Anna Marinelli - Alcolore

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Le tue poesie
Poesie di ANNA MARINELLI
LA DONNA AZZURRA

Conosco una donna che vive
nel folto di un incalzante silenzio,
accarezzando le palpebre del tempo,
spingendo lo sguardo verso il sole:
vede i millenni scorrere ai suoi piedi
come un fiume di uomini e parole.
Attraversa secoli alberati
con le scarpe bianche di solitudine,
condivide i sonni delle colline
masticando pane di trincee.
Ogni sera, discorrendo
con le ceneri dei suoi sogni,
spinge la mente oltre la luna
e con sguardo di sagittario trafigge
il limitare di un cielo addormentato.
Di quanto pane, di quanto pane ancora
si dovrà privare
per raggiungere l’altezza delle stelle
rifuggendo il vuoto di abitudini?
Quanto mare,
quanto mare dovrà ancora svuotare,
col cavo delle sue mani,
per giungere alla pace degli abissi?
Ogni notte, quando il pensiero
del sonno l’impaùra
come un ronzio d’alveari immobili,
chiude a chiave la sua mente
paventando la comparsa della morte,
a depredare ricchezze di ricordi
Nella notte silenziosa qualche volta sogna.
Sogna d’essere musica negli atri del cielo
a consolare il pianto dei tramonti.
Ascolta, cupo silenzio dei monti:
un giorno lei scriverà una canzone,
la riverserà sui popoli senza prospettive.
Sarà come la manna del deserto.
Sarà acqua di nuvola sottile.

di: Anna Marinelli

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 CUORE D’EMIGRANTE
“Dedicata ad Alcamese”

Tu che lasciasti il sole
e le case imbiancate di calcina
e l’idioma avito
masticato sulle braccia materne;
tu che affrontasti oceani ignoti
e lingue ancora più oscure,
da schiacciare tra i denti
memori di dolcezze abbandonate.
Tu cuore d’emigrante
con la tua segreta pena
da impastare nel lievito dei giorni,
tu che cantavi i melanconici stornelli,
li sciuri, sciuri e zagare lontane
ti visitano in sogno
col roseo colorito delle donne,
orfane dei tuoi baci,
sedotte e abbandonate,
senza coltivare la speranza
d’essere un giorno
di te madri ed amanti .
Tu che nel vago limbo di parole
sussurri il tuo lamento
cercando come alleggerire la pena
di questo esilio coatto
accolto come giudizio inappellabile,
al quale, tuo malgrado,
i polsi porgesti
come d’agnello muto.

di: Anna Marinelli

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AL POETA DEI ROSMARINI

Il tuo inedito
fu il piccone
che infranse
le mie muraglie.
Mi rivelasti l’arcano luogo
dove non viste sorgono colline
e s’inargenta, fragrante,
il rosmarino.
Paradiseo,
mi prestasti le tue ali
per il volo.
Pane per la mia fame
fu la tua poesia.
Alla mia sete
offristi acqua lustrale
dove, nascenti,
s’immergono i mattini.

Ma ora, perché non scrivi più?
Perché non canti, poeta?

Dardo di sole
il tuo verso potente
può sciogliere il grumo dei catarri,
ridisegnare il tratto dei castelli.

Ti prego, scrivi ancora!
Perché l’urlo che al vento sottraesti
è rimasto imprigionato nella gola.

Pur se il tuo canto
non muta le stagioni
e non irriga i campi
minati dalla tisi,
tu, ugualmente, scrivi!

Dirigi dalle pagine
le voci di tutti i poeti
e il canto si tramuti in uragano,
che scuota le coscienze dal torpore,
si faccia tromba apocalittica
il tuo verso,
nerbo che segni con lividi la carne:
la poesia, si sa,
quando non urla,
muore!

di: Anna Marinelli

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DIO, PRINCIPIO E FINE DI OGNI COSA

Alla fine,
il dolore del mondo si vestirà di Luce
e traccerà sentieri
verso la Gioia senza tramonto.
I bimbi non nati erigeranno cattedrali
dalle guglie altissime
fino ad affacciarsi nei giardini celesti
a loro preclusi da egoismi materni.

I diseredati recheranno grandi cesti di alloro
per cingersi il capo a vicenda
e sotto la regia degli angeli
intoneranno canti di lode
con sottofondi di flauti eolici.

La Madre accoglierà
nel suo grembo infinito l’umana progenie
per rigenerarla un‘ultima volta.

Alla fine, verdi oasi ospiteranno i clandestini
per ristorarli su giacigli di chiarità lunare
che dissolverà in polline di stelle ogni angoscia terrena.
Si tramuteranno in melodie i lamenti dei poveri,
i ninjos de rua si sazieranno a un pane di Giustizia.

Essi custodiranno sogni in candide lenzuola
dimentichi dei miasmi delle favelas,
perché milizie celesti veglieranno sulle loro vite
a Dio tanto preziose,
e ogni anima lievitata nel silenzio diverrà palpito,
fremito d’Amore divino.

Vi saranno cieli nuovi e terra nuova
dove dominerà imperitura Pace,
in un giorno senza tramonto e senza tempo,
in cui Dio sarà il Principio e il Fine di ogni cosa.

di: Anna Marinelli note biografiche

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MAMMA PAROLA D’AMORE

Mamma, il tempo chiede asilo
allo stupore delle tue pupille
e l’alfabeto attinge
alla ricchezza dei tuoi vezzeggiativi.

Mamma, tu detieni le chiavi
del sole inesauribile,
anche quando, nuvole di pianto solcano il tuo viso
e la casa sprofonda in una nebbia di silenzio.

Mamma, mi donasti un’ infanzia
di pane fragrante, di acqua di fonte,
di uve passite al sole del sud.
Serbo ancora, intatta, l’innocenza
che in giorni lontani plasmasti con le tue mani
avvezze a scalare montagne di fatica.

Mani abili a cucire cieli
per i nostri aquiloni di fanciulle,
per i nostri saltelli alla campana,
nei meriggi assolati, di controra.

Mamma, riaffiora dal video dei ricordi,
il profumo di mirto dei tuoi bucati,
quel candore di percalle e di vigogna
di cui il mio Dash ultrabianco si vergogna.

Tu sai di ninne-nanne e di carezze
di inverni col braciere e di certezze,
di camiciole di tiepida flanella
per rendermi l’infanzia ancor più bella.

Mamma, sei quell’albero frondoso
che agli affanni della vita dà riposo,
e nulla chiede, nulla per sé spera,
solo un sorriso, solo una preghiera.

Mamma, parola d’amore,
sia se detta dal labbro di un bimbo,
sia se detta da un vecchio che muore.

Quale meravigliosa alchimia il cuore infiamma
ogni volta che un figlio chiama, MAMMA.

di: Anna Marinelli

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