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Schegge:
"Artigliare luce di: Stefano Serato |
S’imprimono ampiezze sulle chiuse stentate da aspirazioni. Armonie tarde accadono lente lente. |
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Di nuovo la solitudine resa a credito dalla Vita. Omaggio ricevuto nel mezzo del petto sverna l’Intento dal letargo delle illusioni. |
Al lungo delle mie dita s’apre un palmo ruvido e timido, forte di coraggio fragile d’accoglienza tremante nell’offerta. Mani giunte ancora non sanno stare. |
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Sulla mano sinistra la fretta di una lama ha rigato vene esposte alla perdita, gonfie di coraggi rimediati. Ora mescolo il sangue offerto alla vecchia polvere dell’abbandono. |
Anni di coraggio incondizionato, giorni lunghi di speranze, il Dio portato nel gesto mattutino della croce, un figlio strano di malattie e desideri, e il canto del merlo. Mio padre. |
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Giungo lungo, gravido di solitudini stornate, ritornate, ostinate, piantate nel petto da un grumo d’energia arrogante. Prendo in prestito ad un’amica guerresca la grazia del coraggio che benedice le fessure dell’anima. Getti in quelle spaccature il seme della Speranza che mi spera E la terra, ti chiedo, e l’acqua, e il sole? L’Intento, mi rispondi. |
Sto su un’altalena che nasconde la Trasparenza che dona Visione. Scorgo principesse vergini e dolci, o amanti dalle forme decise al fuoco del mio pelvico sangue. Non so ancora vedere la Donna. M’inondano possessi arrabbiati affondi affamati di pieno e un bacio d’incesto. |
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Del Nome ripeto il nullo ritorno del Suono. Dentro la fossa della gola artiglio l’aiuto della Luce. Nel coacervo della mente scanso l’illusione del significato. Vuoto d’attese gonfio fiero il petto eretto. |
La Forza che viene accende il fuoco del sacrificio: s’ offrono i vincoli. La cenere rimasta feconda l’Intreccio dei Distanti. |
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Tu, dominatrice e meretrice, arco mistico, linea dei Nodi, nausea sacra. Spingi l’ampiezza a venire. |
La disciplina governa l’assenso al Gioco. Se salgo i giorni deciso giungono prese e intese. |