Spazi vuoti foresta di tizzi spenti là dove alberi rinverdiscono, tra fruscii e pigolar d'implumi 

Dolce vita della mia vita amara,

la mano tiepida nella mia mano,

m'invita al monte, alla bruma foresta

che immobile aspetta il nostro respiro

di timidi amanti abbracciati.

Taci e sorridi dolce, vita tenera

della mia amarissima vita,

mentre ansima il treno che ci porta lassù.

Nella cupa acqua del tuo sguardo vedo

riflessa la mia voglia d'erba verde.

E le tue braccia nervose son rami

che m'accolgono silente amante.

Ci avviamo alle soglie del bosco ameno.

Ma ecco quale voragine d'inferno

è mai questa straziata verzura ?

Chi corrose la verde antica foresta ?

Fuoco vorace dell'Ade ha mangiato

i rami protesi ed i poveri esseri.

Attonita immota guardo e riguardo

te che senza respiro stai accanto. 

 

Odore aspro della Geenna regna

crudele attorno a noi. E io soffro

a sentir pigolare i piccoli implumi

nel nido annerito dal piceo fumo.

Pare che sia il tuo tenero cuore

a piangere disperato sui resti

che il fuoco avvampante impetuoso lasciò.

Stormisce il vento e solleva la cenere.

Può dunque tanto la folgore acuta ?

Venne fiamma improvvisa dal cielo ?

Scricchiola al nostro passo il tizzo rovente,

residuo d'inferno. E io tremo

di vera paura e tu piangi al vedere

lo scempio nefasto della natura

forse fatto ad arte perversa da uomo

bramoso oppure folle d'empietà.

Volo di corvi sovrasta il silenzio.

Non piango e rabbia latrante

mi divora come scroscio di cascata.

 

di: Margherita Giacometti