DI SE’
impua, rituale incenso tibetano:
le trentacinque sostanze aromatiche
bruciano, odorando appena di un ceppo
che arde ma fiacco in bocca a un caminetto.
Io la berrei monastica nepente.
Si apre il deiscente frutto rosso, un solo
imputridirsi maturo al qualcosa
del seme già altro, poi ancora o non più.
Se mi vedessero adesso le amanti
belle, accosciato sopra una turca
tra spasmi lievemente dondolando
simil folle abbracciato alle ginocchia,
illiquidire per più alto un viaggio,
guitto per vie di un Nepal di silenzi!
Senhal era il nome antico
di ogni amata; fittizio
come ogni poeta io già da me mi adombro.

Davide Riccio