
Mio padre non s’era fatto la barba, se ne scordato. Puzzava di piscio.
Sono stanca di un padre che puzza di piscio da mane a sera. I pantaloni gli cadono, sta dimagrendo, mangia sempre meno. E puzza. Puzza di piscio. Ogni tanto comanda, ma io gli urlo dietro e davanti.
Il fatto è che ho paura di morire prima io di lui.Lavoro come una mula e porto la soma.
Mia madre pure lei è balorda e smemorata. Domenica mio padre pareva un mendicante e mia madre era smarrita, persa in un suo pensiero. E io ? Devo essere la spalla di Mario oltre che di Andrea.
Gabriele si sente vecchio. Ma io chi sono? Chi sono diventata?

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DIABETE

Scusa, ma sono fatti miei,non voglio parlarne, neanche con te che pure mi ascolti, sono furiosa, furiosissima e anche offesa, offesissima, ci penso continuamente, la testa mi scoppia, è come un melone eppure non studio più niente, non m’importa più di niente, neanche di te. A me importa solo che ho il diabete, è da marzo che cerco di sopravvivere per non affogare nei marosi del pancreas mio che non funziona più bene.
Certo è questione di pancreas, non lo sapevi ?io non vivo più, sento che sto morendo a poco a poco, sono diventata cattiva e confusa nei miei pensieri di donna, no, non riesco a leggere e neanche a scrivere……
Ma credi che non ci pensi ? certo che ci penso e ho paura, so che cos’è il diabete…e io ero già diversa, molto diversa da quando ho deciso di essere scrittrice ma non a tempo pieno, ora che cosa scriverò ?
Non lo sai che sono una scrittrice? La mia vita è scrivere, scrivere, scrivere e viaggiare….
No, non voglio l’insulina, mi trema la mano, anche quando misuro la glicemia, mi fa male la lancetta che mi punge il dito, che ne sai?, ma va, va pure a farti… che ne sai tu del diabete? Adesso sono vecchia e mi viene la nausea, certo ho nausea anche di te, sì te lo dico, mi fai schifo e mangia pure ingozzati, strafogati, dannata malattia mi fai schifo, tutto il mondo mi fa schifo.
Scrivere sul mio diabete? Ma che vuoi? Io odio tutto e tutti, e chi se ne frega dei preti!
No, non voglio andare a messa, perché dovrei ascoltare un prete dal pulpito o peggio confessarmi?

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CINESE

Ho mal di testa, una vera emicrania, un’emicrania pazzesca,ho la testa vuota di pensieri come se fossi candeggiata, non tollero di guardarmi allo specchio del corridoio,ho solo voglia di camminare, non sono tranquilla, mi gira la testa e ho un buco allo stomaco da qualche tempo ho sempre meno voglia di mangiare, voglio solo comprare qualcosa per la mia persona, qualche abituccio dai cinesi delle bancarelle del mercato, però oggi sono stata al mercato, ma poi è venuto un acquazzone che mi ha bagnato i capelli a onde facendo la testa una palla bagnata e depressa, certo che sto lavorando, mica mi giro i pollici, credimi. Ma devi credere,proprio proprio mi devi credere, ho fame, ma la glicemia è alta, molto alta, troppo, per questo straparlo, ho fame, ma non posso farmi un caffè zuccherato, il diabete non lo consente, però ho fame, mi sento lo stomaco vuoto, la metformina è micidiale, devo applicarmi a qualcosa per vincere l’emicrania, oggi sono stata al mercato, poca gente che comprava, io avevo l’emicrania e non mi interessava niente, cianfrusaglie, ciarpame a buon mercato, da bambina al mercato c’erano suoni e colori, richiami dei bancarellai, bella frutta, vestiti che mia nonna non comprava perché c’ erano ancora negozi a buon mercato e al mercato andavano le casalinghe poveracce. Adesso la poveraccia sono io e non posso più entrare in un negozio della piazza senza piangere anche perché sono ingrassata strada facendo. Certo non solo i prezzi, anche la taglia troppo giovanile per me che vado verso i sessantanni. Ho scoperto il mercato quando mi sono stabilizzata col lavoro e soprattutto quando sono ben ben ingrassata come una palla gonfiabile.Ho tanto mal di testa, non sono ubriaca, ho solo la glicemia alta, molto alta, mi annoio, non so che fare in attesa che si aprano i negozi, ho paura del Ferragosto, sono povera e sola, vogliosa solo di uscire di casa dopo un’ attesa snervante, molto snervante, attendo, attendo, nessuno mi telefona ed io sono nervosa come se diventassi irritabile per il diabete.Un acquazzone sconvolge l’aria con tuoni sopra la città svuotata dalle ferie di agosto, non posso io andare in vacanza, non ho neanche i soldi per vivere dignitosamente fino al giorno dello stipendio. Alla mia età lavoro ancora, non mi lamento, non piango sui debiti, so solo che sono una poveraccia col diabete mellito.Mi hanno tolto tutti i piaceri della vita e m’hanno pure beffato dicendomi di andare in piazza tutti i giorni a guardare le vetrine dei negozi, non ho neanche i soldi per tirare avanti e al lavoro sono la peggio vestita, con roba da mercato cinese.

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ANDREA
DOVE MAI, SE MAI

Vedi, Andrea, mi trovo sofferente nel mio letto con la febbre e la gola in fiamme. Ci incontriamo raramente al lavoro, però io ti telefono regolarmente, sempre temendo di disturbarti in qualche modo.
Tu cerchi qualcosa che io non posso darti, anche perché amo ancora Gabriele. Tuttavia rido, scherzo, parlo con te di tutto, anche di Gabriele, il miele della mia vita, il fiele della mia vita.
Noi due ridiamo e scherziamo al solito caffè della piazza. Lo facciamo all’insaputa degli altri e parliamo, parliamo scherzando. Ma io continuo ad amare Gabriele.
Tante volte mi hai chiesto il perché, perché lui, e non altri. Ti piace, Andrea, scherzare e fare battute di spirito. Ma davvero io non posso accontentarti e anzi non voglio neanche che mi tocchi.
Tu hai fame, le donne che incontri non ti saziano lo stomaco vorace di predatore. Resti scornato, e io mi diverto e rido, rido celando il segreto. Mi dà un po’ fastidio che al lavoro tu corra dietro alle nubili in cerca di qualcosa che nessuno ti dà mai.
Così resti nessuno, un povero essere che accetta la compagnia di me che porto Gabriele nel cuore.
Del resto potrei essere tua madre.

Margherita Giacometti

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LA DOMENICA CHE……

Oggi mi sono svegliata all’alba, era ancora buio, molto buio. Capivo e non capivo che cosa dovessi fare.
Il sole spuntò. Ottobre era dolce e delicato con pomeriggi trepidi, assolati, che stordivano come un buon vinello. Quella domenica sapevo che c’era il mercato in piazza. Io stavo male. Ma decisi di camminare tra le bancarelle. Ero stordita e dolorante. Ma ero consapevole di averti perso, Gabriele.
La famiglia, la casa, e il lavoro mi procuravano una forma di allucinazione in quella domenica di ottobre.
Con fatica arrivai in piazza come se fossi allucinata;del resto io vivo una allucinazione quotidiana anche perché il male dentro le mie viscere è grande ed io mi sento lacerata dentro.
Ora poi so che tu Gabriele non mi ami. Forse non mi hai mai amato..ho provato a sostituirti con Andrea, ma ora ne ho disgusto. Forse, credo, dipenda dalla menopausa incipiente.
Il dolore che provo m’offusca la mente ed io urlo. Il dolore mi fa urlare, grido al muro, grido al tavolo e alle finestre sporche. Sto vivendo la menopausa in modo sfiancante.
Per cui devo dire che Andrea non mi interessa più anche se in qualche modo è assiduo nel tentativo di essermi amico. Mi fa nausea la sua pelle coperta di peli rossastri. Avrei bisogno di vederti Gabriele, di parlarti. Il caldo al volto mi ricorda quello che sto diventando perché io sto diventando vecchia.

Margherita Giacometti

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L’ODORE DEL MIO CORPO

Cara Margherita,
di solito non scrivo lettere, uso il computer per lavoro e per diletto. Però voglio mettermi al tuo livello, di te che sei una donna di lettere, tutta presa dalla poesia, di te che fai letteratura, che la vivi…..
Non mi fai partecipe se non di cose tristi e sei prigioniera di una famiglia senza vivere una vita tua se non quando prendi in mano la biro e componi versi che non capisco.
Da qualche tempo, volevo dirti, sono a disagio con me stesso,specialmente quando mi corico.
Infatti non vorrei che venisse mai sera.T’immagino in cucina, mentre scrivi parole che non capisco e che mi escludono. L’anno scorso non ci conoscevamo. Tu stringevi i denti per non fare trasparire il dolore d’esistere. Sono imbarazzato quando mi vedo in pigiama,mi chiedo se Gabriele fosse più bello, sessualmente appetibile. Io non so chi è Gabriele,me ne hai tanto parlato…….
Ma oggi, in questa sera d’ottobre, così trepido,così dolce, solo con un po’ di nebbia all’alba, non ho il coraggio di svestirmi e di mettermi a letto tutto solo come un verme.Mi sento infatti un verme, non sopporto più l’odore del mio corpo. Sono a disagio. La mattina mi sfrego col sapone come se volessi desquamarmi la pelle. Tu mi sfuggi, sei sempre di fretta e non mi baci mai, anzi dici che ami ancora Gabriele, anzi non lo amie mi torturi.
Quando sono sotto le coperte sento l’odore del mio corpo. E vorrei vomitare su me stesso.
Temo molto di essere rifiutato da te. Tu soffri, non parli e non mi tocchi.
Sei arcigna con le persone e forse non ami veramente Gabriele, non lo hai mai amato davvero.
Io mi sento un verme ogni notte e penso che sia così che mi vuoi.
Un verme nudo odoroso di sudore e sapone di Marsiglia.
Se non ora, quando?
Chi ti ama in silenzio

Margherita Giacometti


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SEMPRE CARO MI FU…..

E’ una girandola, è una giostra la mia vita, un gioco allucinante. Mi ritrovo sola la sera dopo una giornata frenetica. Le mie azioni sono incoerenti. Sento di vivere una sorta di dissociazione.
Il segreto che nascondo…..guai se lo si sapesse!
Sono passati molti anni. Ero in un letto con un ago infilato nel braccio e non ero io.
Non credo perciò che Mario sia malato, è solamente un fallito che ha perso il senso della vita. Mario io lo strapazzo con rabbia. Da qualche tempo parlo con un altro. Un verme flaccido che mi vorrebbe. Ma io non lo voglio. Ho perso il mio corpo molto tempo fa in un letto d’ospedale. Hanno oppresso il corpo e ucciso l’anima. Perciò ho smesso di chiedere il perché di tutto, anche di me che sono stata una vittima.
Mario è il mio sfogarsi, il mio urlare, inveire e maledire il giorno che…
Ma i giorni sono tanti, sono sempre quelli in quella scuola.
Mario, sono anni che non lo vedo. Lui si confida con me e io sono diventata aggressiva e crudele.
Gliele canto. Gliele canterò sempre. Se lui è solo è perché non si schioda e si troverà col sedere per terra.
Lo butteranno in un ospizio prima dei sessantanni.

Margherita Giacometti

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TUTTI GLI UOMINI DELLA MIA VITA

Guardo il letto sfatto. Non ho sonno. Da tempo mi sono abituata alla solitudine di una cucina sporca.
E’ arrivata l’età della pensione. IO sono sempre più pensierosa.Non ho legami, neanche con la memoria di un passato che non capisco. Non riesco a ricordare tutti gli uomini della mia vita. Però ho conservato le lettere di Giovanni, il primo che mi ha detto “Ti amo”. Poi sono venuti altri, alcuni li ho amati di amore intenso come Saverio, altri solo di sfuggita.Ma tra i quaranta e i cinquantanni ho vissuto una sorta di triangolazione tra Gabriele, Mario e infine Andrea. Fatico a ricordarne i volti, ma ricordo molto bene le voci perché ogni giorno telefonavo all’uno o all’altro. I muscoli mi dolgono come se nella mia vita avessi portato pesi insopportabili per altri. Tenevo il piccolo telefono appoggiato all’orecchio mentre mi muovevo per la cucina badando al tegame dove sfrigolava la cipolla coi peperoni. Ridevo e scherzavo con Gabriele e facevo la gelosa pur sapendo che non lo avrei più rivisto. La mattina a scuola vedevo Andrea e nel pomeriggio gli telefonavo anche due volte per sapere dov’era e che faceva, fosse pure in una vasca da bagno.
Mamma non capiva. Iole parlavo molto poco. Talvolta soffrivo a vederla soffrire. Ma c’era Mario malato da anni di una forma depressiva. Mario mi teelfonava dalla clinica psichiatrica e a mia volta io gli telefonavo senza volerlo mai più vedere(ne avevo paura).
Lavoravo a quel tempo in una scuola che non mi piaceva. Andrea era un professore delmio corso.
Ma faticavamo a incontrarci nei corridoi onella saletta della scuola riservata agli insegnanti.
Tutto allora mi apparivamolto,ma molto squallido. Il triangolo di Gabriele, Mario e Andrea continuava.
Mi sdraiavo la sera tra le coperte sfatte e telefonavo oppure parlavo con la madre di Gabriele cercando di sapere che mi nascondesse
Infine il gioco finì. Di colpo. Capii chi era veramente Andrea e che cosa voleva da me. Fu come toccare le setole di un porco. Ricordo bene la data, era il 30 ottobre di un anno imprecisato, ma era il 30 ottobre.
Capii che Gabriele non mi avrebbe mai più telefonato perché io non gli piacevo più ed ero fuori della vita.

Margherita Giacometti

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IL GESTO

No, lasciami parlare, no, voglio parlare, sto soffrendo troppo, sto soffrendo da troppo tempo ed ora ho paura, no non ho paura di lui, ho paura per te, so che sei in pericolo, so che la notte non dormi, non voglio sapere più di quello che so, lasciamelo dire: tu non sei colpevole, colpevole praticamente di nulla, eppure tutti ti dicono responsabile e ti odiano, lei ti voleva distruggere, ti ha distrutto, di fatto fatto ti ha distrutto, perché l'abbia fatto non so ho solo paura, è orribile quello che ti ha fatto: lo so, lo so ha usato un cavo, s'è lasciata cadere dal balcone, non sei tu il responsabile, da tempo parlava di morte, forse voleva punirti.
Sì, sì, sì ti ha punito, tu non eri degno di tua moglie, non hai colpa, come io non ho colpa se non di amarti, se parlo così è per amore, io ti amo così come sei, col tuo orgoglio di uomo alla deriva.
Ho amore per te, certo io non sono lei, mio fratello mi controlla, ma non sa che ti amo,per favore parlami, parlami di' qualcosa, per favore di' qualcosa, dilla a me che ti amo, il mare è profondo e tu stai annegando, non voglio che anche tu...
No, no, ti dico di no, non sto piangendo, i miei occhi non hanno più lacrime da quando lo sai ,lo sai Ti giuro che non ho mai parlato con tua moglie, forse ero io allora a morire per mano sua.
Io da te volevo solo protezione, volevo protezione, qualche briciola d'affetto, lo so lo so, non riesci più a guardare i tuoi figli, immagino sono spaventati, hanno anche loro paura, hanno visto il corpo di tua moglie, l'ha fatto davanti a tutti, l'ha fatto davanti ai figli, sapeva?
Sì, sì, ho sempre saputo che eri sposato, io non sono più una ventenne, né una di quelle che ti stanno intorno, lo so, lo so me lo sono tenuta dentro questo amore.
Senti, senti, tutti ce l'hanno con te, io ho paura, ho paura che tu diventi pazzo, il mondo è pazzo,il mondo è pazzo, certo anche tu sei pazzo se mi ami.
Sì sei pazzo anche tu, ma forse non mi ami, non te ne importa nulla di me, è vero ti ho cercato io.
Senti amare non è reato, mica dico al mondo che ti amo, mica lo sanno in piazza, la verità è che sei un debole, sì, sei un debole, avevi paura di tua moglie, anch'io ne ho di mio fratello maggiore di te per età, certo ne ho paura, ma taccio.
Smettila, smettila, anche tu mi fai paura, io sento solo la paura, e tu? Adesso mi dici che è colpa mia? No, no, scusa, ma è il colmo, io non ho mai parlato con tua moglie, certo che so chi era, certo che lo so. Che lo sapevo, ma no , no ti dico di no, mai, mai l'ho avvicinata, sì, tu eri fedele a lei, a parte me, scusa se ti amavo, scusa se ti amavo.
Bene, ora non ti amo più, va' da lei, non mi importa nulla di te.

Margherita Giacometti

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TELEFONANDO

LA SERA

Lo so, lo so, è ormai sera, lo so sei stanco e ti senti un fallito, uno contro i mulini a vento, perché non ci vediamo? Non pretendo nulla, prometto che non ti toccherò, neanche con un dito, so che appartieni ad un'altra, scusa ma ho bisogno di te, ne ho un bisogno profondo, no,non solo fisico, il mio corpo mi appartiene, non l'ho spartito con te in nessun modo, scusa, lo so che parlo troppo, ma vorrei averti vicino solo per una mezzora, mi bastano pochi minuti, mi basterebbe un tuo bacio, sulla fronte, sì, sulla fronte, ho sete anche di te,tu, tu, non mi vedi,ma ho le lacrime agli occhi, so cosa dicono di te, so che ti odiano nella tua città, nessuno sa di me, stai tranquillo, io non parlo, non parlo, solo piango. Mi sono ridotta a cercare notizie di te senza tradire emozioni, ho voglia di piangere sulla tua spalla forte, troppa gente ti odia, ma tu lotti per il bene, io lo credo, ma son rimasta sola. Lo so, lo so, stai lottando per tutti, anche per me che ti amo, ti giuro che non lo sa nessuno, proprio nessuno, pronuncio raramente il tuo nome e lo faccio solo con chi mi fido ben bene. Ma perché non vuoi vedermi? Già, sì, tu sei importante, molto importante, un tempo ero io quella importante, ero io al centro dell'attenzione sul palcoscenico della mia vita, lo so lo so, hai paura di tua moglie, non reggi più lo sguardo dei tuoi bambini, sai che hai fallito e t'aggrappi a tua moglie che non sa di me e di te, in te cerco un gemello, mi sento vuota, per te sono solo stupidaggini, unica verità è che ti amo, ma fino a quando, tesoro, ti amerò? Un giorno avrò le prove che ci hai traditi, e allora ti volterò le spalle.

GIROTONDO

Senti, chiamo per sapere tue notizie, lo so, lo so che non sono fatti miei, ma ho paura, ho tanta paura. Le notizie sono terribili, dai vieni via dal paese, ho paura, non ne vale la pena, la tua vita è preziosa, vuoi dunque morire in trincea, ma chi te lo fa fare? Non basto io? Certo, sono povera, ho una vecchia casa, ma il posto per te c'è, c'è sempre, hai paura della povertà?
Di che cosa hai paura? Di essere dimenticato? Il paese è nel caos, scappa finché si può, scappa.
Di notte, quando si dorme, ma forse nessuno più dorme dove sei, no, no, non smetto, la bolletta la pago io, certo se vuoi smetto, smetto, non parlo, vuoi che urli al telefono?
Per favore, vieni dove abito, vieni da me, è tutto tranquillo, da me non succede mai nulla.
Ho paura che t'uccidano perché sei tu uno dei responsabili del disastro, lo so, lo so, non sei stato tu con le tue mani, ma sei responsabile, no, il caos di certo non l'hai creato tu, so chi soffia sul fuoco.
Basta, ho paura, molta paura, non lo so, non lo so perché ti amo, sì, certo prima vengono i tuoi figli, ma che futuro avranno?Sputeranno in faccia a loro, sputeranno in faccia a te, che innocente non sei.
No, caro mio, non sei innocente, non dire che non hai le mani sporche!
No, non dire che sei onesto, sei vile come i tuoi compagni di cordata, hai voluto il successo?
Ora pedala, pedala ,pedala.
No, non la smetto, è ora di finiamola, sì, finiamola, finiamola per sempre, va' al diavolo!
Sì, avrai quello che ti meriti! Non avrai mai pace, mai, finirai per essere arrestato e processato per tradimento, per alto tradimento, perché sei un traditore, sì, so quel che basta su di te, sei solo un profittatore della fiducia altrui. Vattene dalla mia vita!


TELEFONANDO
ALLA FINE

Pronto, sono io, lo sai, alla sera ti voglio parlare, sei l'amore della mia vita, non sto bene, no, ho fatto le analisi del sangue, stupido, non sono incinta, ma sto male, sto male male, sono in pericolo, ho bisogno di te, credo che per me sia la fine, sai, alla mia età si pensa di più alla morte, allo sfacelo del corpo e della mente. Credo che presto impazzirò, ho troppa paura del domani. Ho paura, non di morire, ma del dolore, ho sofferto troppo. Sì, davvero, ho sofferto troppo e tu lo sai, lo sai, non dire di no, mi hai conosciuto per anni e anni, ero sotto i tuoi occhi. Scusa, io t'amavo, sì ti amavo,non dire no, non dire no. Vorrei vederti, non ho molto da vivere, questo il senso delle analisi, sto veramente male, non scherzo.

Margherita Giacometti


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PER AMORE

Dormi? Ti prego, svegliati, ho paura, non so perché, ma ho paura, molta paura, ho paura per te che ancora dormi, io no, non so perché, ma bacio i tuoi capelli, povero caro, hai capelli meravigliosi, belli e forti, come foglie di quercia al vento tu parli a me con il tuo corpo.
Ma tu dormi, dormi e non ti svegli. Per favore svegliati, svegliati e combatti, non gettare la spugna.
Lo so, lo so, tu hai tanti problemi nella testa, ma non è colpa tua, non è colpa tua, non sarà mai colpa tua. E' l'alba, c'è un sole tiepido, un sole tiepido e luminoso.
Non oso dirlo, non oso dire il mio nome. Non oso dire il tuo nome in quest'alba luminosa, com'è bella quest'alba, ho poca vita, la passerò ad amarti comunque tu sia, dovunque tu sia, amore mio, figlio mio, perché tu sei mio figlio. Sei mio figlio e tua moglie non ti capisce più.
Lo so, è tua moglie, io sono solo tua madre, vengo dopo, ma non lasciarla, non lasciarla per favore, per favore, ti sei rifugiato da me e vuoi che sia per sempre.
Tu sei mio figlio, mio figlio, hai capito? Io sono la tua povera madre, così contenta di averti per figlio, sono così orgogliosa di te. Certo, certo, ora stai dormendo, ma io per amore farei di tutto.
Sì, sì farei di tutto per te, anche se non ho soldi e tu li hai, e allora se hai soldi, perché li hai spesi per un divorzio assurdo, so che hai un'amica, una cara amica, di quella sono gelosa. Molto gelosa.
Detesto i suoi occhi glauchi e i suoi capelli tinti di rosso.
Perché la ami? Tu l'ami, tu l'ami. Io no, io no. Quella donna non ti ama, quella donna è una strega.
Una terribile strega, è il sortilegio di lei che ti ha portato a scappare di casa.
No, tesoro, non non scappare con quella donna., sì, lo so, ti ama, ti ama. Ma tu non devi scappare.
Chi è lei? So solo il suo nome, so dove lavora, ma non l'ho mai vista se non in foto, so che è famosa, ma tu hai figli, hai figli. Te ne rendi conto? Ho paura per te. Ti sei compromesso con quella donna, ora ami lei, ora ami lei, ho paura perché la notte ti agiti e piangi che vuoi la strega.

Margherita Giacometti


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LE PAROLE CHE NON DICO

Stanotte il vento spazzava la città, raffiche e raffiche di vento, sibili ed ululati, e rami spezzati che crocchiavano forte forte, io con la febbre alta avevo gli occhi sbarrati ed ero sofferente, l'alba fu livida e grigia, ma nulla mi stupiva, nulla mi stupiva più, tu eri lontano e io ho la febbre, credo di stare morendo di febbre che non passa mai. La febbre non passa ed io non ti vedrò mai più, in nessun modo. Questo mi sconvolge, non poterti mai più parlare, non poterti mai più toccare le mani.
Io sono qui, qui che ti amo senza volerti bene, sono un'antinomia, sono un'antinomia.
Io ho paura, ho molta paura, sono una donna sola, sono solo una donna smarrita in un labirinto.
Ho paura di questa febbre che mi sta distruggendo giorno dopo giorno, sono sempre più debole, sempre più debole, sempre più debole. Ricordi il filo d'Arianna ? E' il mito che preferisco, lo sai che amo i miti greci come te del resto. Quando ti parlavo di Teseo sorridevi perché ti sentivi Teseo, tu eri il mio Teseo, il mio eroe. Tu sei il mio eroe, per me non sei Eracle, ma Teseo, sei l'intelligenza, l'astuzia, ma mi hai abbandonata nell'isola di Nasso. Ho amato il tuo volto aperto e solare, ho amato i tuoi lunghi capelli. Erano così luminosi al sole, no, non piango e sai il perché.
Tu sai perché non piango, tu sai perché rido ironica. Tu ed io siamo anime inquiete, tu sei il mio gemello dalla pelle chiara e dagli occhi scuri.
Come erano caldi i tuoi occhi superbi! Come erano belli,aperti al mondo delle idee!
Tu sei il mio gemello, tu eri con me nel grembo di Dio, quel Dio che non amo e che a volte disprezzo, tu sei il mio gemello, il mio cuore batteva con il tuo.
Ma tu volevi altro, tu eri inquieto, tu volevi volare alto, ma tu eri destinato a me, solo a me, eri nel grembo con me. Perché ora sei lontano? Soffri? Soffri?
Povero amore mio, povero amore mio, soffri? E perché non vuoi soffrire con me ?
Davvero non mi vuoi? Sono un po' triste perché stai con lei, certo ti ama, certo ti apprezza, certo sarà tua moglie e ti darà dei figli. Ma io sono la tua gemella, legata a te da un patto di sangue.
Scusa se ti parlo così, scusa, amore, scusa, tesoro, ma sei anche il mio amico, il mio tenero e forte amico, ho una forte attrazione per te che pure non sai il mio amore grande grande
Dai, parla, parla, per favore parla, stringimi le mani, lasciati accarezzare, lasciati accarezzare, lo so hai paura di me, ma io ho il tuo stesso sangue, la tua stessa voglia di emergere al mondo, tu lotti, sei un lottatore, sei così forte, sei così debole.
Tu sei debole di carattere, ma forte fisicamente, amo le tue spalle, amo te, amo il tuo amore, amo i tuoi capelli a onde come nero mare, come onde del mare.
Onde del mare, onde del mare, sono naufragata nella tua foto, di te felice, perché tu sei felice,o no?
No, tu non sei felice, tu sei disperato e non vuoi il mio amore, e non vuoi il mio amore.
Io vorrei il tuo amore, io vorrei il tuo amore, solo un po' d'amore.
Per favore dammi un po' d'amore! Tu sei chi amo di più, tu sei il mio io lirico, tu sei l'oggetto del mio desiderio, tu sei il mio interlocutore poetico. Basta. Basta. Ti amo. Basta. Basta. Ti amo.
Sei me stessa, ma sei lei stessa, so il suo nome e so che ti è cara, molto cara, ma tu la ami oppure è solo abitudine? E' abitudine, solo abitudine, ma la notte dormi con lei e a me dai le briciole delle tue foto, ma io ho il tuo stesso sangue, sono fredda e calda come te stesso.
Non dire che non mi conosci, non dirlo più, non è vero , non è vero.
Tu mi conosci : sono la tua anima, sono la tua anima, povera anima mia, povera anima mia, so le tue difficoltà, so che non hai soldi per vivere, neanche io se è per questo.
Siamo due poveracci, abbiamo fatto carriera per trovarci a terra alla nostra età......
Scusa, ma ti vedo invecchiato, sciupato dai debiti che hai, povero caro,non ho soldi,proprio non ho soldi da prestarti, a te i soldi non bastano mai, non bastano mai, se è per questo neanche a me.
Tu vuoi solo soldi, soldi, soldi, mi chiedi soldi, mi chiedi soldi e io non ne ho, non ho soldi neanche per me, mi dai delle foto in cambio ?
Sorridi? Sorridi? Lo so che devi mantenere lei che non lavora e bada ai figli che hai, ma perché la ami? Perché ami lei? E io? E io? Non merito un po' d'amore?Questa mattina è scoppiato il sole, ed io ti pensavo, pensavo a te che sei un mostro e che mi fai paura, perché tu fai paura, la tua vanità fa paura, la tua incoerenza fa paura. Il tuo orgoglio è mostruoso, tu sei più vigliacco di quel che credessi o sapessi. Io sono io e tu sei tu, sorridi?
Io devo, dico devo difendermi da te, perché tu hai aperto una breccia nel mio profondo, nel mio cervello ci sei solo tu, so benissimo che non sei libero, so a chi sei legato e tu sai che cosa sono io.
Pensare che ti ho amato come non ho amato nessun altro, ti ho dedicato i miei migliori libri, ho parlato di te apertamente. Sì, certo ho parlato di te, della tua persona, della tua personalità, certo, certo con discrezione, non ho violato la tua vita privata. Ti giuro che non parlo mai di tua moglie per nessun motivo e nessuna ragione.
Che bel sole oggi ! Che bel sole oggi! Forse è primavera, forse sarà primavera. Oppure no, non sarà.
Non sarà primavera, non sarà primavera per me, ma che m'importa della primavera!
Io non vivrò nessuna primavera con te, mai più. Mai più. Morirai nel mio cuore, stai morendo nel mio cuore giorno dopo giorno. Voglio solo liberarmi di te, lo voglio per sempre, non t'avessi mai visto ! Maledico il giorno in cui sei nato, tu sei incoerente e presuntuoso, io sono io. Io sono io, siamo due diverse personalità, non so come ho potuto amarti un giorno e pensare di rapirti a tua moglie. Sto reagendo al male che mi hai fatto, tu sei tu, stammi lontano o io dirò.....
Sì, mi hai capito lo dirò a tua moglie, proprio a tua moglie che tu mi ami, perché tu mi ami, anche se io non sarò mai tua. Mai, hai capito? Hai capito ? Hai capito? Non sono quelle che ti abbracciano per strada, io sono io, e tu sei un mostro di alterigia.
Il tuo orgoglio è smisurato, è enorme, stratosferico. Tu hai il culto della tua personalità, vuoi essere al centro dell'attenzione, in realtà sei un fallito.

Margherita Giacometti




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LE TUE MANI

Ho solo voglia di vederti e di parlarti, tu sei nel mio sangue, e io sono una donna fragile, tu lo sai, tu
lo sai, io tremo al pensiero di non vederti più un'ultima volta ancora, chiedo solo di vederti ancora una volta sotto i portici della mia città, lo so è piccola per la tua ambizione e io per te non posso fare nulla, proprio nulla, eppure ti penso sempre anche se i ricordi sbiadiscono, si cancellano a poco a poco, perché? Anche il mio amore svanirà. Sì, svanirà, svanirà.
Io temo quel giorno. Io temo quel giorno quando non ti penserò più, quando dimenticherò tutto e finalmente sarò vecchia, e lo sarò definitivamente.
Per il momento ricordo te e le tue mani. Ricordo. Ricordo e sono triste. Molto triste.
Voglio vederti, voglio stringere le tue mani di uomo orgoglioso, tu hai solo l'orgoglio di essere te stesso. Tu sei te stesso. Sempre comunque dovunque. Tu sei tu. Ed io vorrei averti di fronte, ma nella realtà io sono nulla. Tu invece hai già vissuto tutto.
Tu sei la persona a cui penso intensamente, tu sei la persona a cui penso sempre ogni solitaria sera.
Prendo in mano il diario che mi hai dato prima di partire e leggo i tuoi pensieri di uomo altero.
Sei sempre stato un uomo serio, ma un tempo sapevi sorridere, anche a me.
Certo, certo io non conto nulla nella tua vita, mi rimane il diario della tua giovinezza, il diario......
In esso tu parli di me, come di una ragazza strana, ironica e solare, non sono più quella.
Non sono più quella, no, non dirlo, gli anni sono passati, lenti,ma sono passati per sempre, per sempre. Perché mi hai regalato il tuo diario ? Io ne sfoglio le pagine, scritte nella tua lingua che per me è la mia seconda lingua, la lingua dell'amore intenso e perduto.

Margherita Giacometti


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LA ZIA

S’era fatta più dura,con una piega amara ai lati delle labbra, la bocca era piegata in una smorfia di dolore. Dentro aveva odio. Squillò il telefono. Una voce. Quella di suo cugino.La zia era morta. Era da tempo in ospedale. Troppo lontana. Lei troppo impegnata. La zia aveva passsato gli ottantanni. Lei era la nipote più cara. Ma quel giorno disse “ Condoglianze”, ascoltò i particolari e mise giù la cornetta.
Il giorno dopo ritelefonò suo cugino e la invitò caldamente al funerale di sua madre. Lei disse “ no, non vengo.” Il cugino era stupito. Perché mai? Perché?
Lei disse laconica:”La parentela è finita” e riattaccò.
Ripensava alla zia, a quando le telefonava tutti i giorni. A quando le chiedeva consiglio.
Un giorno, non sisa come, la zia morì dentro di lei.Capiva che c’era la nipote, la nipote adolescente, piena di problemi, piena di confusione nella testa. Smise di telefonare alla zia.
Un giorno il cugino le telefonò che la zia era in ospedale, era malridotta.
Lei disse:”Grazie di avermelo detto”. Sua madre affetta dal morbo di Alzheimer non seppe nulla della morte della zia. Brancolava nelle sue tenebre senza memoria. Lei da giorni non parlava alla madre di nulla.
Non parlava affatto. Lavorava come una mula e basta.
Il cugino tornò a telefonare. Come stava? Perché non ci si poteva vedere?
Lei rispose:”No, grazie” “Non voglio vederti, né oggi né mai”
Il cugino non capiva. Non aveva forse amato molto la madre malata di tumore?
Lei non parlava, solo odiava. Odiava in silenzio. “ La parentela è finita.” Il cugino si chiedeva il perché.
La parentela non può finire, è sangue, è carne. Gli veniva in mente che per tanti anni non s’ erano telefonati né incontrati,ora la voleva vedere sapendo che era sola con la madre malata e una donna a ore.
Ma lei era come un muro. Pensava il cugino che fosse gelosa, non si sa di che.
Tutto pensava fuorché a sua figlia che piangeva la nonna. Le aveva voluto tanto bene !
Perché sua cugina era così dura? Così inflessibile? Così pervicace?
Il cugino pensava e s’accorse una mattina che non sapeva niente della parente.
E il volto? E il corpo? Erano più di trentanni che non la vedeva e dov’era? Che lavoro faceva?
Dov’era finito il fratello?E la sorella era ancora viva? Mille pensieri e non una risposta.Perché tanta ostinazione? Lei non parlava, ascoltava molto il cugino parlare al telefono. Non c’era pace in lei, solo odio.
Anche verso una donna che l’aveva vista bambina.Ma allora era ingenua. E non sapeva nulla del Male.

Margherita Giacometti


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DOVE MAI, SE MAI

Vedi, Andrea, mi trovo sofferente nel mio letto con la febbre e la gola in fiamme. Ci incontriamo raramente al lavoro, però io ti telefono regolarmente, sempre temendo di disturbarti in qualche modo.
Tu cerchi qualcosa che io non posso darti, anche perché amo ancora Gabriele. Tuttavia rido, scherzo, parlo con te di tutto, anche di Gabriele, il miele della mia vita, il fiele della mia vita.
Noi due ridiamo e scherziamo al solito caffè della piazza. Lo facciamo all’insaputa degli altri e parliamo, parliamo scherzando. Ma io continuo ad amare Gabriele.
Tante volte mi hai chiesto il perché, perché lui, e non altri. Ti piace, Andrea, scherzare e fare battute di spirito. Ma davvero io non posso accontentarti e anzi non voglio neanche che mi tocchi.
Tu hai fame, le donne che incontri non ti saziano lo stomaco vorace di predatore. Resti scornato, e io mi diverto e rido, rido celando il segreto. Mi dà un po’ fastidio che al lavoro tu corra dietro alle nubili in cerca di qualcosa che nessuno ti dà mai.
Così resti nessuno, un povero essere che accetta la compagnia di me che porto Gabriele nel cuore.
Del resto potrei essere tua madre.

Margherita Giacometti


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LETTERA A GABRIELE

Castelfranco V.to 25/12/2010


Caro Gabriele,
è il primo Natale che passo senza un pensiero, senza una telefonata a te che pure ho amato per anni e anni, che pure sei stato un conforto nelle ore buie. Scrivo questa lettera che brucerò tra rami di pino, credo, l’ultimo dell’anno. E ’vero che questa mia lettera dovrebbe essere un modo per ricordarti ed invece è un modo per dimenticarti ancora meglio. Le mie mani ora sono coperte da una fitta ragnatela, sono invecchiate col tempo e sono gonfie, le tue mani erano dure nodose quasi callose, sempre arrossate, mani da operaio che avevi ereditato da tuo padre, ma tu non eri un operaio.
I tuoi occhi brillavano duri in una ragnatela di rughe, la fronte non era da meno, sempre aggrottata con le sopracciglia cespugliose. Il tuo ricordo procede per frammenti, scaglie di vita, scaglie d’amore. M’hai accusato d’essermi costruita un amore solo con la forza della mente e non col cuore. Dimentichi che io ti ho dedicato tante poesie e che io ho fama di essere una poetessa che insieme a te ha cantato il fiume Sile , dove Sile a Cagnan s’accompagna, scusa la brutta citazione dantesca, ma io vede nelle acque del Sile il tuo volto e la tua vita.
E’ mancata la tenerezza,qualche gesto tenero, la voglia di voler bene, di volersi bene,magari tutta la vita, ma la tua vita non era la mia e chissà perché ci incontrammo se non ci siamo mai capiti veramente, se veramente la mia fu la creazione di un amore durato più di sette anni. M’era pur caro parlare di te al telefono, con te per ridere e scherzare, col tempo ho capito che a te non piaceva, che nulla piaceva di me a te, nemmeno il mio canzoniere Sile, dove Sile a Cagnan s’accompagna, scusa la solita citazione dantesca.
Ora mi trovo qui piena di freddo senza una tua fotografia che mai mi volesti regalare come se io volessi rubarti l’anima. Chissà che cosa amavo di te, forse quella risata sgangherata, oppure il corpo secco e snello, o la mente pratica e decisa, invece scoprii dopo molti anni che tu non eri così.
Dopo molti anni scoprii che eri secco, arido, apoetico, incapace di fare un dono, di dire una bella frase, di fare compagnia. E non sono gelosa no della tua attuale fidanzata, tutta immersa nei calcoli, sono certa che ti soddisfa, che ti piace il suo modo di essere, di fare, di incantarti con la voce.
Io rimango qui ora con la febbre che mi consuma, sotto le coperte adesso che è Natale, adesso che ho passato i cinquant’anni come te del resto, adesso che è Natale capisco la solitudine,il vuoto dell’anima mia senza la tua. Allora penso che la paura è tanta e il fallimento è dietro l’angolo, ma tu non sei dietro l’angolo ad aspettarmi, la neve ha ricoperto il tuo volto, ha congelato il tuo corpo, ha bloccato il mio ricordo. Eri la mia vita, ora sei la mia vecchiaia ed anche tu sei vecchio nel corpo e nella mente ed io ho la febbre, è Natale e ho la febbre, tanta febbre, tu non ci sei nella mia vita ed io
vorrei piangere ma non posso, tremo di freddo senza essere scaldata.
Non posso vivere di rimpianto, cercherò qualcun altro che scaldi me e le mie notti.


Margherita Giacometti


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IL SOLE ALL'IMPROVVISO


Questa mattina è scoppiato il sole, ed io ti pensavo, pensavo a te che sei un mostro e che mi fai paura, perché tu fai paura, la tua vanità fa paura, la tua incoerenza fa paura. Il tuo orgoglio è mostruoso, tu sei più vigliacco di quel che credessi o sapessi. Io sono io e tu sei tu, sorridi?
Io devo, dico devo difendermi da te, perché tu hai aperto una breccia nel mio profondo, nel mio cervello ci sei solo tu, so benissimo che non sei libero, so a chi sei legato e tu sai che cosa sono io.
Pensare che ti ho amato come non ho amato nessun altro, ti ho dedicato i miei migliori libri, ho parlato di te apertamente. Sì, certo ho parlato di te, della tua persona, della tua personalità, certo, certo con discrezione, non ho violato la tua vita privata. Ti giuro che non parlo mai di tua moglie per nessun motivo e nessuna ragione.
Che bel sole oggi ! Che bel sole oggi! Forse è primavera, forse sarà primavera. Oppure no, non sarà.
Non sarà primavera, non sarà primavera per me, ma che m'importa della primavera!
Io non vivrò nessuna primavera con te, mai più. Mai più. Morirai nel mio cuore, stai morendo nel mio cuore giorno dopo giorno. Voglio solo liberarmi di te, lo voglio per sempre, non t'avessi mai visto ! Maledico il giorno in cui sei nato, tu sei incoerente e presuntuoso, io sono io. Io sono io, siamo due diverse personalità, non so come ho potuto amarti un giorno e pensare di rapirti a tua moglie. Sto reagendo al male che mi hai fatto, tu sei tu, stammi lontano o io dirò.....
Sì, mi hai capito lo dirò a tua moglie, proprio a tua moglie che tu mi ami, perché tu mi ami, anche se io non sarò mai tua. Mai, hai capito? Hai capito ? Hai capito? Non sono quelle che ti abbracciano per strada, io sono io, e tu sei un mostro di alterigia.
Il tuo orgoglio è smisurato, è enorme, stratosferico. Tu hai il culto della tua personalità, vuoi essere al centro dell'attenzione, in realtà sei un fallito.

Margherita Giacometti


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LE PAROLE CHE NON DICO

Stanotte il vento spazzava la città, raffiche e raffiche di vento, sibili ed ululati, e rami spezzati che crocchiavano forte forte, io con la febbre alta avevo gli occhi sbarrati ed ero sofferente, l'alba fu livida e grigia, ma nulla mi stupiva, nulla mi stupiva più, tu eri lontano e io ho la febbre, credo di stare morendo di febbre che non passa mai. La febbre non passa ed io non ti vedrò mai più, in nessun modo. Questo mi sconvolge, non poterti mai più parlare, non poterti mai più toccare le mani.
Io sono qui, qui che ti amo senza volerti bene, sono un'antinomia, sono un'antinomia.
Io ho paura, ho molta paura, sono una donna sola, sono solo una donna smarrita in un labirinto.
Ho paura di questa febbre che mi sta distruggendo giorno dopo giorno, sono sempre più debole, sempre più debole, sempre più debole. Ricordi il filo d'Arianna ? E' il mito che preferisco, lo sai che amo i miti greci come te del resto. Quando ti parlavo di Teseo sorridevi perché ti sentivi Teseo, tu eri il mio Teseo, il mio eroe. Tu sei il mio eroe, per me non sei Eracle, ma Teseo, sei l'intelligenza, l'astuzia, ma mi hai abbandonata nell'isola di Nasso. Ho amato il tuo volto aperto e solare, ho amato i tuoi lunghi capelli. Erano così luminosi al sole, no, non piango e sai il perché.
Tu sai perché non piango, tu sai perché rido ironica. Tu ed io siamo anime inquiete, tu sei il mio gemello dalla pelle chiara e dagli occhi scuri.
Come erano caldi i tuoi occhi superbi! Come erano belli,aperti al mondo delle idee!
Tu sei il mio gemello, tu eri con me nel grembo di Dio, quel Dio che non amo e che a volte disprezzo, tu sei il mio gemello, il mio cuore batteva con il tuo.
Ma tu volevi altro, tu eri inquieto, tu volevi volare alto, ma tu eri destinato a me, solo a me, eri nel grembo con me. Perché ora sei lontano? Soffri? Soffri?
Povero amore mio, povero amore mio, soffri? E perché non vuoi soffrire con me ?
Davvero non mi vuoi? Sono un po' triste perché stai con lei, certo ti ama, certo ti apprezza, certo sarà tua moglie e ti darà dei figli. Ma io sono la tua gemella, legata a te da un patto di sangue.
Scusa se ti parlo così, scusa, amore, scusa, tesoro, ma sei anche il mio amico, il mio tenero e forte amico, ho una forte attrazione per te che pure non sai il mio amore grande grande.


Margherita Giacometti


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SE AMOR DAVVERO

Dai, parla, parla, per favore parla, stringimi le mani, lasciati accarezzare, lasciati accarezzare, lo so hai paura di me, ma io ho il tuo stesso sangue, la tua stessa voglia di emergere al mondo, tu lotti, sei un lottatore, sei così forte, sei così debole.
Tu sei debole di carattere, ma forte fisicamente, amo le tue spalle, amo te, amo il tuo amore, amo i tuoi capelli a onde come nero mare, come onde del mare.
Onde del mare, onde del mare, sono naufragata nella tua foto, di te felice, perché tu sei felice,o no?
No, tu non sei felice, tu sei disperato e non vuoi il mio amore, e non vuoi il mio amore.
Io vorrei il tuo amore, io vorrei il tuo amore, solo un po' d'amore.
Per favore dammi un po' d'amore! Tu sei chi amo di più, tu sei il mio io lirico, tu sei l'oggetto del mio desiderio, tu sei il mio interlocutore poetico. Basta. Basta. Ti amo. Basta. Basta. Ti amo.
Sei me stessa, ma sei lei stessa, so il suo nome e so che ti è cara, molto cara, ma tu la ami oppure è solo abitudine? E' abitudine, solo abitudine, ma la notte dormi con lei e a me dai le briciole delle tue foto, ma io ho il tuo stesso sangue, sono fredda e calda come te stesso.
Non dire che non mi conosci, non dirlo più, non è vero , non è vero.
Tu mi conosci : sono la tua anima, sono la tua anima, povera anima mia, povera anima mia, so le tue difficoltà, so che non hai soldi per vivere, neanche io se è per questo.
Siamo due poveracci, abbiamo fatto carriera per trovarci a terra alla nostra età......
Scusa, ma ti vedo invecchiato, sciupato dai debiti che hai, povero caro,non ho soldi,proprio non ho soldi da prestarti, a te i soldi non bastano mai, non bastano mai, se è per questo neanche a me.
Tu vuoi solo soldi, soldi, soldi, mi chiedi soldi, mi chiedi soldi e io non ne ho, non ho soldi neanche per me, mi dai delle foto in cambio ?
Sorridi? Sorridi? Lo so che devi mantenere lei che non lavora e bada ai figli che hai, ma perché la ami? Perché ami lei? E io? E io? Non merito un po' d'amore?

Margherita Giacometti


 
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