|
PREGHIERA D’EMIGRANTE
le campane suonano L’Ave Maria, la contadina torna dalla fontana, c’è chi prega e cena in compagnia, solo e chi la patria a lontana.
Sul balcone di un condominio guarda all’orizzonte l’emigrato, chiudendo gli occhi, rifà il cammino dal giorno che il paese ha lasciato.
La nave era pronta per salpare i gabbiani volavano vicino, trenta persone lì a salutare, chi solo va per il suo cammino.
Quindici giorni di alto mare, giorno e notte a fare dei piani, fare un pò di soldi e poi tornare nella terra amata dai paesani.
Di giorni ne passarono e pure anni son più di cinquanta primavere trascorsi in tre stati americani fra tante lagrime e tante preghiere.
Ora ha i capelli bianchi l’emigrato, e sogna ad occhi aperti di tornare, ma anche questo sogno è sfumato e non gli resta solo che pregare.
Prega che almeno dopo morto, le sue ceneri siano portate dentro un baule, in quel porto che diete vita al povero emigrante.
di: Vito Bologna |
![]() |