Orchestra di primavera
 
Il sole stava giù pe' il tramonto,
spuntavano lassù nubi fuggiasche,
calava scuro giù stellato manto,
il vento ondeggiava verdi frasche.
I larici pian piano si cullavano,
così, stretti ad uno l'altro accanto,
porgevansi nascosto con la mano,
di modo a lenir ogni spavento.
Sul prato una pigna si adagiò,
rimbombo si sentì perfìn nei sassi,
un merlo su di un ramo echeggiò,
venuto appena era lì nei pressi.
Apparve giù esercito marciando,
di allinear formiche si trattava,
di ritto una avanti scavalcando,
mollica trascinando, si portava.
D'appresso trasportata era casetta,
lumaca portinaia era all'uscio,
cornicchia avea in capo di vedetta,
mattoni non avea, bensì un guscio.
Vicino lì sentirsi squacquerio,
ranocchia era a  foglia su poggiata,
lo sguardo in su pe' l'aria dava oblio,
e in bocca larga lingua avea a posata.
Intanto su pe'l pin v'era coppietta,
fringuelli indaffarati andaàn volando,
a trasportar e intrecciar paglietta,
pe' far un nido e star amoreggiando.
Di lì nei pressi udir uno ronzio,
lo sciame era intento vorticoso,
pe' fior in fior vedersi un brulichio,
di polline con trasportar giocoso.

 

di: Antonio Bonavires