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UN FELICE FUTURO
Girando per le vie di Arpia antica incontro due conoscenti del passato sono gente ha cui non piace la fatica passano le notti al commissariato
Uno è magnaccio l’altro accattone conosciuti in almeno tre quartieri il giorno seduti sotto l’ombrellone davanti al bar dei Corsari neri
Mi siedo, ordino il solito ristretto accompagnato da cornetto e nutella, arriva il magnaccio e con rispetto mi presenta la signora Annarella.
Donna di classe, fine, e si vede da come veste e beve il cappuccino chi passa e la guarda non crede sia una donna del magnaccio Nino
Mi guarda e tutta seria s’avvicina e dice "senti tu che sei poeta e tanto hai amato, mi dai una mano ad essere felice che possa lasciare questa vitaccia al passato.
Sono stanca, credimi voglio una famiglia un uomo che mi ami e tanti figli sarò madre, sorelle, amica, figlia regina di un giardino con tanti gigli."
Mi alzo e gli faccio una proposta lei attentamente sta ad ascoltare l’accattone aspetta la risposta il magnaccio incomincia a pregare.
Lei non risponde, piange tremante mormora frasi confuse ed incomprensibili la prendo in braccio teneramente stringendola al cuore dolcemente.
di: Vito Bologna |
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