Il David - Alcolore

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Il David di Michelangelo Buonarroti

L'Opera del Duomo di Firenze, Il 16 agosto del 1501 commissionò a Michelangelo la statua del David da collocare nella zona absidale della cattedrale di Santa Maria del Fiore. Michelangelo lavorò su un blocco di marmo che era stato già sbozzato da Agostino di Duccio nel 1464 e da Antonio Rossellino nel 1476, ma entrambi gli artisti abbandonarono la scultura giudicando il marmo troppo fragile per sostenere il peso solo sulla porzione delle gambe, di cui l'apertura era stata già scavata. Era già stato previsto che l'eroe fosse nudo e che la testa di Golia non venisse rappresentata. Il marmo inoltre presentava una grande quantità di venature dette "taròli" che Michelangelo stuccò e ricoprì con malta di calce restituendo così una superficie levigata, tipica delle sue sculture giovanili. Michelangelo finì la sua opera in Piazza della Signoria, (vista la decisione da parte di una commissione di artisti fiorentini di porre la statua sul sagrato di Palazzo Vecchio), dipingendo in oro il tronco d'albero dietro la gamba destra e aggiungendo delle ghirlande di ottone con foglie in rame dorato che cingevano la testa e la cinghia della fionda, correva l'anno 1504 .Con il David si rinnova il canone della bellezza maschile rinascimentale, un corpo atletico al culmine della forza giovanile espresso da forme nate da uno studio attento dei particolari anatomici, come la torsione del collo interessato da una vena e dalla struttura dei tendini, come le vene sulle mani e sui piedi, la tensione muscolare delle gambe; contratta quella di destra su cui si appoggia il peso, distesa quella di sinistra, che si allunga per il movimento, e la perfetta muscolatura del torso. Sono poche le inesattezze come ad esempio un muscolo sul polso destro inesistente nella realtà, che Michelangelo inventa per dare più forza espressiva al suo movimento, e una riduzione innaturale della spalla dovuta alla mancanza di materiale su cui lavorare. Il David dell'Accademia è ben diverso da altre interpretazioni che lo avevano preceduto come quello di Donatello dalle forme effemminate, riprese dalla statuaria ellenistica, qui invece si trasmette un'idea di forza assolutamente autosufficiente. Allo stesso sistema di valori va associato lo sguardo fiero e concentrato rivolto al nemico, le sopracciglia aggrottate, le narici dilatate e la leggera smorfia sulle labbra che forse tradiscono un sentimento di disprezzo verso Golia. L'osservatore non capisce bene se David è ritratto nel momento che precede o che segue l'azione. Il Sasso non è rappresentato, così come non è rappresentata la testa del gigante, l'idea che Michelangelo trasmette è quella di una forza che sta per essere scaturita o che si è appena placata, che non è in atto ma che è in potenza, evidenziata dalla sua forma. Nel David di Michelangelo sono evidenziate anche le potenzialità espressive del disegno, che è la base dello studio e della conoscenza della forma maschile, praticato dal vero spesso studiando dei cadaveri trafugati. Michelangelo ingrandisce alcune parti, la testa e le mani, che paiono sproporzionate, anche se dal disegno perfetto; questo perché il progetto iniziale dell'opera prevedeva una visione dal basso ad una grande distanza che richiedeva accorgimenti ottici per una migliore resa espressiva del corpo. Questo effetto parzialmente visibile anche durante la sua esposizione in Piazza della Signoria si è ulteriormente attenuato in seguito al suo trasferimento alle Gallerie dell'Accademia di Firenze dove è stato collocato su un piedistallo più basso di 63 centimetri. A partire dal 2003 è stato sottoposto ad un accuratissimo lavaggio e restauro a cura del laboratorio di restauro dell'Opificio delle pietre dure di Firenze. Questo lungo lavoro è stato realizzato per celebrare il cinquecentenario della realizzazione dell'opera nel 2004.
 
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