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A MIO PADREDomenica la tua radiolinaa transistor pigolava metallica:non era “Tutto il calcio”;eri bensì tu che filtravia ottomila cicli al secondofino al ventre materno.pace profonda in me si ridestava.E se la tua squadra del cuore
un goal segnava, in alto aliavoper le braccia tue possentilietamente riespulso – sorrettoda mani certe e solenni di ostetrico.
Ho per te bianchi muri spessiUn metro del verso che gira intornoE non dice che non ho più gareSe non che a bocce.
Davide Riccio |