Donata - Alcolore

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Racconti
Mi trascinavo per le strade come un lurido cane

Donata scrive alla mamma dopo 5 anni d'assenza da casa


"Dopo averti a lungo ignorata ed esclusa dalla mia misera vita, cara e dolcissima mamma, non mi sento degna di chiamarti ancora così, ma dopo una lunga riflessione mi sono resa conto che sei la cosa più preziosa che esista al mondo e che mi è rimasta.

Sto scrivendo da un letto d'ospedale dove mi hanno ricoverata da tempo e, sentendo prossima la mia fine, pur sapendo di darti un dolore, mi sono decisa a darti mie notizie, perchè il viaggio che sto per intraprendere sarà senza ritorno, così non dovrai attendermi invano. Non sono stata colpita da un male incurabile: questa morte me la sono cercata io e non c'è nulla di più vile che essere assassini di se stessi. Sono una drogata, mamma, ridotta in condizioni pietose. Non voglio dilungarmi in particolari descrivendoti che cosa era diventata ultimamente la mia vita: tutti mi evitavano, mi guardavano con commiserazione compiangendomi.

Sola, ammalata, senza una fissa dimora, mi trascinavo per le strade come un lurido cane nessuno degna di uno sguardo: ho dormito nelle stazioni, sotto i ponti come i mendicanti, ho conosciuto la miseria più nera, mi sono prostituita e poi una sera che mi sentivo più male del solito, sono approdata come un naufrago davanti la porta di un ospedale, dove sono stata soccorsa e curata. Qui nessuno mi tratta male, ma mi sento evitata ed esclusa dalla vita come se fossi una appestata. I letti sono circondati da parenti: il mio è vuoto e, mentre la fleboclisi scende lentamente nelle mie vene, chiudo gli occhi e mi lascio trasportare dai ricordi belli di quando eravamo felici insieme, legate da un profondo affetto come le rose alle spine. Tu eri la vita, la gioia di vivere, l'isola presso la quale approdare nei momenti di difficoltà; sapevi risolvere i miei piccoli problemi, infondendomi speranza e sicurezza nell'avvenire. Nessuna bambina, orfana di padre, si sentiva felice come me! Mi amavi per due e, col tuo modesto lavoro, non mi facevi mancare lo stretto necessario, che mi bastò finchè fui cresciuta. Poi cominciai a sentirmi umiliata dalla nostra povertà che non poteva permettermi di realizzare i miei desideri, e ne avevo parecchi ...

Desideravo questo e quello, invidiavo questo e quello, invidiavo la ricchezza altrui e tu con le lacrime agli occhi mi dicevi: "nulla al mondo può darti la felicità completa se non sei amata". la ricchezza è così povera di fronte alla realtà della vita! Ma nella mia testolina albergavano i sogni e ironicamente rispondevo: "Oh, non è vero! Se diventerò ricca sarò pure felice!"

Poi l'amore bussò alla porta del mio cuore donandomi dolci e strane sensazioni mai provate prima. Lui mi amava, prometteva di darmi la luna, mi sembrava di volare su una nuvola rosa incontro alla vita...

Il mio fidanzato prese un posto particolare nel mio cuore ed io incominciai cara mamma a metterti da parte; con lui al mio fianco potevo fare a meno di te. I tuoi consigli, gli ammonimenti non volevo neanche sentirli, mi sembravi noiosa, pessimista. ti facevo soffrire e subito mi perdonavi con un sorriso. Come era grande e ricco d'amore il tuo cuore, mamma. una frase è rimasta scolpita nella mia mente a caratteri incancellabili: "A voli troppo alti e repentini sogliono i precipizi essere vicini". Un ammonimento che troppo tardi ho apprezzato e che rimpiango di non aver ascoltato.

poi il vento della vita mi portò lontano: lasciai la casa, felice come una rondine che lascia il nido per librarsi libera nel cielo, senza pensare che, agendo così, avrei calpestato il tuo cuore addolorato. Non mi feci più viva neanche con uno scritto: Ero felice con lui e questo mi bastava. Chissà quante volte ti sarai chiesta dove e come vivevo, se avevo raggiunto la felità alla quale agognavo. Ma non è stato così, mamma. Passai di delusione in delusione, conobbi l'amarezza, il disgusto di me stessa a affogai in quella droga maledetta, nel mio dolore: Essa mi permetteva di evadere dalla realtà, donandomi gioie effimere che la vita mi negava. Così mi sono trovata sull'orlo di quel precipizio che temevo e sono precipitata sempre più in basso. Nonostante gli sforzi, la mia buona volontà, non sono riuscita a salire la china. Quando sei sprofondata nell'abisso è difficile. E quando divenni un rottame umano lui, che diceva d'amarmi più di qualsiasi cosa al mondo, mi abbandonò. il mondo mi crollò addosso e il mio cuore, colmo di dolore, si sentì piccolo e indifeso e mi sembrò di avere nel petto un lago di ghiaccio. Si scioglieva solo pensando a te. Quante volte ho pensato di tornare per confidarti le mie pene, per chiederti un consiglio, supplicare il tuo perdono. Non l'ho fatto, mamma; non perchè non ti amavo, ma per non ferirti una seconda volta. A quante umiliazioni saremmo andate incontro entrambe: in un piccolo paese, dove tutti si conoscono, non c'è perdono per chi ha sbagliato, anzi viene condannato e segnato a dito finchè vive. Avresti dovuto chinare il capo di fronte a questa società che si sente di giudicare duramente un essere umano paragonandosi a Dio. Mentre invece il tribunale eterno sa assolvere qualsiasi peccato se ti penti. Per evitarti questo ho portato da sola e senza sostegno la mia croce. Soltanto ora trovo il coraggio di dirti tutto e sono sicura che, se lo avessi fatto a suo tempo , non ti avrebbe importato niente di quello che avrebbe potuto dire la gente sul mio conto, avresti sfidato tutti e tutto aprendomi la porta.

E' vero mamma? Mi raccontavi spesso che quando nacqui, e mi stringesti per la prima volta tra le braccia, al colmo della felicità scegliesti per me un nome: Donata! Un dono che veniva dal cielo. Povera mamma, un dono che pagasti a duro prezzo, in seguito. Pensavo di dirti poche parole, invece alla fonte del mio cuore è scaturita una cascatella di ricordi dolci e tristi. ora mi sento più serena e in pace con me stessa, dopo averti umilmente confessato le mie colpe. Non temere, sono in pace anche con Dio, e sarà proprio il padre cappellano che mi sta vicino a comunicarti la mia partenza per il cielo e dirti dove sono sepolta. Padre Francesco ti consegnerà questa lettera e saprà trovare parole incoraggianti di conforto, per aiutarti a superare questa dura prova. Una mamma che perde un figlio perde una parte di se stessa. Immagino il tuo dolore! ecco perchè non ti ho voluto al mio fianco a vederti soffrire, non avrei retto a tanto dolore. Eppure ti desidero e non so cosa darei se, aprendo gli occhi, ti vedessi nel vano della porta, venire incontro a me a braccia tese, per stringermi sul cuore e perdonarmi. Come desidero stringere la tua mano tra le mie, per provare per l'ultima volta la gioia d'una carezza a lungo desiderata, e andare così serenamente incontro alla morte.

Perdona il mio sfogo e non piangere. Non merito le tue lacrime e devi promettermi una cosa: a chi vorrà sapere di più sulla mia morte devi dire solo che è stato un incidente, per evitare di sentirti madre di una drogata! Dovrà essere un segreto nostro. L'unico piccolo dono che posso offrirti. Vent'anni fa ringraziavi il cielo per il dono che ti aveva fatto, fa conto che sia stato solo un prestito. Mamma cara, come vorrei stare con te all'infinito, di quante cose vorrei parlarti, la mente sembra piccola ma ha uno spazio immenso per contenere ricordi e i nostri sono tutti belli. E tu ricordami così, ricorda quella bambina che si stringeva a te perchè aveva paura dei tuoni, che ti accarezzava con dolcezza dicendo: "ti voglio bene mamma bella". E che quando era triste ti chiedeva preoccupata: "non morire mai, non lasciarmi sola"! Quella era la tua Donata. Anche ora è te che desidero, i miei sentimenti non sono mutati nei tuoi riguardi. Lui invece è lontano dai miei pensieri Non si può continuare ad amare chi ti ha dato in pasto alla droga, come a quei tempi davano i cristiani in pasto ai leoni.

La morte mascherata da una siringa era lì per ghermire la mia giovinezza e portarsela via. Ma io non lo avevo neppure lontanamente immaginato, pensavo che a me non sarebbe mai successo niente. Lui era il lume, che aveva attirato a sé l'ingenua farfalla e lei aveva danzato intorno a quella luce finchè non si era bruciata le ali. Non c'è odio dentro il mio cuore: l'ho perdonato chiudendo questo breve capitolo di vita con tristezza e delusione. Voglio dimenticare questo brutto periodo per andarmene serena; anche tu mamma devi fare così.

La Donata che ti ha scritto questa lettera fa conto sia una persona sconosciuta che è venuta ad aprirti il suo cuore. Non l'hai conosciuta e non ti sarà difficile dimenticarla: me lo prometti?

Anch'io voglio farti una promessa: non ti lascerò mai più sola come ora, di lassù ti sarò sempre vicina vegliando su di te! Coraggio mamma mia adorata: devi essere forte nel dolore come lo sei sempre stata: Se un giorno verrai a trovarmi portami dei fiori semplici di prato, sai che a me piacevano tanto e la natura ne è ricca. Ora ti lascio con un abbraccio, chiedendoti ancora una volta di perdonarmi, per non averti amata come meritavi!

tua Donata

Donata è morta a vent'anni.

 
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