Il Doriforo - Alcolore

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Il Doriforo di Policleto

Il Doriforo è una statua che, come il nome ci indica, ritrae un atleta con un giavellotto in mano. In questa copia romana, (non ci è pervenuto l'originale) conservata al Museo Archeologico di Napoli, manca la lancia che era retta dalla mano sinistra e si appoggiava sulla spalla. Lo stile di Policleto è essenziale, i volumi hanno una definizione netta, senza tuttavia cadere nella semplificazione geometrica. L'opera rivela d'essere molto legata a precedenti sculture doriche. Ad un modellato, quindi, essenziale, si unisce però una attenta ricerca di proporzioni. Il corpo è attentamente studiato, non tanto nelle specificità anatomiche, ma soprattutto nelle sue misure. Ciò a cui tende Policleto è un corpo perfetto nel suo insieme, ogni singola parte sta al tutto come avviene in un reale corpo umano idealmente perfetto. La sua ricerca di perfezione è proprio nel mettere a confronto il reale e l'ideale. I rapporti alla base del suo canone sono rilevati da reali misure effettuate sui corpi umani, in particolare dei giovani atleti olimpici; l'ideale è l’effetto a cui tende eliminando ogni difetto che, seppur minimo, è sempre presente in ogni singolo individuo. La statua diviene così un ideale di perfezione umana, superiore alla realtà stessa. Questa statua evidenzia anche, in maniera mirabile, la nuova postura che Policleto inventa per le statue utilizzando il chiasmo. Il termine «chiasmo» deriva dalla lettera greca X (in greco è pronunciata "chi") ed indica una disposizione in cui le parti creano un incrocio. Nel caso delle statue di Policleto la disposizione incrociata è tra gli arti inferiori e gli arti superiori.
Chiasmo: nel Doriforo è ben visibile come il ritmo bilanciato di alterne flessioni e tensioni, che coinvolge gli arti contrapposti, sia dinamica ed equilibrata. Al braccio sinistro, piegato a reggere il giavellotto, corrisponde la tensione della gamba destra che sostiene il peso del corpo. Ad essi fa da contrappunto il braccio destro, mollemente disteso lungo il fianco teso, e la flessione della gamba sinistra, con la punta del piede che sfiora appena il suolo, la flessione della gamba sinistra determina un abbassamento del fianco. Ma questi elementi, nelle regole di Policleto, si compongono in un dinamismo più sottile accompagnandosi ad una leggera torsione del busto, al lieve, caratteristico inarcamento della linea alba conseguente tenue declinare dell'omero della spalla destra, secondo una linea divergente rispetto al declivio dei fianchi.
 
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