Gabriele Maschio - Alcolore

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Racconti
La settima rosa

di: Gabriele Maschio


Ciao, settima rosa della vita, terza all’importanza del sole come nebbia per la terra ed aria agli uccelli, liberi di volare in tuo nome sopra arbusti crudeli dell’uomo. verità rattrista la tua vita, morte significa poesia ma dolore, sangue di rapprese anime su chiese da sconsacrare che già hanno visto guerre e fuoco.
La lama lascia il posto alle pietre dopo il napalm……ma l’odio rimane uguale, lo stesso inutile umano amore per la stupidità di caino fratello nostro.
Quando bastava alcool per risistemar le cose ero e sembravo felice, la vita scorreva come da un’enorme botte al bicchiere e sembrava ed era piacevole, rimaneva una strana nebbia a nasconder le cose.
Sai ti penso e detto da me è cosa grande, improvvisamente sento batter uno strano cuore nero a ritmare attimi di vita sconosciuti e sognati, solo sognati, vissuti…
Appare strano doversi rassegnare alla fine anche se comodo e giusto, perlomeno spiace per ciò che lasci, per tutti gli affetti “coltivati” da pigrizia e timida arroganza.
Donne o ragazze lasciate a macinar amore ritrovato da vecchi….e diventarlo dicono sia fortuna ma forse è uno stereotipo della società come la libertà ci appare, ci appare vestita di solo colore rosso.
Legger dei sulutumana è stato riveder una storia finita o forse anche mai iniziata, appunto solo un sogno, non necessariamente da dirsi incubo, ci sono sogni ed attimi di vita belli.
La foto di mio padre vorrebbe far da monito ai vivi, la croce di Jesus con Jesus appeso, lo fa ai morti, e tutto ciò benché inutile aiuta.
Quale miagolio lascia spazio ad un suono di chitarra o violino se proviene dalla gatta che indossi che adoperi ed ami…che ospiti ricambiato nella casa?
Dei profumi che san di raro e lontano oriente, di misti marco polo dalla pelle bianca, le essenze lasciano traccia nella mia stanza e sembra sia dell’incenso acceso per altrui intelligenze e continuità d’animo, di strano sentimento d’amore che non vuoi tuo, rude creatura del bosco, del mare del bosco.
La sabbia si mescola alla terra, tra di loro le ossa dei poeti.
Forse anche baudelaire sarebbe d’accordo al mare boschivo di certo non l’ha immaginato tale bukowski, o forse si. Di certo mi assomiglia di più, suo è l’onore, mia la stima.
Detesto chi s’ubriaca per hobby, bere è un’ arte e di nobile intenti, uccide con consapevolezza e t rincoglionisce per precisa scelta e per diritto di tua libertà, la metamorfosi di un bruco non vale la farfalla di una sbornia.
Il difficile è rimanerne fuori conservandone i ricordi belli ed assurdamente sconfortanti di utile inutilità e di brava gente allo sfacelo a cui ti ci porta con il piacere orgasmico di un punto G alcolico mai raggiunto, pena il delirium o peggio la fisicità del danno rosso sangue.
Di certo le parole scorrono come intrise di inchiostro liquoroso e vivo…un rosso d’Emilia ti porta per forza a parlar di cooperative, del 900 e di comunismo, ti lascia l’euforia dei 20 anni, il sapore della birra mi fa sentir canzoni di allora…rivedo il liceo, una strofa inglese un amore svanito nella paura di un rifiuto.
Che buffa cosa la vita…ci ostiniamo a chiamar clowns i pagliacci e matti gli insicuri, che e come definire quel popolo di sofferenza che adopera le parole come ad intrecciarne uno strano cilicio?
Povera gente fuori dell’ottusa società emarginata nel loro modo d’essere amata e letta poi per hobby da baroni e buona gente di borghesia , assaporandone parole miste di cattivo vino, di moda di scherno come con lo scherno lasciammo l’amico Jesus appeso ad una croce.
Ricorda uomo, ed anche tu amico Gabri, sii quel che sei stato anche dopo mille disagi ed ama al di là dell’odio, ma quando odi fallo davvero e come insegna nostra madre natura fallo bene.
Adopera il giusto bicchiere, come per il vino.

 
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