Davide Riccio - Alcolore

Vai ai contenuti

Menu principale:

Le tue poesie
Le poesie di DAVIDE RICCIO
SCIROCCO PERVADI

Dasiria madre parti
Shirocco ee pervadhi
Avido persisti
Ragionassassinando

Scirocco permani
Sume scinco
Paria media mandria
Lasciva brama putrida

Da Zante amata
Shirocco pervieni
Ee mi scianchi mi stanchi
Impudicopatema

Om shanti Venere
Om shanti Venere mai…

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
L’AMORE DEI GIRASOLI

Clizia guardò Apollo
E il suo carro volare
Nove giorni
E fu l’Eliotropio,
Passione per ogni dio
che snatura.

Io guardavo noi faticare
Da levante a ponente
E di notte impazienti
Tornare pronti al sorgere
Di luce e calore.

A ligule aperte
Impariamo a starcene
Ora più quieti

Puntiamo fermi ad est
In schema di spirali
Ugualmente orari
E antiorari

Aureo mezzo
Di amore finalmente
Androgino
E per sua metà
Giustamente
Richiuso e oscuro.

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________

TERROIR TERRAIN
Ogni vitigno dipende
dal fenomeno della variablità genetica:
da ogni incrocio nascono organismi unici
ricombinati dai genitori.

In terra cinquemila
i vitigni pensati coltivati
con miliardi le variabili
a clima e terreno,
annata, vinificazione,
conservazione,
degustazione,
come in terra una razza
o cinquanta miliardi
a cominciare da Lucy…
se…
e le incalcolabili varietà
di ogni attimo
secondo ciascuno.

Ancora mi inebria
il sangue del sanscrito vena
che fu amare
da Noè sull’Ararat a noi
sulla terra che varia
non-periodica
anisotropa e frattale
in culo al misantropo
al razzista
ai Diluvi
al terrore
alla ampelografia universale
dello studium
ossessivo-compulsivo.

Dalla terra in terra
generare
ciò che ai figli non si trasmette.

di:Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
OSSERVANDO LA BRUGHIERA

Osservo di me
la univoca brughiera
temperata apparente,
più torbida invero
e umida Calluna
che spazza impazzita.

Osservo di me
la brughiera che avanza
dove era un querceto
e gli sfalci del brugo
per lo strame
a foraggio e lettiera
di mentale bestiame.

A che farne a parole
una cultivar?
Io non mi voglio
suolo acido
per vipere e coleotteri,
né affidare all’alto
di un arbusto
o di un falco
e una pernice di passaggio.

All’orizzonte che si amplia
osservo di me
la brughiera stagnante
che pure avanza,
più fredda che landa,
e lascia ch’io pianga
il mio sperma
su musica di Haendel.

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
LA SOLITUDINE DEL 
CERCATORE DI FUNGHI

Sotto la terra turgida
fasci millenari di ife miceliari
s’allungano all’infinito
e sbucano nel bosco in carpofori,
fruttificano; si perpetua
la spora varia mente.
Anche in solitudine
io colgo e mi collego.

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
A MIA MADRE

Io so perché mi ammalia
il mare. Tu inspiravi,
e i frangenti sulle rocce
sciabordano schiumando.
E poi che l’onda si è
franta, lenta e costante,
e scemando la cresta
respinta si ritira,
pacifica tu espiravi.
E lo sciacquio fievole
e ipnotico, amniotico,
mi riavvolge di nuovo.
E vorrei non finisse
mai… ma senza erosione.

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
NEL BOSCO DI ARRAYANES

Nel bosco di Arrayanes
matura il tempo di ogni uomo
rovescio di radici
dal grembo all’intelletto

Il potere della fratellanza
si abbraccia inviolabile

Strappata a glaciazioni e sangue
e dementi sauri
cinse Odino l’Era
al cui centro pose l’Albero
che unisce al Cosmo
Noi
Custodi dell’Alfabeto

E sempre una fine
perché rinasca
nuova stirpe di Luce

mai più secco il mirto

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
A MIO PADRE

Domenica la tua radiolina
a transistor pigolava metallica:
non era “Tutto il calcio”;
eri bensì tu che filtravi
a ottomila cicli al secondo
fino al ventre materno.
pace profonda in me si ridestava.
E se la tua squadra del cuore

un goal segnava, in alto aliavo
per le braccia tue possenti
lietamente riespulso – sorretto
da mani certe e solenni di ostetrico.

Ho per te bianchi muri spessi
Un metro del verso che gira intorno
E non dice che non ho più gare
Se non che a bocce.

di: Davide Riccio 

____________________________________________________________________________________________
Davide Riccio
POEMA CONCISO
1
(INTRODUZIONE)
Non me ne importa nulla
se il vuoto pullula di fluttuazioni
e di energie misteriose come Dio
e come Dio capaci di creare
dal nulla non più nulla
particelle di ogni tipo
atomi da uno al googol
materia
nuovi mondi
universi paralleli
in bolle di vuoto ma non più vuoto
in espansione
O Nulla nostro che sei nel Nulla
Che me ne importa
della fisica microscopica
se io sono qui
tra guru del marketing
e combattenti di Al Qaeda
senza più scopo
scotch whisky all'imbrunire
a non trovarvi l?alba
a volere ogni cosa o il giusto e non posso
ed anzi già per questo poco
dovrà finire
E quando sarà finita
- se neanche il vuoto
può essere vuoto
e nulla il nulla -
dove riparerò infine?
2
(SONO IO STESSO UN DIO)
Sono io stesso un Dio
quando le falene si accoppiano
sull'elemento del radiatore
a cui so dare nome e spiegazione
una più ampia collocazione in bagno
ma per esse un luogo limitato
se stesso
ed io stesso un Dio su di esse
inconoscibile
comodamente seduto
sull'asse del water closet
casualmente mio trono
biancoceleste
Userò dunque l'aspira-insetti
per liberarle vive
insufflandomi l?ego
di rispettoso sentimento New Age?
O per impulsivo retaggio arcaico
le schiaccerò in carta igienica
liberandole da vita
e riproduzione
come una frana sorprende
due amanti all'aperto
nel bosco?

(O più par Suo
osserverò indifferente?)
3
(UNDERGROUND)
Ho anch'io un posto nel bosco
e paure
dove la fustaia dell'abetaia
assume la sua primigenia formazione
però sotto le piccole chiome alte
che in continua gara tra loro
portano le foglie a sempre più luce
sotto i morti rami senza luce
dell'umbro strato arbustivo
e lungi dalla vita intensa
fruttuosa del sottobosco tropicale
o di un clima temperato
Nel mio paese di fredda ragione
mi elevo a poche stentate erbe
ogni tanto a un lampone
a un mirtillo e una linnea
a una poesia minore
poi torno al muschio
senza nemmeno l?opposto rimedio
di entrare nella zolla
nell'humus
di andare in ciò che fa
fertile la terra
tra le radici in azione
nella tana delle vipere
nel letargo della marmotta
in gallerie di onischi e lombrichi
vorace come un grillotalpa
eccetera
4
(VANITADE)
Nordico, bianco di pelle e delicato
abbronzato sarei apparso più bello
Invece il sole mi ha subito scottato
ed ora, chimica alla chimica,
mi cura la benzocaina con alcool benzilico
mi conforta la cessione controllata
del retinolo sull'eritema
il doposole
la sera
e il sonno in cui cessa
il problema
(Sulle mani
nelle papule dell'orticaria
nell'incessante brivido orripilatore
ho visto il muso della megattera:
è questo il poeta?)
Cauto mi scarto rinnovato
dal cellofan
sollevo
levo
lembi di pelle morta
che offro bambino
a formiche rosse
vi si imbattono
provano
la mangiano
Nordico, bianco di pelle e delicato
Abbronzato sarei riapparso più bello
Invece insetti di me
Hanno già anticipatamente mangiato
5
(IO NON SO ALTRO)
Non ho bisogno di Padre Pio
non posso credere nel sovrannaturale
su gentile richiesta
Credo invece nel disagio
e nella tenerezza,
ciò che provo per i pellegrini
in coda sul sagrato
ad attendere il proprio turno
per una benedizione da prenotare
una lettera da scrivere
e lasciare sulla tomba
del santo prodigioso
(un McDonald's in desolata landa
non è anch?esso un miracolo?)
Io non so altro
di una visita agli estinti di famiglia
e non avere epitaffi
sarà il mio epitaffio
come una pudica maggioranza
per necessità
nome e cognome
due date
un ritratto composto
(quasi mai di quando si fu giovani
o in una età di mezzo,
il che sarebbe fuori luogo
una vanità)
Giro per il cimitero
Come non sappiamo andarcene
mai del tutto
in ceneri disperse
obbligando piuttosto
un ricordo angoscioso ai vivi
e ad una più pratica soluzione
dei fiori di plastica!

Scongiurando su lapidi
la sveglia all'indomani
con versetti da Giovanni o Timoteo
come non sappiamo andarcene!

Ecco, io suono un mare
di rena e piccoli sassi
dentro uno strumento aborigeno
di legno o canna di bamboo
proprio come il poeta
parla del mare
e non è il mare
proprio come parliamo della morte
e non è la morte
6
(PAGANO)
Davanti al mare
stiamo sempre a guardare
a lungo non diciamo più nulla
Dopo tanto tempo di terra
al primo spiazzo lungo la litoranea
- quando finalmente ci appare -
oppure seduti su spiagge assolate
in più nuda creazione
o sul lungomare di prima sera
ci fermiamo a contemplare
ad ascoltare
ad inspirare
mai paghi di una semplice pace così
quell'aria
le onde
l?orizzonte
Come un richiamo del sangue
a testa alta
davanti al mare
stiamo sempre a guardare
di un guardare subito intenso
intimo e lontano
un qualcosa che ci ha generato
7
(CONCLUSIONE)
Passeggio per la tenuta
mani dietro la schiena
un antico gentiluomo di campagna
che ha letto i romantici
Mi annoia l'assoluto riposo
continuato così che ritorno
a svaghi fanciulleschi
(quando il tempo ugualmente
non passava e sembrava
che mai dovessi diventare grande).
Le cavallette schizzano via
come allora
ad ogni passo fattosi calcio sull'erba
Scruto sulla terra spaccata
la lucertola stecchita decomporsi
già verde azzurrina di un rame patinato
Stacco le chioccioline dalle stoppie
soffio contro quel sonno sicuro imperturbabile
a scuotervi anche la mia vita in casa rinchiusa
Cerco le cicale che smettono al mio arrivo
il monotono stridio
e un pò di fortuna tra il trifoglio
Giungo infine all'albero
su cui salivo e sedevo a parlare da solo
sognando, progettando il futuro
e di tutti i sogni o progetti
uno solo s'è avverato:
son divenuto adulto.

Davide Riccio
28 giugno 2002 / 12 luglio 2002


APPUNTI BRUCIATI

Bello è vedere bruciare i fogli
Di un quaderno nel caminetto
Si accartocciano s’increspano
In un grande garofano nero
Con le ultime screziature rosse
Che si spengono

Gli appunti e gli sbagli
Scarabocchi correzioni scempiaggini
E altro tempo perso ancora
Lo scrittore si purifica e gode
Cancella per sempre i percorsi
A volte imbarazzanti

In amore c’è lo stesso fuoco
Alla memoria…
Poi si accartoccia s’increspa
In un grande garofano nero
Con le ultime screziature rosse
Che si spengono

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
BERLINO

Certi se ne stanno così
Come una hiesa della Memoria
Devastata e mai ricostruita
Un sacro profanato
E un profanamento sacro
Sono i poeti
E le loro parole
Pezzetti venduti
Di un odiato Muro abbattuto

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
BLUES

Il buon odore
di ferro rugginoso
della pioggia che inizia
mi dispone a una composta
tristezza tenera, memore.

Lo scroscio sfrigola
come un vecchio album
nel solco vuoto
tra un brano e un altro
che non comincia mai…

di: Davide Riccio 

____________________________________________________________________________________________
DI SE’

impua, rituale incenso tibetano:
le trentacinque sostanze aromatiche
bruciano, odorando appena di un ceppo
che arde ma fiacco in bocca a un caminetto.
Io la berrei monastica nepente.
Si apre il deiscente frutto rosso, un solo
imputridirsi maturo al qualcosa
del seme già altro, poi ancora o non più.
Se mi vedessero adesso le amanti
belle, accosciato sopra una turca
tra spasmi lievemente dondolando
simil folle abbracciato alle ginocchia,
illiquidire per più alto un viaggio,
guitto per vie di un Nepal di silenzi!
Senhal era il nome antico
di ogni amata; fittizio
come ogni poeta io già da me mi adombro.

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________

E VALGA IL VERO

Dolcisonante invitante passato
La mia infanzia in una fonovaligia
Quarantacinque giri crepitanti
Canzoni leggere dei miei anni lievi.
Affascinante oggi semplicità
Di quel bianco e nero di un mondo intero
Misurato un affacciarsi domestico
A finestra di misteri da grandi.

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
PER ME SOLO

Quando sarò anch’io un apolide
Un ospite del mondo

Uno di quelli
Che avrà letto tutti i libri
Ma non tutti avranno letto i suoi

Che avrà parlato tutte le lingue
Viaggiando ovunque sulla Terra

Che si sarà offerto in sacrificio
Come una moderna guerra altruista
Dalle buone ingerenze umanitarie
Senza seconde confessate conquiste

E che non soltanto i figli
Lo avranno ucciso
In cuor loro
Per essere degni e poi migliori
Non resterà che scrivermi il segreto
Per me solo
Sulle pagine dell’ultima foglia
Nel poco tempo che cadrà sul pacciame
Perché li si decomponga
Ai piedi di una improrogabile
Genealogia

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
POESIE ZEN

Mai un equilibrio,
ma eterno librarsi che mai si arresta.
Oscillano le maschere riappese.

Crepitio di foglie al vento;
chiudo gli occhi ed è fuoco, è pioggia,
è carta, è applauso… Cos’è?

Silenzio dell’albero:
dove sono nel suo profondo
i rami e le radici?

Foglie cadute,
giaciglio antico della terra
o è come se lo fosse.

Al risveglio,
com’è irreale il mondo
dopo aver sognato!

A cosa serve l’erba esplosa da un marciapiede?
Intrecci di nuvole
che guardiamo e dimentichiamo.

Scaglio il giornale sul soffitto:
il moscone è morto stecchito
mentre in cortile miaula l’estro venereo.

Arachidi tostate giganti:
potessi anch’io preferibilmente consumarmi
entro la data sopra indicata!

di: Davide Riccio 

____________________________________________________________________________________________
QUARTO MONDO

Sempre più funzioni
Sono condensate
Nella mia esistenza
Un miracolo di ingegneria
Aliena sulle scimmie

Tra un socialmente integrato
E l’altro
Non ci si infila più un’unghia
Un pensiero
E appena un microsonno

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
SOGNO SULLA TERRA VERSO IL CIELO

Una palla da tennis
Mi sta nella mano
Come il pianeta Terra
Alla densità di un buco nero

Sento umanamente pietà
Per le sistematiche scalate
Rampa dopo rampa
E ad ogni alzata del gradino
La sua pedata

di:Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
UNITA' DI DEFRAMMENTAZIONE

Aggiungo
e cancello
Anche oggi ho aggiunto
e cancellato
I dati sparsi
rallentano la carica
e le utilità predefinite
Quale clic
finché sarò pulsante
farà tutto il resto
Ottimizzare
Deframmentare
se non stanotte
il sonno
e nel sogno
L'apposito programma
la finestra che appare
sul livello
di frammentazione
e il processo
di ricomposizione?
Domani
Domani mattina
tornerò più veloce.

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
FAN WRITING
(A Monica Bellucci)

Come un tempo
Mettiamo lei fosse
Una regale committenza
L’esclusiva poetica
Mi oscillerebbe
Tra gli stessi estremi
Il tempo/denaro
E l’orrida scrittura fanatica
Di una possibilità fantasticata

di: Davide Riccio

____________________________________________________________________________________________
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu