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A
Leopardi Poeta
desolato sepolto in un borgo selvatico. Lontano
dagli sguardi; grande
cultore ed erudito signore di se stesso e del suo genio; capace
di trovare parole, laddove non c’erano per nessun altro, osservando
la natura, e le cose, con attenzione certosina e feconda. Curvo
sulle sue carte, perduto al mondo e
a se stesso, vita negata, relegata
tra le carte e i testi e tomi della biblioteca, il suo mondo. Lì
serrato,segregato in perenni ed
inconsolabili solitudini, malvisto, a
volte incompreso; eppur grande e irraggiungibile nel dolore suo, suo
unico amico e compagno. Anima
vagante e persa, senza
ristori, senza conforto. Difficile
da capire,e mai capito dai suoi conterranei. La
sua solitudine grande, come la sua afflizione; e il cercar di fuggire, e
poi tornare, fino all’addio a Recanati, posto di crudeli ed infimi, che
mai compresero il grande tra loro. Leopardi
col suo sguardo triste, l’incarnante del travaglio del poeta, spesso
in attrito col mondo, e sempre solo, con le sue idee e
i suoi tormenti; inseguendo il pensiero suo, segreto
e sofferto; gioia per i lettori. Poeta
fatto di pena e di
abbandono;grande , fra tanti piccoli. di : Stefano Medel |